Originari di Göteborg e attivi solo dal 2022, gli Smoking Snakes si sono imposti con sorprendente rapidità come una delle realtà più interessanti della nuova ondata hard rock e sleaze europea, arrivando già al secondo album per Frontiers Music - "All Lights On" - uscito lo scorso 10 luglio. Un lavoro che ribadisce la centralità delle chitarre, l’amore per le melodie in pieno stile anni ’80 e una produzione capace di parlare tanto ai nostalgici del periodo d’oro quanto a chi scopre oggi questo linguaggio sonoro. In occasione della release e della loro partecipazione al Frontiers Rock Festival VIII, abbiamo scambiato qualche battuta con il bassista Andy Delarge per approfondire identità, influenze e visione futura della band.

Intervista a cura di Fabio Vellata
Ciao Andy, sono Fabio Vellata di Truemetal.it: è un vero piacere averti sulle nostre pagine alla vigilia dell’uscita di All Lights On, il vostro nuovo album in arrivo il 10 luglio per Frontiers Music.
Entriamo subito nel vivo. Nel comunicato stampa siete definiti come “Swedish sleaze metallers”, presentati come “la nuova generazione del rock dominato dalle chitarre”: come definireste voi stessi l’identità dei Smoking Snakes, al di là delle etichette di genere e delle formule di marketing?
Per noi, gli Smoking Snakes sono prima di tutto una rock band onesta. Amiamo la musica, l’attitudine e l’energia degli anni ’80, ed è ciò che emerge in modo naturale in tutto quello che facciamo. Non ci affidiamo a trovate sceniche, basi preregistrate o al tentativo di essere qualcosa che non siamo. Quello che senti sul disco è quello che avrai sul palco: veri musicisti, veri amplificatori e una genuina passione per l’hard rock guidato dalla chitarra. Questa è la nostra vera identità, molto più di qualsiasi etichetta di genere.
Vi siete formati solo nel 2022 ma siete già al secondo full-length con un’etichetta internazionale come Frontiers: qual è stato il punto di svolta in cui avete capito che il progetto Smoking Snakes stava davvero decollando e meritava di essere portato al livello successivo?
È difficile dirlo, perché non ci siamo mai concentrati troppo sulle “tappe obbligate”. La nostra priorità è sempre stata scrivere le migliori canzoni possibili e divertirci in quello che facciamo. Certo, firmare con Frontiers e suonare a festival più grandi è stato fantastico, ma non abbiamo mai pensato “ok, ce l’abbiamo fatta”. Continuiamo a vederci come una band in crescita, che ha ancora molto da raggiungere. Non misuriamo il successo in base ai titoli sui giornali o ai contratti, lo misuriamo in base alla musica che creiamo.
Il titolo All Lights On suggerisce un’idea quasi cinematografica, un palco pronto per lo show: esiste un concept narrativo o emotivo che lega tra loro i brani, oppure avete preferito una raccolta di “istantanee” autonome, coerenti soprattutto per atmosfera e sound?
Non è davvero un concept album. Ogni canzone ha la sua storia e personalità, ma eravamo molto attenti a come si incastrassero tra loro. Volevamo che All Lights On funzionasse come un album completo, che la gente potesse godersi dall’inizio alla fine, e non solo come una collezione di brani slegati.
La tracklist si apre con “103.1 The Scream – The 80’s Late Night Radio Broadcast”: cosa rappresenta questa intro in stile radiofonico e in che modo prepara l’ascoltatore alla storia che raccontate nel resto del disco?
L’idea era far sentire l’ascoltatore come se avesse appena sintonizzato una stazione rock notturna da qualche parte negli anni ’80. Volevamo che l’album iniziasse come un’esperienza vera e propria, più che come il semplice gesto di premere play sulla prima canzone. Lo porta indietro a quell’atmosfera rock notturna di quegli anni e lo prepara a tutto ciò che sta per accadere. Una volta finita l’intro, lo spettacolo ha inizio.
In brani come “Don’t Touch”, “Trick Or Treat” e “Broken Heart” si percepisce un equilibrio fra la grinta sleaze e un forte focus sulla melodia: come avete lavorato in studio per evitare la trappola del “retrò solo per essere retrò” e mantenere invece il linguaggio dell’hard rock fresco e attuale?
Non ci mettiamo mai a tavolino a pensare se suoniamo “retrò” o meno. Scriviamo la musica che vorremmo ascoltare noi per primi. L’influenza degli anni ’80 fa parte del nostro DNA, quindi ci sarà sempre, ma non stiamo cercando di ricreare quell’epoca. Vogliamo scrivere grandi canzoni oggi, ispirate dalla musica che ci ha fatto innamorare del rock fin dall’inizio.
Il vostro background è dichiaratamente hair/sleaze metal, ma la produzione di All Lights On risulta piuttosto definita e moderna: quali scelte tecniche e di produzione sono state decisive per ottenere un sound in grado di parlare sia ai fan degli anni ’80 sia a chi si avvicina ora a questo tipo di rock?
A essere sincero, non abbiamo mai affrontato l’album pensando di renderlo “moderno”. Il nostro obiettivo era semplicemente farlo suonare nel modo migliore possibile. Abbiamo sfruttato i vantaggi della produzione contemporanea, ma il cuore del disco resta lo stesso hard rock chitarristico che ci ha ispirati a formare la band. Se la produzione risulta moderna, credo sia più per la tecnologia di registrazione di oggi che per una scelta consapevole di allontanarci dalle nostre influenze.

Se doveste citare tre dischi che hanno influenzato la scrittura e gli arrangiamenti di All Lights On, quali scegliereste e in che modo si riflettono concretamente nei singoli brani della tracklist?
