A cura di Leonardo Ascatigno e Pasquale Ninni
Il Rock Metal Fest di Pulsano (TA), quest’anno giunto alla sua 16ª edizione, se per molti (almeno nelle prime edizioni) era un semplice evento, per tantissimi si è trasfigurato nel corso del tempo in un appuntamento dalla cadenza quasi liturgica, a cui è impossibile rinunciare. La data dell’evento è attesa e si conferma come una costante cosmica, un rito collettivo che travalica un semplice concerto; un po' come quel rendez-vous davanti alla Torre dell'Orologio in Ritorno al Futuro: un momento e un luogo esatti in cui le strade degli spettatori e la musica del Rock Metal Fest devono, per forza di cose, incrociarsi.
L'associazione Rock Metal Events di Pulsano, guidata magistralmente dal presidente Paolo Ventruti, rappresenta dal 2009 un presidio di pura passione no-profit, capace di promuovere la cultura underground e valorizzare la scena musicale emergente. Un impegno encomiabile che trova la sua massima espressione proprio nel Rock Metal Fest, un rito estivo ad ingresso gratuito sorretto unicamente dall'autofinanziamento e dalla dedizione dei suoi volontari.
Anche quest’anno l’associazione Rock Metal Events è stata in grado di allestire un cartellone che non ha nulla da invidiare ai tanti festival metal sparsi per la penisola. La qualità della proposta, l’impeccabile organizzazione, l’atmosfera coinvolgente, la varietà del pubblico, la comoda collocazione, la gratuità e la sincera passione che traspare da ogni singolo dettaglio sono la testimonianza di un evento che merita di essere rinnovato e ogni volta debitamente celebrato.
Sono molti gli aspetti che conferiscono grandezza al Rock Metal Fest e il modo più efficace per coglierli pienamente, senza che le parole tentino invano di restituirne la reale portata, è quello di viverlo nella sua totalità, dall’apertura fino all'ultimo brano. Le band, provenienti da tutta Italia e seguite dal proprio affezionato pubblico, depongono a favore di un evento che nel tempo ha saputo superare i confini locali per affermarsi come una realtà di respiro e rilevanza nazionale.
Come da tradizione, l’area del festival è stata arricchita da numerosi stand dedicati al merchandising, tra vinili, fumetti, t-shirt, bracciali e oggettistica a tema per tutti i collezionisti. A completare la cornice dell'evento l’impeccabile area gastronomica gestita direttamente dai volontari dell’associazione: un punto di ristoro fondamentale con cibi e bevande, il cui ricavato rappresenta il vero motore economico che permette di sostenere l'organizzazione e garantire la gratuità della serata.
Il metal bill di quest’anno si è rivelato, come ormai da consuetudine, variegato e di alto livello, qualità impreziosita dalla presenza degli headliner Dark Lunacy, una band che non ha certo bisogno di presentazioni.
Sul palco si sono alternate diverse band prima di lasciare spazio ai già citati Dark Lunacy. L’esibizione de La Trappola di Dalian (Torino) ha conquistato il già numeroso pubblico grazie alla carica scenica della cantante Sofia Cazzato e all’impegno civile dei brani; la band è riuscita a colpire dritto al cuore con un pezzo dedicato alla drammatica vicenda di Paolo Mendico, il quattordicenne morto suicida nel 2025. Proponendo una formula sonora che fonde rock, punk ed elettronica, La Trappola di Dalian ha confermato la validità del cammino intrapreso dal 2019 ad oggi, che l'ha vista condividere il palco, tra i tanti, con artisti del calibro di Eva Poles (Prozac+), Pierpaolo Capovilla (Il Teatro degli Orrori, Cattivi Maestri), Pino Scotto e i Meganoidi.

I Rimmar (Pisa) hanno portato in scena una proposta originale e sfaccettata, capace di intercettare i diversi gusti del pubblico grazie a un potente Heavy Metal contaminato da influenze elettroniche anni '80 e '90. Proprio per questa sua natura eclettica e fuori dagli schemi, l'esibizione ha dapprima colto di sorpresa i presenti, per poi rivelare la complessità di una formula espressiva audace e non convenzionale. A conferma del valore della band, spicca la collaborazione con Fabio Lione, elemento che conferisce ulteriore lustro al progetto guidato dal leader Marco Rinaldi.
I Walls Of Babylon (Ancona) hanno proposto un Power Metal arricchito da influenze progressive e sonorità moderne, caratterizzato da ritornelli melodici e orecchiabili sorretti dalla voce di Valerio Gaoni. All'ascolto emerge una presenza costante e centrale delle parti cantate, che in alcuni passaggi tendono quasi a sovrastare la trama strumentale. Comunque, quando un gruppo sceglie come proprio nome il titolo di un brano dei Symphony X, le premesse per una proposta musicale di alto livello ci sono tutte. I Walls Of Babylon, tuttavia, sono andati persino oltre le aspettative: nella loro esibizione hanno saputo plasmare una musica profonda, mossa da sentimenti autentici e da un’ispirazione ricca di sfaccettature.
