I grossi ventilatori, acerrimi nemici dei fotografi, posizionati a bordo palco per dare un pò di sollievo ai musicisti, hanno lavorato ininterrottamente per i primi 2 giorni ed ora gli tocca fare pure lo straordinario domenicale non retribuito. Sicuramente questo non piacerà al sindacato dei supporti di raffreddamento.
Passando ad un altro tipo di "fans", come da tradizione, l'affluenza della domenica si riconferma essere la maggiore dei 3 giorni. Al metallaro italiano piace l'estremo, il black, il death ma sopratutto il thrash, tutti generi che oggi saranno ben rappresentati. Tra i molti volti ormai noti, perché abitué del festival o perché già presenti nei giorni scorsi, si mescolano e si notano parecchie facce nuove, arrivate per assistere ai concerti della giornata odierna.
Quando finalmente, causa intoppo tecnico, riusciamo ad accedere all'area festival, i Crisalide di Giuliano Zippo stanno suonando "My Fury Cleave" l'ultimo brano della loro setlist. Un peccato non poter assistere alla performance di una band attiva da oltre 30 anni degna rappresentante del genere death-thrash della scena undeground nostrana.
Riusciamo però a goderci sin dall'inizio lo show degli Infection Code, band piemontese che vede una lineup per metà alessandrina e per metà astigiana. La loro proposta è un potente death/thrash tecnico, enfatizzato dalla voce graffiante del barbuto frontman Gabriele Oltracqua.
Gli Infection Code non perdono tempo e costruiscono un'esibizione monolitica, sostenuta da una sezione ritmica solida con il basso di Andrea Rasore e la batteria di Ricky Porzio, il tutto arricchito dai riff dell'unica chitarra di Massimo "Macha" Accornero, più che sufficiente per creare un muro sonoro devastante.
La setlist, fatta eccezione per "Fermi Paradox – The Nameless Mist", è interamente incentrata su "De Reptilium Arcanis", undicesimo lavoro in studio pubblicato da pocopiù di un mese. La scelta è tanto coraggiosa quanto coerente: la band esegue infatti cinque dei sei brani presenti sul nuovo disco, a partire dalla devastante accoppiata "Pater Serpentium" e "Mater Vermium", passando per la lunga e articolata "False Messiah Squad", la martellante "World Eaten Queen" e arrivando alla conclusiva "King Among Insects".
Il nuovo materiale, presentato dal vivo proprio in occasione dei concerti estivi del 2026, mette in evidenza una formazione estremamente compatta e un sound che continua a fondere death e thrash con grande personalità.
Sicuramente una performance importante e coinvolgente che, nonostante il caldo, ha attirato un gran numero di fan e diversi curiosi. L'unica nota dolente, oltre a qualche problema audio iniziale risolto rapidamente, è stata la durata dello show: un paio di canzoni in più non avrebbero sicuramente guastato, ma si sa, durante i festival il tempo è sempre tiranno.

Infection Code
Molto più lunga è invece la setlist dei Cripple Bastards essendo i loro brani, in perfetto stile grindcore, di breve durata. La band non ha certo bisogno di presentazioni è una veterana degli stages italiani ed uno dei riferimenti principali del genere grind. Riescono a scatenare un piccolo ma devastante pogo che caratterizzerà quasi per intero il loro show.

Cripple Bastards
Della stessa scuderia degli Infection Code, ovvero la ligure Nadir Music, sono i Darkhold, band di recente formazione nata nel 2022 ma che può contare tra le proprie fila due veterani del thrash metal lombardo: gli ex Methedras Eros Mozzi alla chitarra e il cantante Claudio Facheris. L'esperienza non manca e si percepisce sin dalle prime battute sul palco, con una proposta decisamente più orientata verso un thrash old school arricchito da elementi groove.
Anche per loro il Luppolo in Rock rappresenta un'importante occasione di presentazione del nuovo disco "Centuries Of Purgatory", uscito da pochi mesi e seconda uscita discografica della band. La setlist, seppur breve, è stata ben bilanciata tra i due capitoli discografici del gruppo: tre brani estratti dal debut album "Tales from Hell" ("No Strings On Me", "Howlings" e "Heads Will Roll") e altrettanti dal più recente "Centuries Of Purgatory" ("Roots Of Arrogance", "The Slithering" e "Jangled Nerves").
Una scelta che ha permesso al pubblico di avere una visione a 360 gradi del percorso di questa giovane formazione, mettendo in evidenza sia le radici del gruppo sia la nuova direzione intrapresa con il secondo lavoro. Un'esibizione che ha rappresentato anche un'ottima vetrina per farsi conoscere da una platea più ampia come quella offerta da un festival di queste proporzioni.

Darkhold
Dalla Grecia arrivano i Rotting Christ, prima band straniera della giornata, formazione che nel corso di 35 anni ha saputo portare il suo black metal ad un nuovo livello, forse meno estremo e più epico, come si evince dall'ultima release "Pro Xristoy" datata 2024.
Non avendo nulla in promozione la band capitanata dai fratelli Tolis può liberamente spaziare con una setlist che attraversa diverse epoche della lunga storia della band: si parte da "Dies Irae" estratto da "The Heretics" (2019), passando per "Demonon Vrosis" da "Aealo", la devastante "Kata Ton Daimona Eaytoy" cantata in greco come elemento identitario e rituale e "Like Father, Like Son", anch'essa estratta da "The Heretics", fino a "Elthe Kyrie" da "Rituals".
Dopo arriva il primo tuffo nel passato con "King of a Stellar War" da "Triarchy of the Lost Lovers", seguito da "Non Serviam", brano che ha ispirato ed è stato coverizzato da diverse band, come i finlandesi Moonsorrow. C'è tempo anche per uscire dalle righe con "Societas Satanas", cover dei Thou Art Lord, altro storico progetto della scena greca di Sakis Tolis, prima della chiusura affidata a "Grandis Spiritus Diavolos" dall'album "Kata Ton Daimona Eaytoy".
Il numeroso pubblico del Luppolo in Rock risponde con grande partecipazione e viene più volte coinvolto da Kostas Heliotis, che dal palco incita i presenti a unirsi in cori e salti. Le corna al cielo, ovviamente, non sono mai mancate, accompagnando una performance intensa e carismatica che conferma ancora una volta la grande forza live dei Rotting Christ, che a mio avviso, pur non essendo headliner, si aggiudicano anche la palma di miglior band dell'intero festival.

