Live Report: Luppolo In Rock Day 1 @ Cremona – 17 Luglio 2026
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Live Report: Luppolo In Rock Day 1 @ Cremona – 17 Luglio 2026

Ottavo appuntamento con il Luppolo in Rock in quel delle Colonie Padane a Cremona, come da prassi. Tutto prese inizio nel 2018 e, così come tante altre

di Stefano Ricetti 26 Luglio 2026 - 11:27
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Ottavo appuntamento con il Luppolo in Rock in quel delle Colonie Padane a Cremona, come da prassi. Tutto prese inizio nel 2018 e, così come tante altre kermesse, al tempo si pensò ad un festival sì da godersi appieno ma senza particolari aspettative su eventuali edizioni successive. Il festival per i metallari fatto dai metallari invece ha inanellato una sequenza invidiabile di concerti anno dopo anno senza saltarne nemmeno uno, 2020 escluso, per pandemia.

Jyrki 69, The 69 Eyes 

Realtà che ha del miracoloso, in Italia, che, come ben si sa, è un Paese strano, nel quale tutti quanti si lamentano a ogni livello della mancanza di eventi e di attrattive, per poi accanirsi su chi si sbatte per creare qualcosa, ancor di più se in modalità continuativa. Organizzare oggidì un’edizione del Luppolo è impresa non da poco e molto probabilmente le problematiche invece di assottigliarsi, edizione dopo edizione, divengono maggiormente impattanti per i più svariati motivi. Tanto di cappello, quindi, a chi continua a crederci e già pensa alla prossima rassegna, nel 2027.

LA NUIT NOIRE

Il primo giorno del festival, tenutosi venerdì 17 luglio 2026, si è svolto all’insegna delle sonorità più oscure e gotiche, con qualche variazione al tema principale particolarmente azzeccata a cominciare dai glamster Jolly Rox, di Firenze, realtà molto interessante dell’hard tricolore che a partire dalle 16.15 ha messo a ferro, fuoco e mascara le assi di un palco infuocato dal sole. Joey Zalla, Joe La Grotta e Captain Keep, tutti e tre dotati del physique du rôle e del look necessario per un gruppo con la loro attitudine hanno sciorinato una prova invidiabile, carica di adrenalina e si sono mostrati felici di aprire per primi la rassegna di tre giorni in quel di Cremona.

Jolly Rox

Mezz’ora di hard rock al fulmicotone sullo stile di Crashdiet e Michael Monroe per chiudere, a sorpresa, il loro ultimo concerto di sempre, come sottolineato dal cantante Joe Zalla. Un vero peccato. Vedremo di indagare…

My Darkest Red 

I My Darkest Red sono il primo gruppo noir della giornata e vederli esibirsi sotto il solleone fa un po' strano, comunque i bresciani ci danno dentro come se fosse sera inoltrata fornendo una prova convincente sotto tutti i punti di vista, nonostante il pubblico di fronte al palco fosse ancora abbastanza scarso, dato per l'appunto il caldo battente. Particolarmente riuscite le loro “The House on the Hill” e "Tears in the Snow".

Dosgamos

A seguire i Dosgamos di Michele Altavilla, il cantante nonché fondatore del gruppo, nel 2018. Groove a profusione il loro, particolarmente apprezzato dagli amanti di quelle determinate sonorità, atte a fornire un’ulteriore sfaccettatura al tema principale, della giornata, ossia “il nero” tradotto in musica. Autori di una bella “botta” e intensissimi, i parmensi dopo l'esecuzione di "I’ve Rehab" lasciano poi campo libero agli Evilizers, unici alfieri dell’heavy metal tradizionale della giornata.

Evilizers

Attivi sin dal 2017 e con due full length in bacheca i metaller dell’alto Piemonte sollazzano adeguatamente i molti die hard fan delle sonorità classiche presenti senza lesinare sull’energia riversata verso le prime file. Molti seguaci dei Death SS, infatti, appartengono all’ala più talebana del metallo fatto musica, in virtù dei dischi sfornati dal gruppo capitanato da Steve Sylvester nella seconda metà degli anni Ottanta, culminati con Heavy Demons. Per questo motivo una band come gli Evilizers ci stava alla grandissima, nel bill di venerdì. Ottima la loro "No Turning Back".

