Intervista a Nocturno Culto (Avrak) da parte di Mickey E.Vil (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM). In fondo alla pagina è possibile ascoltare la stessa in versione audio con sottotitoli.
Nocturno Culto torna a raccontare ai lettori di TrueMetal una nuova avventura musicale solamente accennata durante la scorsa intervista per i Darkthrone. Gli Avrak, come leggerete e come sentirete ascoltando l’album di debutto, hanno un approccio decisamente sincretistico alla composizione musicale, mai frenata da limiti autoimposti per compiacere un determinato pubblico legato a precisi stilemi di genere. Qui trovate la nostra recensione e di seguito le parole di Ted, a cui diamo nuovamente il benvenuto su queste pagine!
Torniamo al 2023. Qual è stata la scintilla che ha dato origine agli Avrak?
Beh, il fatto è che conosco Anders da circa 13 anni e lo avevo visto esibirsi dal vivo con un’altra band di cui fa parte. Ci incontravamo regolarmente e, comunque, da molto tempo parlavamo della possibilità di fare qualcosa insieme, prima o poi, e vedere dove ci avrebbe portato. Così abbiamo corso un bel rischio: ci siamo praticamente isolati in una baita in montagna. Era novembre, 2023. Abbiamo portato con noi un sacco di cibo, birra e tutto il necessario. Avevamo intenzione di restare lì per circa cinque giorni e sarebbe stato piuttosto imbarazzante se la cosa non avesse funzionato. La prima sera abbiamo cercato di comporre qualcosa insieme. Il fatto è che non ci è voluto molto prima che venisse fuori qualcosa di concreto. È stato molto strano. Voglio dire, forse è stata semplicemente una coincidenza, ma in quel momento abbiamo capito che doveva esserci qualcosa di più, che dovevamo fare qualcosa insieme. Così abbiamo continuato a lavorare in quel modo per tutto il tempo. Siamo rimasti fedeli a quell'approccio dall'inizio alla fine. E sapete, l'ordine in cui le canzoni compaiono nell'album è esattamente l'ordine in cui le abbiamo composte. Abbiamo iniziato a considerare questo disco come una sorta di... Insomma, ci siamo quasi fatti un lavaggio del cervello da soli con questo album. Abbiamo cominciato a vederlo come una specie di concept album, quasi. È difficile da spiegare, ma è andata così. Credo anche che abbiamo avuto parecchi disaccordi, ma penso sia una cosa molto salutare, perché alla fine abbiamo sempre cercato di modificare e perfezionare ogni dettaglio fino ad arrivare alla soluzione migliore per entrambi. E, secondo noi, è proprio questo che porta al risultato migliore. Quindi, sì è andata così.
Secondo te cosa possono aspettarsi da questo disco i fan dei Darkthrone e, più in generale, chi non li segue?
Immagino che, se ti interessa l'heavy metal e magari il doom metal o generi simili, qui ci sia davvero qualcosa per tutti. Penso però che Avrak sia molto più melodico e, direi, più accessibile. Non è un disco fatto per atteggiarsi a duri o per dimostrare qualcosa. Sono canzoni che nascono da tanta esperienza e da un grande amore per la musica, per ogni tipo di musica, dagli anni Settanta in poi. Quindi credo che ci sia parecchio da scoprire per entrambi i tipi di pubblico. La musica, però, è questo: se fai qualcosa, a qualcuno piacerà e a qualcun altro no. È semplicemente così. Detto questo, siamo piuttosto sicuri che questo album suoni esattamente come speravamo che suonasse. Non avremmo potuto fare di più. È esattamente ciò che stavamo cercando e siamo riusciti a realizzarlo. E siamo anche riusciti a pubblicarlo abbastanza presto. Quindi sì, ci siamo.
Qual è il significato del nome Avrak e quale significato generale hanno il concept e l'aspetto visivo dell'album?
Sì. Avrak è un'antica parola norvegese, o meglio scandinava, ormai caduta da tempo nel dimenticatoio. Il significato è qualcosa come… Dovrei dirlo in inglese? Ma va bene, cercherò di spiegarlo in modo semplice. Indica qualcosa che viene allontanato, qualcosa di cui non si vuole avere a che fare, qualcosa che viene messo da parte. Nei tempi antichi, per esempio, una persona emarginata poteva essere considerata un “Avrak”. Quindi la parola ha diversi significati, ma in sostanza indica qualcosa che davvero non vuoi, qualcosa da cui vuoi liberarti. Qual era l'altra domanda?
Il significato generale del concept e dell'artwork.