Solo tre? (ride) È difficile! Direi probabilmente Asylum dei KISS, Keel dei Keel e Out of the Cellar dei RATT. Asylum ci ha sempre ispirati per le sue grandi melodie, i cori e il lavoro di chitarra. Keel ha quell’approccio all’hard rock diretto ed energico che amiamo, mentre Out of the Cellar è uno dei migliori esempi di come combinare riff micidiali con ritornelli memorabili e attitudine. Non direi che ci sia una singola canzone di All Lights On che riprenda direttamente uno di quei dischi. Piuttosto, quelle influenze sono diffuse su tutto l’album: a volte è un riff, a volte è una melodia vocale, a volte è la sensazione generale. Sono tutte diventate parte del DNA dei Smoking Snakes.
Titoli come “Last Man Standing”, “Nasty & Wild” o “Pleasure & Pain” richiamano un immaginario classico da club e strada: quanto di questo mondo è autobiografico e quanto è un set “cinematografico” che usate consapevolmente come mitologia del genere?
È sicuramente un mix di realtà e immaginazione. Il rock è sempre stato più grande della vita, e quella dimensione ci piace molto. Ma anche quando raccontiamo storie di fantasia, le emozioni alla base sono reali. Ovviamente non ogni testo è autobiografico. È questo che permette alle persone di connettersi con le canzoni: non importa se qualcosa è accaduto davvero esattamente come viene descritto, finché la sensazione è genuina.
Su “The Last Nightmare”, che chiude il disco, si percepisce una sfumatura più oscura: è il vostro modo di mostrare il lato meno glamour della vita di band, oppure c’è un messaggio più personale che volete lasciare negli ultimi minuti del disco?
Non c’è un messaggio nascosto dietro. Abbiamo semplicemente pensato che fosse il modo perfetto di chiudere l’album. Dopo aver portato l’ascoltatore attraverso tutti quei diversi umori ed emozioni, chiudere con una nota più cupa e atmosferica ci è sembrato il modo giusto per terminare il viaggio. Lascia una porta socchiusa e ti fa venire voglia di premere di nuovo play.
Frontiers vi presenta come una delle realtà più promettenti della nuova scena hard rock europea e vi ha portati sul palco del Frontiers Rock Festival 2026: che tipo di dialogo creativo avete con l’etichetta e quanto questo ha influenzato la crescita della band tra Danger Zone e All Lights On?
Abbiamo sempre avuto un rapporto molto aperto e positivo con Frontiers. Si sono fidati di noi e ci hanno lasciato essere semplicemente i Smoking Snakes, e questo è qualcosa che apprezziamo molto. Certo, far parte del loro roster e suonare al Frontiers Rock Festival ci ha aperto delle porte, ma dal punto di vista creativo abbiamo sempre avuto la libertà di fare l’album che volevamo. Credo che sia uno dei motivi per cui All Lights On suona ancora come un disco profondamente autentico degli Smoking Snakes.
Con l’uscita del disco e la conferma per il Frontiers Rock Festival, come avete immaginato la traduzione live dei nuovi brani? Ci sono arrangiamenti diversi, momenti più essenziali o sorprese pensate specificamente per il palco?
A dire il vero, non pensiamo troppo agli arrangiamenti live. Scriviamo i nostri pezzi sapendo che dovranno funzionare sul palco, quindi la maggior parte di essi si traduce in modo naturale in un contesto dal vivo. Ovviamente ogni concerto ha la sua energia, e alcune canzoni diventano inevitabilmente un po’ più pesanti o spontanee sul palco, ma non cerchiamo di ricreare il disco nota per nota. Se qualcuno vuole ascoltare il disco esattamente com’è stato registrato, può restare a casa e mettere su l’album. Un concerto deve sembrare vivo. Ci saranno piccole imperfezioni, momenti che accadono solo una volta, ed è questo che rende il rock davvero eccitante. Non usiamo basi o effetti per farci sembrare più “grossi” o levigati. Quello che il pubblico sente sono quattro musicisti sul palco che danno tutto quello che hanno, e pensiamo che sia esattamente così che il rock dovrebbe essere.
Qual è la vostra visione per il futuro del genere nei prossimi dieci anni e quale ruolo vi piacerebbe che gli Smoking Snakes avessero in questa storia, al di là dei singoli album?
È una domanda enorme! (ride) Onestamente, non ho idea di dove sarà il genere tra dieci anni. Spero solo che le persone non smettano mai di scoprire grande rock, che si tratti di band degli anni ’80 o di nuove realtà che emergono oggi. Se i Smoking Snakes potranno avere anche solo una piccola parte nel mantenere vivo quello spirito, ne saremmo molto orgogliosi. Non stiamo cercando di reinventare l’hard rock: stiamo semplicemente provando a scrivere le migliori canzoni possibili e, magari, a ispirare qualcuno. Se, tra dieci anni, qualcuno prenderà in mano una chitarra perché ha sentito una nostra canzone, allora direi che abbiamo fatto qualcosa di giusto.
Grazie Andy, per il tuo tempo e per aver condiviso qualche dettaglio in più su All Lights On e sul mondo dei Smoking Snakes; non vediamo l’ora di vedervi sul palco e continuare a raccontare la vostra storia sulle pagine di Truemetal.it.
Grazie per averci ospitato e per le domande così attente. È stato un vero piacere parlare di All Lights On e condividere qualcosa in più su chi siamo come band. Apprezziamo molto il supporto di Truemetal.it e di tutti quelli che continuano a sostenere l’hard rock. Speriamo di vedervi tutti da qualche parte in tour, molto presto. Fino ad allora… continuiamo a tenere vivo il rock!
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