I Daegonian (Bari), reduci da un trionfale tour europeo, hanno portato sul palco un affascinante Symphonic Death Black Metal intriso di cultura, rigore e straordinaria originalità. Sarebbe riduttivo limitare il loro merito al solo e raffinato tributo all'universo di Lovecraft: la band ha dimostrato una maturità artistica e un'esecuzione tecnica impeccabili. Il frontman e vocalist Emanuele Zampetta domina la scena con il carisma dei grandi performer, grazie a una presenza scenica teatrale e ipnotica che dà l'impressione di vederlo calato sul palco direttamente dalle trame di un'opera mitologica o high fantasy. A coronare una prova magistrale, le imponenti orchestrazioni dei brani hanno letteralmente rapito il pubblico, trasportando ogni singolo presente in uno scenario epico, oscuro e fiabesco.
Arriva finalmente l’agognato momento: l’ingresso in scena dei Dark Lunacy, capitanati dal carismatico frontman Mike “Lunacy”. Fin da subito la band sfoggia la consueta eleganza, con abiti neri e cravatta rossa, mentre Mike indossa una vera e propria uniforme militare sovietica, scelta visiva perfettamente coerente con l'immaginario epico legato alla Seconda Guerra Mondiale e alla storia russa. Pioniera del Melodic Death Metal nel nostro Paese, la formazione emiliana ha saputo distinguersi nel tempo grazie a un marchio di fabbrica inconfondibile: l'innesto di elementi classici, come pianoforte, flauti e una ricca sezione d'archi, capaci di spezzare e impreziosire le atmosfere cupe e i riff minacciosi delle chitarre. L'occasione della serata è di quelle speciali: ricorre infatti il ventennale di The Diarist, da molti considerato il loro capolavoro assoluto. Un concept album straordinario che racconta con toccante intensità l’assedio di Leningrado, una delle pagine più tragiche del secondo conflitto mondiale, in cui persero la vita oltre un milione di persone.

Fin dalle prime note emerge la cifra stilistica del gruppo, da sempre appartenente a quella ristretta cerchia di band dotate di una personalità così definita da rendersi immediatamente riconoscibili. Lo spettacolo non tradisce le aspettative: l'esecuzione è impeccabile e Mike si conferma un leader assoluto, padrone del palco sia sul piano vocale che su quello della presenza scenica. A colpire è soprattutto un tratto distintivo assai raro: pur nella ferocia più profonda dei brani, il frontman conserva un'eleganza innata, che si riflette anche nei suoi misurati interventi tra una canzone e l'altra. Mai una parola volgare o fuori posto, dettaglio quasi inedito in un panorama musicale dove spesso si calca la mano con toni inutilmente sguaiati. Un atteggiamento che dimostra grande rispetto verso il variegato pubblico del Rock Metal Fest, composto anche da famiglie e bambini felicemente accompagnati dai propri genitori.
La formazione, composta da Mike "Lunacy" (voce), Jacopo Rossi (basso), Davide Rinaldi (chitarra) e Francesco "Frullo" La Rosa (batteria), esegue i brani con eccezionale maestria e millimetrica precisione. Tutti e quattro i musicisti dimostrano un profilo tecnico e una professionalità indiscutibili, trasmettendo sicurezza grazie a un'attitudine spontanea, distesa e ricca di sorrisi sul palco. La caratura tecnica dei singoli è indubbia, ma è nella coesione collettiva che risiede la loro forza, rivelando un amalgama impeccabile.
Tra i tanti brani in scaletta spiccano alcuni capisaldi della loro discografia, come Through The Non-Time (tratto da Devoid, 2000), Dolls (da Forget-Me-Not, 2003) e le storiche Stalingrad, Pulkova, Motherland e Heart Of Leningrad (estratte da The Diarist, 2006). Propriamente su Dolls, pezzo poi bissato nel finale, la platea esplode, intonando a gran voce il celebre tema principale. Un pubblico meraviglioso che, senza distinzione di genere o di età, ha pogato, ballato e festeggiato per tutta la serata, rimanendo sempre nei binari del rispetto reciproco.
Avendo assistito a svariati live dei Dark Lunacy nel corso degli anni, chi scrive non può che confermare l'incanto di un'ennesima esibizione impeccabile. Una vera e propria magia, guidata da una musica intima e atmosferica e da testi capaci di rapire l'ascoltatore, trasportandolo ogni volta al centro della narrazione: che si tratti di un sanguinoso scenario di guerra, di una landa desolata o di un elegante salone da ballo.
Purtroppo, come sempre accade, le cose belle sono destinate a finire e anche lo show dei Dark Lunacy giunge al termine, lasciando quel velo di dolce malinconia tipico delle grandi serate. Perché spettacoli del genere, per quanto possano durare, volano via sempre troppo in fretta.
Va così in archivio un'edizione del Rock Metal Fest che ha saputo regalare emozioni autentiche, confermando il valore di una manifestazione capace di unire generazioni diverse sotto la stessa passione. Tra l'energia travolgente delle band e la straordinaria risposta del pubblico, la serata lascia la certezza che il metallo, quando suonato e vissuto con questa intensità, sia più vivo che mai. Non resta che attendere il prossimo anno.