Rotting Christ
Più estremi, più nordici e più old school, sono gli svedesei Marduk, i porta bandiera della scena True Black metal (omettiamo Norwegian per motivi geografici ndr.).
Fa uno strano effetto vederli suonare con la luce naturale, avendoci abituai a situazioni legati a piccoli club con luci fioche e tanta nebbia. Perlomeno in questo modo siamo riusciti a vedere bene in volto Morgan (Håkansson) e l'unico membro ancora originale della band Mortuus.
Con loro il sound si fa più grezzo, meno orecchiabile ma di sicuro effetto, i blackster emergono dall'ombra per assistere allo show potente ed incisivo, poco importa se i suoni non sono sempre perfetti, si rimane sempre in tema.
La scaletta pesca a piene mani da diverse fasi della lunga carriera dei Marduk, alternando brani più recenti come "Baptism by Fire" e "The Hangman of Prague" ai grandi classici della band. Il momento di maggior coinvolgimento arriva inevitabilmente con "Panzer Division Marduk", title track dell'omonimo album e autentico manifesto black metal, mentre la conclusiva "Wolves" mette il sigillo su un'esibizione devastante.

Marduk
Siamo alle battute finali, ancora 2 band e si chiuderà questa ottava edizione del Luppolo in Rock, gli Overkill si presentano sul palco con una formazione rimaneggiata: assente lo storico bassista D.D. Verni, ancora alle prese con il recupero da alcuni problemi di salute alla spalla e sostituito da Christian Olde Wolbers, mentre manca anche il chitarrista Derek Tailer, la cui assenza non è stata spiegata ufficialmente dalla band. La band newyorkese ha scelto quindi di esibirsi come un quartetto facendo affidamento su una sola chitarra. Tutto questo non sembra aver turbato il publico che già sulle note di "Scorched" e "Rotten to the Core" si lancia in uno sfrenato bodysurf che impegnerà praticamente per tutta la durata del concergli gli addetti della security.
Con oltre quarant'anni di carriera alle spalle, gli Overkill rappresentano una delle colonne portanti del thrash metal statunitense. Fedeli al proprio marchio di fabbrica, portano sul palco un'esibizione diretta, potente e priva di fronzoli, fatta di riff serrati, ritmiche martellanti e dell'inconfondibile voce di Bobby "Blitz" Ellsworth, autentico mattatore della scena. Nonostante la formazione rimaneggiata, la band dimostra una compattezza invidiabile e conferma ancora una volta perché continui a essere considerata un punto di riferimento per intere generazioni di appassionati del genere.

Overkill
Ultime note, qui le parole Black Metal assumono un significato primordiale, con i Venom si sentirono echeggiare per la prima volta, ma prima di cadere in un vortice di storica uscurità, la luce decide di prendere il theme della serata alla festa e salta per diversi minuti in tutta l'area, Cremona città inclusa. Forse la colpa è dei forti temporali che hanno colpito le aree circostanti, rispoarmiando per fortuna l'area del festival , o chissà. Alla fine nessun ritardo insormontabile ha comunque penalizzato lo show conclusivo, grazie anche ai generatori in dotazione al Luppolo che hanno permesso di continuare con il cambio palco ed il soundcheck.
Luci rosse e scure anticipano l'arrivo del frontman Cronos, la band porta sul palco tutta la propria attitudine selvaggia e iconoclasta, ripercorrendo una discografia che ha gettato le basi per il black metal e influenzato intere generazioni di musicisti.
La setlist è un vero viaggio nella storia del gruppo, con brani fondamentali come "Welcome to Hell", "Bloodlust", "One Thousand Days in Sodom" e "Countess Bathory", senza dimenticare l'immancabile "Warhead", fino ad arrivare al momento più atteso della serata.
L'encore è infatti affidato a due autentici inni: "In League With Satan" e soprattutto "Black Metal", il brano che nel 1982 diede il nome a un intero movimento musicale e che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più iconici della carriera dei Venom.

Venom
E così si conclude l'ultimo giorno dell'ottava edizine del Luppolo in Rock, tra saluti, un ultima birra e corna al cielo il popolo del metallo fa ritorno alle proprie case, la promessa è quella di rivedersi durante qualche prossimo concerto ed ovviamente alla prossima edizine del Luppolo in Rock del 2027. Le date sono già state annunciate: 16-17-18 Luglio!
In tutto questo è bene ricordare che il Massimo Pacifico è apparso durante tutte e tre le giornate per ringraziare i presenti commemorare alcuni amici scomparsi, l'ultimo davvero recentemente, il giovane Francesco Pozzi, grande amante dell'heavy metal e seguace accanito del festival. Inoltre ha colto l'occasione per chiedere un piccolo aiuto per far si che il festival possa mantenere anche nelle prossime edizioni lo stesso standard degli anni precedenti, no token e parcheggio gratuito il particolare. I “Blind Ticket” sono quindi già disponibili sul sito del festival, il loro acquisto, ad un prezzo davvero conveniente, sarebbe un grande aiuto per gli organizzatori.
Paolo Manzi