Live report: Evanescence, Poppy, Nova Twins @ Unipol Arena, Bologna - 28.09.2026
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Live report: Evanescence, Poppy, Nova Twins @ Unipol Arena, Bologna - 28.09.2026

Qui il link al photo report: https://www.truemetal.it/live/photo-report-evanescence-nova-twins-unipol-forum-casalecchio-di-reno-bo-28-09-2026-1254266

di Martina L'Insalata 30 Settembre 2026 - 12:29
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Qui il link al photo report: https://www.truemetal.it/live/photo-report-evanescence-nova-twins-unipol-forum-casalecchio-di-reno-bo-28-09-2026-1254266

Bologna, 29 settembre: l’autunno è nell’aria di un lunedì che ci porta dritti all’Unipol Arena per una serata di voci femminili; gli Evanescence tornano nel nostro Paese per il loro Sanctuary World Tour, affiancati da Poppy e Nova Twins.

Proprio queste ultime iniziano il loro set per prime e riescono a coinvolgere il pubblico che, seppur in dirittura d’arrivo con un po’ di ritardo rispetto all’inizio del concerto, è presente e ricettivo. Suonano Antagonist e Cleopatra, entrambe dal loro secondo disco Supernova, e canzoni dall’ultimo lavoro in studio Parasites & Butterflies come N.O.V.A, Hummingbird e Glory: bassi al massimo, groove, complicità e presenza scenica, tutto al posto giusto.

Poppy invece, dal canto suo, ha qualcosa in meno: forse è proprio la presenza scenica, o il fatto che si tratti di un’artista prettamente solista con una band al servizio e il tutto con una carriera in forte divenire, tuttavia coinvolge un po’ meno ma riesce comunque a tenere il palco per il set di apertura che ci vuole: inizia il suo set con have you had enough?, the cost of giving up e crystallized, dal suo primo disco Negative Spaces. Prosegue con brani tratti dal secondo disco Empty Hands come Guardian, Time Will Tell e Public Domain. In scaletta c’è anche VAN, singolo in collaborazione coi Bad Omens, che sembra trovare il proprio spazio più nella setlist dell’artista solista che in quella della band, del resto è principalmente lei la voce del pezzo. Conclude con If We’re Following The Light e new way out tra gli applausi del pubblico, lasciandosi alle spalle una performance che certamente non passa inosservata, ma con un potenziale di miglioramento sempre più fattibile nel tempo.

Sono le 21:20 quando il palco è tutto degli Evanescence: è la loro prima volta a Bologna nonostante gli anni di carriera, e ci arrivano in grande stile con una produzione perfetta per le arene. L’inizio è affidato a Sanctuary, la title track dell’ultimo disco uscito lo scorso giugno: sullo sfondo archi a sesto acuto richiamano lo stile gotico a cui da sempre affiancano i loro suoni, rendendo lo staging una vera e propria opera d’arte.

Amy Lee è al centro del palco e la sua voce è sempre pronta a stupire: dopo Tell Me When You've Had Enough, Afterlife e Rapture risulta leggermente calante su Going Under. Possiamo passarci sopra poiché il margine di errore è davvero minimo e, soprattutto, umano: del resto, chi è che può cantare davvero bene quella canzone? Forse solo lei nel momento in cui l’ha incisa in studio ormai più di vent’anni fa.

È proprio il fatto di essere umana, imperfetta e con una voce simile a renderla potentissima: siede al piano per Lithium e Like You, una canzone di The Open Door che la band non ha mai eseguito dal vivo nei tour precedenti. E poi eccola lì la componente numetal, su Self Destruct, tanto recente quanto capace di portarci nei primi 2000: il palco si infiamma letteralmente, ed è un effetto che aggiunge valore a una produzione studiata al minimo dettaglio e praticamente perfetta per l’occasione. Non si tratta solo di Amy Lee: la band è in formissima, Will Hunt alla batteria non delude mai e nemmeno Emma Anzai al basso e ai cori. Non facilissimo armonizzare con una voce simile eppure l’effetto è incredibile, in particolare su un pezzo molto intimo e personale come Wasted on You.

Il concerto prosegue con salti tra passato e presente, dalle intramontabili Call Me When You're Sober, Bring Me to Life e Imaginary alle più recenti Better Without You, About Us e End of You: per quest’ultima, con loro c’è Poppy sul palco, e anche se in assenza di Courtney LaPlante – voce degli Spiritbox a chiudere il (potere del) trio, l’effetto “women il male dominated fields” è comunque vincente.

Siamo al termine, e dopo You Will Follow è il momento sacro di My Immortal: prima al piano con Amy Lee di nuovo in solitaria, divisa dal resto della band da un tendone bianco, poi full band per farci piangere a dovere. Il finale è affidato a Wide Open Heart proprio come nel loro ultimo disco: il tendone cade per un’ultima canzone assieme ed è proprio lì che sta tutto il senso della serata; dolore, trauma e tristezza si intrecciano nei testi e nelle melodie per arrivare al cuore di qualcun altro, per rendersi conto di non essere soli. E in quanto all’alternative metal guidato dalle voci femminili, beh, quello è decisamente vivo e vegeto più che mai.

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