Sì, sì, certo. I testi parlano molto della necessità di rimanere fedeli a se stessi, di difendere il proprio terreno, per così dire. È questo il tema principale. Penso che anche il concept dell'album ruoti attorno a questa idea. La prima canzone si chiama ‘Forever Mountain’ e l'ultima si chiama ‘Hav’, che in inglese significa “mare”. Per noi rappresenta, a livello personale, una sorta di viaggio attraverso tutto il percorso dell'album. Anche i testi parlano molto del rimanere saldi, di ciò per cui vale la pena lottare, del rompere le catene e liberarsi da ogni forma di controllo o di costrizione. È difficile da spiegare a parole, ma questo è il senso generale. Abbiamo poi un artista che conosciamo, che si è occupato del logo e della copertina dell'album. Abbiamo parlato molto dell'idea di mantenere tutto il più semplice possibile. I vinili saranno stampati su un cartoncino molto opaco. E, secondo me, fare una copertina in bianco e nero è una delle cose che almeno puoi permetterti di fare con il tuo album di debutto! Quindi va bene così. Per le foto del profilo abbiamo invece utilizzato alcune immagini dal vivo scattate durante il nostro primo concerto ufficiale, che si è tenuto ad aprile.

Sul palco avete utilizzato la stessa formazione oppure c'era un tastierista che si occupava delle parti di synth presenti nell'album?
No. No, non avevamo nessuna parte di synth. La formazione attuale è composta da Anders e me, Terje Kråbøl alla batteria e Steinar Gundersen al basso. Sì. Hai ascoltato l'album?
Sì, per intero. Ho sentito le parti di synth e adoro la varietà del disco. Voglio dire, ‘Hav’ è un brano dai tratti folk e ambient, mentre c'è una canzone come, direi, ‘The Lonely Shadow’… Riesco persino a sentire degli echi di Jaz Coleman dei Killing Joke nella voce, soprattutto nella forza dell'interpretazione vocale.
Sì, è una cosa positiva. E anche quella è, in un certo senso, una canzone heavy metal. Una delle prime cose che ho detto ad Anders è stata che avremmo dovuto coinvolgere una voce aggiuntiva nell'album. Ma Anders è il cantante e, una delle prime cose che gli ho detto, è stata: «Non voglio che tu faccia semplicemente delle voci su questo album, voglio che tu sia il cantante. Ti ho già sentito cantare». Avevamo anche pensato di coinvolgere un cantante che non suonasse nessuno strumento, qualcuno che arrivasse da una prospettiva puramente vocale. Sarebbe stato interessante vedere come una persona del genere avrebbe potuto interpretare la nostra musica. Alla fine, però, abbiamo deciso di non aggiungere altre persone alla band. Così Anders ha sostanzialmente fatto un provino per il ruolo, registrando delle parti vocali a casa. Entrambi eravamo piuttosto critici nei confronti del risultato. Io, però, avevo la sensazione che farlo cantare sarebbe stata una buona idea. E penso che il lavoro che ha fatto e il modo in cui è cresciuto insieme al progetto siano stati davvero straordinari. Molto presto abbiamo deciso che ci sarebbe stata una sorta di regola interna agli Avrak: non chiudere mai nessuna porta. Significa che, se ci viene in mente di fare qualcosa, non ci fermiamo troppo a pensarci sopra. Una delle canzoni dell'album nasce proprio dal fatto che abbiamo deciso di correre un rischio e di non pensare troppo alle conseguenze. Beh, in realtà ci abbiamo pensato parecchio, perché abbiamo dedicato molto tempo alla realizzazione di questo album. Ma credo che la cosa più importante sia che siamo entrambi d'accordo sul fatto di voler rimanere aperti a qualsiasi soluzione, finché riteniamo che quella soluzione sia valida.
Pensi che ci sarà un seguito a questo album?
Sì, assolutamente. A ottobre faremo una lunga sessione di lavoro e inizieremo a scrivere una nuova canzone. Quindi sì, stiamo decisamente pensando a un altro album. Perché, personalmente, credo che per me e Anders questo progetto sia stato molto salutare anche a livello personale. È qualcosa che ci ha fatto bene e abbiamo davvero voglia di continuare. Allo stesso tempo, però, ci ricordiamo che il 2027 sarà l'anno in cui presenteremo questo album. Quindi aggiungeremo una nuova canzone alla scaletta nel 2027.
Prima di lasciarci, quale messaggio finale e quale saluto vorresti rivolgere ai – speriamo – tantissimi futuri fan italiani degli Avrak?
Beh, naturalmente, vi diamo il benvenuto nella famiglia Avrak, perché questo dovrebbe essere un bel viaggio per tutti noi. E sapete, i fan italiani sono sempre stati fantastici. Speriamo davvero di potervi vedere prima o poi su un palco, da qualche parte. Sarebbe fantastico. Se ne avremo l'occasione, lo faremo sicuramente. E quindi, magari nel 2027, ci vedremo. Anzi, speriamo di vedere tutti voi. Grazie per l'intervista. Lo apprezzo molto.