Live Report: Frantic Fest 2026 – Day 2
Report a cura di Toara Fantechi
Guarda il photo report della seconda giornata!
Si riapre il portale del Tikitaka e noi, ovviamente, lo attraversiamo anche questo pomeriggio.
Il secondo giorno del Frantic comincia con 32 gradi, persone ancora in costume e infradito che sembrano essere arrivate direttamente dall’ultimo tuffo in mare e quella sensazione ormai familiare di rientrare in una piccola città parallela che ha ripreso vita esattamente da dove l’avevamo lasciata.
Ad aprire le danze sono, ancora una volta, due band italianissime: i Mind/Knot da Roma e i pescaresi 217, entrambi immersi nel versante più hardcore della lineup.
Sono i Mind/Knot a dare il primo vero scossone della giornata. Il loro metallic hardcore vive di riff spezzati, di breakdown e di una ritmica costruita per l’impatto fisico, e il Tent Stage risponde di conseguenza. Tra sputi, urla, sudore e sangue che cola sul volto del cantante dopo un urto con il microfono, il primo pit della giornata si apre quasi immediatamente, trascinando con sé quella nuvola di polvere che al Frantic sembra ormai essere diventata legge. Proprio come la prima regola non scritta del pit: se qualcuno cade, lo si tira su.
Poco dopo tocca ai 217, formazione hardcore punk di Pescara. Il pubblico è ancora più numeroso e sotto la tenda lo spazio comincia davvero a scarseggiare, mentre il cantante dedica un pensiero a chi è cresciuto negli anni Novanta dentro la scena alternativa ed è arrivato fino a oggi, fino al Frantic. Il pubblico ha ancora energia da vendere e il frontman decide di metterla alla prova con uno stage diving, lasciandosi inghiottire dalla platea.
Con i Phobocosm il suono cambia drasticamente direzione. I canadesi di Montréal portano un death metal oscuro, dissonante e atmosferico e arrivano al Frantic con Gateway, pubblicato nel novembre 2025. La data di Francavilla segna inoltre l’inizio del tour europeo condiviso con i Fossilization, che vedremo più tardi: ventitré date che attraverseranno il continente nelle settimane successive.
Alle 17:40 il Main Stage passa agli Obscura, uno dei nomi di riferimento del technical e progressive death metal europeo. Qui la brutalità del genere viene filtrata attraverso precisione chirurgica, cambi di tempo, strutture più articolate e un intreccio strumentale molto più complesso rispetto al death tradizionale. La band è ancora nel pieno del ciclo di A Sonication, uscito nel 2025, e porta sul palco proprio la combinazione di tecnica e aggressività che ne ha definito l’identità negli anni.

Sul Tent Stage arrivano quindi i Fossilization, da São Paulo, con un death/doom cavernoso e decisamente più pesante nei tempi. Il contrasto con gli Obscura è netto: riff più lenti, suono denso, atmosfera claustrofobica e un impatto visivo molto preciso. Jeans e maglie nere, visi segnati da trucco scuro con tocchi rossi e una presenza scenica essenziale ma efficace, mentre sotto la tenda il pubblico continua a riempire ogni spazio disponibile. Anche loro arrivano con materiale freschissimo: Advent of Wounds è uscito nel febbraio 2026.
Passiamo sul Main Stage dove salgono i Ratos de Porão, e il secondo giorno del Frantic cambia nuovamente marcia.
I brasiliani, definiti i padri fondatori dell’hardcore punk sudamericano, sono attivi dagli inizi degli anni Ottanta e dopo oltre quarant’anni li vedi sul palco con la naturalezza di chi va a fare la spesa un venerdì pomeriggio. Il loro crossover vive di accelerazioni hardcore, riff thrash e una sezione ritmica rodata al punto da sembrare priva di qualsiasi sforzo apparente.
Eppure sotto il palco succede l’esatto contrario.
Il pit continua ad allargarsi, la security passa buona parte del set a recuperare crowd surfer, mentre sopra le teste volano gonfiabili, alcuni utilizzati direttamente come improbabili mezzi di trasporto, e buona parte del pubblico canta insieme alla band.
Tra “Beber Até Morrer”, “Crucificados pelo Sistema” e “Alerta Antifascista”, il legame tra attitudine hardcore e messaggio politico rimane evidente tanto nei brani quanto nelle magliette indossate sul palco.
Nel frattempo il sole comincia finalmente a scendere e, dopo ore passate a inseguire qualsiasi centimetro d’ombra disponibile, l’aria concede un minimo di tregua. Anche il cantante ne approfitta, concedendosi sul palco una pausa Peroni e “sigaretta”, prima di riprendere come se nulla fosse.