Sick'N'Beautiful 

Il ritorno al noir non si fa però attendere, come è sacrosanto che sia, nel momento in cui i romani Sick’N’Beautiful si impossessano del palco. Coloratissimi, con prevalenza del verde e del nero, forniscono un colpo d’occhio non da poco e, per primi nella giornata, beneficiano della mancanza del sole, che a quell’ora, intorno alle 19 e 30, ha ormai finito di infuocare il lastricato di fonte al palco. Particolarità che permetterà loro di esibirsi davanti a un pubblico piuttosto numeroso. Da sottolineare la prova particolarmente intensa delle due ragazze facenti parte della line-up: la cantante Herma Sick (Greta Di Iacovo) e la batterista Evey, autentiche catalizzatrici dell’attenzione, forti di un look particolarmente ficcante e a tema. Oltre ai loro pezzi molto ben riuscita la cover di  “God of Thunder” dei Kiss, a suggellare il loro carico di Dark groove riversato in quel delle Colonie Padane.

Deathless Legacy

Una fra le band italiane che in questi ultimi anni si sta sbattendo suonando in tutte le occasioni possibili, beh, è quella dei Deathless Legacy che, non a caso, compaiono appena sotto due mostri sacri come The 69 Eyes e Death SS nel bill del venerdì. Truccati al meglio e con l'usuale Steva (Eleonora Vaiana) in veste di mattatrice i toscani si esibiscono di fronte a una platea particolarmente nutrita nel momento in cui le prime ore della sera fanno capolino sul Luppolo in Rock Festival. Show al solito innervato da svariate trovate sceniche come quando la cantante viene incappucciata con un elmo a capro. “Damnatio Aeterna”, “Miserere” e “Ora Pro Nobis” colpiscono nel segno, come da attese, a certificare lo show di una band altamente rodata e dal respiro internazionale.

The 69 Eyes

Possedere fra le proprie fila un cantante che a livello vocale è la perfetta sintesi di Peter Steele, David Bowie, Andrew Eldritch e Ian Astbury costituisce un patrimonio inestimabile. Jyrki Pekka Emil Linnankivi, nato nel ’68, meglio conosciuto col nome di battaglia di Jyrki 69 è tutto questo, ma non solo, sebbene vada ben specificato che, nonstante la classe di cui dispone, non riesca a raggiungere le singole vette degli assi sopraccitati, ma ci si avvicina parecchio. Il cantante dei finlandesi The 69 Eyes, nati in quel di Helsinki nel 1989, possiede però il physique du rôle e il carisma necessario per intrattenere qualsiasi tipo di pubblico, meglio ancora se principalmente di derivazione noir, come accaduto a Cremona. Dall’alto della sua statura ha catalizzato l’attenzione degli astanti sin dai primi pezzi, “Don't Turn Your Back on Fear”, “Feel Berlin”, “The Chair”, manifesti di un gruppo che fa da tempo parte del pantheon del gothic, con ben 13 album in carniere. Prestazione solida, la loro, come da previsioni, accompagnata da suoni massicci. Sintomatico poi notare come il chitarrista Bazie (Pasi Moilanen), agghindato da vero metallaro anni Ottanta, oggidì assomigli tantissimo a Lee Payne, il leader dei Cloven Hoof.

The 69 Eyes

Al di là di questo i finlandesi hanno poi dedicato al pubblico italiano “I Love the Darkness in You” seguita da “Sister of Charity” per chiudere dopo una manciata di altri pezzi con un trittico di livello rappresentato da “Framed in Blood”, “Dance d'Amour” e “Lost Boys”. Signorilmente, poi, Jyrki 69 ha annunciato i Death SS prima di scomparire dietro il tendone nero che avvolgeva lo stage, incorniciando una performance che tutti gli amanti del gothic d’autore conserveranno nel proprio cuore per un bel po’. Resta da chiedersi come mai, a fronte di un discone come Death of Darkness, l’ultimo da loro pubblicato, nel 2024, i finlandesi abbiano proposto solo un pezzo, “Drive”. Bah, misteri della musica…

