Gli Hydra tornano con DeHydration, un album che per il leader Henrik Hedström, fondatore della band nel lontano 1992 a Stoccolma, rappresenta al tempo stesso una continuità e l’inizio di una nuova fase.
Lo abbiamo raggiunto per un veloce (in alcuni casi forse troppo) scambio di opinoni sul nuovo disco.

Intervista a cura di Fabio Vellata
Ciao Henrik, grazie mille per il tuo tempo. È un piacere parlare con te di DeHydration, un disco che sembra rappresentare un passaggio importante nella storia degli Hydra e una dichiarazione molto chiara di ciò che siete oggi.
Ciao Fabio, è un piacere parlare con te!
Dopo Point Break e ReHydration, dove collochi DeHydration nel vostro percorso? Lo senti come una naturale prosecuzione di quanto fatto finora oppure come l’inizio di una nuova fase per la band?
Per me DeHydration è entrambe le cose: una continuazione del cammino degli Hydra e, allo stesso tempo, una bellissima nuova fase. Per la prima volta, infatti, abbiamo inciso un brano scritto da qualcuno che non sono io. “Bringing on the Thunder” non era mai stato registrato prima ed è firmato da due leggende come Randy Goodrum e Michael Bolton. Un vero onore! E “The Winner” è il primo shuffle della storia degli Hydra.
Il titolo DeHydration è immediato e molto evocativo. Da dove nasce questa scelta e che tipo di immaginario volevate evocare fin da subito?
È arrivato da un’idea del mio manager, Johan Nylén, durante i Mondiali di calcio dell’estate scorsa. Io adoro il calcio! Le cosiddette pause per l’idratazione ci hanno dato lo spunto. In fondo volevamo soltanto far parlare di noi. È pubblicità gratis!
Una delle caratteristiche più riconoscibili della vostra musica è l’equilibrio tra melodia, energia e atmosfera. Come avete lavorato su questo aspetto in questa occasione, e c’è stato qualcosa che ha inciso in modo particolare sul risultato finale?
Sono estremamente concentrato sulla scrittura di buona musica e di buoni testi. Poi gli altri ragazzi aggiungono la loro personalità e la loro straordinaria bravura musicale.
Quando scrivi una canzone, quanto conta per te che funzioni non solo al primo ascolto, ma che lasci anche un segno emotivo duraturo?
Ho sempre amato i grandi songwriter. Per me, musica e testi devono saper resistere alla prova del tempo. Devono essere anche orecchiabili, ma decisamente non ingenui. Amo la musica classica, il jazz, il pop e il rock. Tra i miei punti di riferimento ci sono autori straordinari come Paul McCartney, David Paich, Christopher Cross, Randy Goodrum, Diane Warren, Burt Bacharach, David Foster, Donald Fagen, Benny Andersson, Jim Steinman e Gino Vannelli, solo per citarne alcuni.
In un contesto come il vostro è facile rischiare di ripetersi. Cosa avete fatto, in modo consapevole, per mantenere il materiale fresco e non cadere nella prevedibilità?
Abbiamo dedicato un grande impegno a ogni brano: scrittura, arrangiamento, registrazione e produzione. E Daniel Flores ha davvero aggiunto la sua magia.
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La tracklist dà l’impressione di un viaggio molto coerente. Hai pensato a DeHydration come a una raccolta di brani distinti o come a un album che dovesse scorrere come un tutto unico?
Scrivo ogni canzone separatamente, ma la produzione e la sequenza dei brani fanno sì che il disco funzioni come un flusso compatto e coerente.
C’è una canzone del disco che senti rappresenti meglio l’identità attuale degli Hydra, quella che riassume più naturalmente chi siete oggi?
Tutte le canzoni contribuiscono all’identità attuale degli Hydra.
Quando una canzone comincia a prendere forma, quanto ti affidi all’istinto e quanto, invece, al lavoro di rifinitura? E quando capisci che un brano è davvero arrivato al traguardo?
Ne parlo molto con Daniel, Andi e Jonny...molto semplicemente.
Il vostro sound riesce a essere immediato senza perdere profondità, e non è affatto semplice. Come riuscite a mantenere le canzoni accessibili senza sacrificarne peso e sostanza?
Per questo devi chiedere al nostro produttore Daniel, lui è la chiave di tutto per quanto riguarda il suono.
Guardando al vostro percorso, senti che gli Hydra abbiano ormai trovato una voce pienamente riconoscibile, oppure avverti ancora il bisogno di spingervi verso territori nuovi da un album all’altro?
Mi piace molto il modo in cui suoniamo in tutti e tre gli album, ma questo è il mio preferito...ne sono certo...
Per chiudere, ti chiedo: come immagini il futuro della musica, soprattutto con il peso crescente dell’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale è utile per realizzare demo. Ma i veri songwriter e musicisti non potranno mai essere sostituiti in questo tipo di rock così avanzato!
https://www.youtube.com/watch?v=jAMBxqSbOLs