Rimaniamo nella dimensione hardcore punk e ci spostiamo al Tent Stage per i Plakkaggio, da Colleferro, tra hardcore, metal punk e crossover. La loro presenza acquista un significato particolarmente concreto proprio in questa giornata: appena il giorno precedente, il 13 agosto, un’esplosione aveva interessato lo stabilimento KNDS Ammo Italy proprio nella loro città.
“Come vedete, neanche l’esplosione delle fabbriche ci ha fermato”, scherzano dal palco.
La band mantiene per tutto il set un’attitudine diretta e molto comunicativa, facendo più volte riferimento anche ai 666, progetto nato proprio da una costola dei Plakkaggio e già incontrato durante il pre-party. Ne arriva persino un richiamo musicale. Intorno, però, comincia a farsi sentire anche la stanchezza del secondo giorno: una parte del pubblico approfitta di questa fascia oraria per cenare e recuperare energie, senza che questo tolga troppo all’atmosfera sotto il palco.
Alle 20:50 tocca ai Voivod, uno dei gruppi più anomali e difficili da incasellare nella storia del thrash. La loro musica ha sempre lavorato su riff dissonanti, armonie poco convenzionali e strutture progressive, allontanandosi parecchio dalle geometrie più classiche del genere.
Per questo tour estivo alla voce troviamo Eric Forrest, già cantante e bassista dei Voivod tra il 1994 e il 2000, tornato temporaneamente nella formazione per sostituire Denis “Snake” Bélanger, costretto a rientrare in Canada per importanti questioni familiari. Nel frattempo la band arriva al Frantic poche settimane dopo l’uscita di Symphonique, il primo live sinfonico della loro carriera, pubblicato nel giugno 2026.

Dopo l’iconico Metal Quiz “Sarapanda” del Frantic, il Tent Stage torna a riempirsi completamente per i Cripple Bastards.
Se esiste una band capace di trasformare in pochi secondi polvere, birra e sudore in parte integrante dello spettacolo, probabilmente sono loro.
Tra blast beat, accelerazioni improvvise, cambi continui di velocità e brani che spesso consumano tutta la propria furia in pochissimo tempo, i pionieri del grindcore italiano scatenano immediatamente una nuova massa in movimento. Il polverone più grande del Frantic finora si alza già dalle prime note e l’odore della terra smossa si mescola a quello della birra versata e di una giornata intera passata sotto il sole.
Il pubblico è forse uno dei più trasversali visti finora: veterani della scena, attempati, ragazzi giovanissimi, teenager e persino una bambina con cuffie antirumore rosa a forma di unicorno sotto cassa.
Il set attraversa materiale recente come “La tua foto sul marmo” fino ai classici della band, passando per brani dagli album Your Lies in Check e Misantropo a senso unico, con pezzi come “Morte da tossico” e “Polizia di merda” accolti da una platea che dimostra di conoscere a memoria il loro repertorio.

Alle 23:15 il Main Stage passa infine a Igorrr. Ed è qui che il portale del Frantic sembra smettere completamente di preoccuparsi di tempo, spazio e soprattutto generi musicali. Se alla domanda “che musica ascolti?” avete almeno un’amica che risponde “un po’ di tutto”, Igorrr è probabilmente ciò che ascolta.
Il progetto di Gautier Serre arriva con Amen, pubblicato nel settembre 2025, ma provare a descriverlo attraverso un solo genere è praticamente inutile. Breakcore, drum’n’bass, metal estremo, elettronica, canto lirico, suggestioni mediorientali, folk e passaggi quasi barocchi finiscono tutti nello stesso frullatore e, contro ogni previsione, ne escono perfettamente amalgamati.
Sul palco questa confusione perfettamente organizzata diventa anche visiva. Due enormi figure incappucciate presidiano gli angoli, mentre al centro compare Gerda Iguchi, in abito rosso, lenti completamente nere e nose chain dorata. La sua voce lirica si alterna alle parti più estreme, mentre Gautier Serre governa elettronica e campionamenti e il resto della formazione occupa il palco quasi fino ai bordi.
Le luci cambiano insieme alla musica e ogni pochi minuti sembra di essere scaraventati altrove. A un certo punto arriva persino un brevissimo accenno a “’O sole mio”, letteralmente una sola frase cantata in registro lirico prima che tutto torni immediatamente a disintegrarsi e ricomporsi in qualcos’altro.
Igorrr riesce in una cosa rarissima: far sembrare coerente ciò che, sulla carta, non dovrebbe esserlo affatto. È probabilmente il concerto che più di ogni altro in questa seconda giornata sfrutta il palco come spazio teatrale oltre che musicale, giocando continuamente con colori, costumi, luci e cambi di atmosfera.
Ed è anche la mia personale scoperta della giornata.

Arrivano i Jig-Ai sul Tent Stage, pronti a chiudere i live con il loro goregrind.
Noi per oggi usciamo dal portale, coperti di polvere e con due giornate di Frantic nelle gambe. Domani si rientra per l’ultima volta. Almeno per questa edizione.