Death SS

Attesissimi, per quello che potrebbe essere l’unico concerto in terra italica in questo 2026, i Death SS capitanati da Sua Maestà Steve Sylvester si presentano sul palco del Luppolo forti di alcune novità non da poco. In primis il ritorno del figliol prodigo Al De Noble (Aldo Lonobile) alla chitarra, già con la Santissima Morte dal 2007 al 2008 e poi dal 2012 al 2022, che va a rimpiazzare il fuoriuscito Giulio “Ghiulz” Borroni. In secundis la presenza di un'ulteriore chitarra nella line-up, scelta azzeccatissima e da eoni richiesta a gran voce dalla maggior parte degli ultras del gruppo pesarese fiorentino. Ascia affidata a nientepopodimeno del Bulldozer Andy “Bull” Panigada, ops… Andy “The Death” Panigada, come si è potuto appurare on stage, bardato e truccato di tutto punto a rimembrare il passato storico della band impersonando la morte.

Andy "The Death" Panigada, Death SS 

Le assi del Luppolo sono quindi il viatico per poter assistere ad un evento epocale: i Death SS con due chitarre così da riportare il suono a un heavy metal duro, feroce e massiccio, rispolverando la nobiltà HM che da sempre incarna il loro ingombrante moniker. Attesa altamente ripagata da una “botta” notevole, grazie al duo De Noble/Panigada e a una sezione ritmica cingolata assicurata da un bombardiere di razza come Manu “Unam Talbot” Collato alla batteria e Dimitri “Demeter” Corradini al bass bulldozer. Imprescindibile, poi, come sempre, la presenza fondamentale delle sapienti tastiere di Freddy Delirio, a rendere ulteriormente piena e sontuosa la proposta dei Death SS. Last but not least Steve Sylvester, il carismatico frontman del gruppo, che ha dimostrato una volta di più che molto probabilmente quel famoso patto stipulato da Robert Johnson nei primi anni ’30 del secolo scorso si è perpetuato anche il quel di Pesaro sul finire degli anni Settanta. Performance solida e credibile la sua, come se il tempo si fosse fermato a qualche anno fa. Riguardo il concerto, la parte del leone l’hanno fatta i classiconi (“Where Have You Gone?”, “Let the Sabbath Begin”, “Vampire”), solo per citarne tre.

Steve Sylvester, Death SS

Particolarmente apprezzato, poi l’inserimento nella scaletta di altri due brani intramontabili quali “Lilith” e “Inquisitor”. Grande assente, a sorpresa, “Terror”, per molti la traccia simbolo dei Death SS. Ben cinque le canzoni tratte dall’ultimo disco, The Entity, dell’anno scorso: “Ave Adonai”, “Justified Sinner”, “Dr Jeckyll & Sister Hyde”, “Out to Get Me”, “Love Until Death”. Concerto come da prassi accompagnato da video proiettati sul maxi schermo dietro la batteria e dagli usuali, dissacranti, siparietti sopra il palco, alimentati da due performer navigate quali Dhalila e Jessica, che in ogni occasione sanno confezionare piccole ma significative varianti al copione, sebbene in modalità meno audace che in passato.  Autentico sollucchero per gli aficionados della prima ora l’intenso odore di zolfo emanato durante l’esecuzione di “Baron Samedi”, a riportare la mente ad antichi pruriti mistico-cimiteriali. Dopo qualche inciampo lungo l’esecuzione di “Kings of Evil” gran finale sulle note dell’inno immortale “Heavy Demons”, con tanto di ostie sconsacrate distribuite fra le prime file, come da prassi.

Da poco è uscito il nuovo 45 giri “Pandemonium” e nel 2027 cadrà il cinquantesimo della band…

HALF A CENTURY OF HORROR MUSIC

DEATH SS 1977-2027

Stay tuned!

Foto contenute nell’articolo e galleria fotografica completa a firma Paolo Manzi, qui il link. 

Stefano “Steven Rich” Ricetti        

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