10 album folk metal dall'Estremo Oriente
Articoli

10 album folk metal dall'Estremo Oriente

Dopo aver attraversato la scena folk metal cinese, questa volta ci dirigiamo in altri lidi dell' Estremo Oriente, da echi siberiani a tonalità tropicali La

di Elisa Tonini 1 Ottobre 2026 - 15:33
Condividi Link copiato

"Dopo aver attraversato la scena folk metal cinese, questa volta ci dirigiamo in altri lidi dell' Estremo Oriente, da echi siberiani a tonalità tropicali"

La scena folk metal dell'Estremo Oriente attraversa  nella sua latitudine e longitudine un notevole numero di varietà culturali , da cui emergono appunto dieci album. Ciò che pare unire una tale vastità geografica e musicale è  soprattutto un'ampia scelta di strumenti a corda, ad arco ed a fiato. In tal senso, questo sembra un po'"contrapporsi" alla musica dell'America Latina, molto più percussiva.
E chi scrive non ha dubbi da quale parte sta il cuore: tra le steppe nomadi dell'Asia Centrale e della Siberia, guardando verso Est.

Una precisazione

I dieci album qui sotto rappresentano per la sottoscritta il meglio che la scena folk metal dell’Estremo Oriente possa attualmente offrire. Tale definizione geografica può variare a seconda dei punti di vista e la sottoscritta ritiene opportuno includere, nel limite, anche ciò che è definito Estremo Oriente Russo, e quindi parte dell'area siberiana. Analogamente ad altri articoli già pubblicati, si tratta di scelte personali; per questo quanto scritto potrebbe non allinearsi con il gusto di chi legge.

Chiaramente, poiché sono già stati dedicati interi articoli, sono qui esclusi Taiwan, la Cina e la Mongolia, quindi il folk metal mongolo .  L'eccezione nella presente opera sono le sonorità di etnia turcica, anche se in ogni caso le cose sono molto più sfumate e complesse.

Ne consegue che se una band non appare qui, potrebbe essere inclusa in un altro articolo tra quelli già pubblicati.

Si considera unicamente l'uso dell'idioma locale.

L’ordine scelto è quello alfabetico partendo dal luogo di provenienza, poi per band ed infine per album. Quando sono state inserite più opere di uno stesso artista, l'ordine è invece per anno di uscita.
Come per tutti gli altri articoli,  date anche un occhiata alla fine dell'articolo per altre chicche gustose.

I magnifici 10 album folk metal dall'Estremo Oriente

Corea del Sud

Gostwind (고스트윈드)

Formati a Seoul nel 2004, la particolarità dei Gostwind è quello di fondere heavy metal ed hard-rock con melodie tradizionali coreane ed un cantato femminile ispirato al pansori. Quest'ultimo - uno dei tesori dell'UNESCO - è una tecnica di narrazione musicale eseguita da una cantante e da un suonatore di tamburo chiamato buk.
Ad ora la band ha pubblicato quattro album, fra i quali ci interessano il più che ottimo "Korean Rd." (2006) ed il recentemente uscito "Blue Ocean" ( 2025).

"Korean Rd." (2006)

Per chi apprezza vocalità forti, scoprirà in quest'album un vero gioiello. Le linee vocali enfatizzano la potenza e l'irruenza del metal, mentre gli strumenti tradizionali (violino e daegum) sottolineano la qualità elegante e raffinata delle melodie.
E' un album compatto, reso senza compromessi dalla voce incredibile di Wang Hae Kyoung. Ascoltate soprattutto "Day Of Wrath" e "Korean Road" per apprezzare gli inarrestabili estremi della sua voce, tra furia inaudita ed una delicatezza dal fondo esistenziale.
Non è un album per tutti, ma se gli date un ascolto forse potreste amarlo come la sottoscritta.

"Blue Ocean" (2025)

A partire dal buon "Kkokdugaksi", Gim Ran sostituisce Wang Hae Kyoung e si sente. La sua è una voce decisamente più "leggera" e ciò si riflette in un album raffinato e sperimentale nelle sonorità e nelle orchestrazioni. Come nel precedente disco, fra gli strumenti tipici sud koreani appaiono l'aspro haegeum ed il tagliente daegeum, che accentuano una genuina atmosfera arcaica locale.
Consigliate innanzitutto la title-track - un pezzo da urlo nella sua epicità contagiosa-, Libera Me" - drammatica ed intensa - e "Steady Speed", brano di una vivacità trasognata.

Giappone

Haten Khoro

Un numeroso gruppo che abbina folk, metal, hard-rock, performance di samurai e danze di geisha. Le loro canzoni sono dirette ma con un cuore virtuoso, impreziosite dal violino e sperimentazioni, a cui si possono aggiungere inserti di strumenti tradizionali (fra cui koto e shamisen). Assolutamente caratteristica la pungente voce femminile in stile min'yō anche se sono molti i brani strumentali.
Fino ad ora hanno composto 4 album ed un EP, fra cui emerge l'ultimo "Nihon no uta" (2025), quello più folk metal di tutti.

"Nihon no uta" (2025)

In neanche 20 minuti, gli Haten Khoro, colpiscono con tracce brevi ma stratificate e dal sapore a tratti cantautorale. Grande protagonista è la voce femminile, leggera, quasi inafferrabile, ma tagliente e severa, un elemento fondamentale nell'esaltare il lato eroico ed antico.
I brani migliori sono "4351" - un affascinante e combattivo heavy metal dalle tinte jazzate -, "Itako Dejima" - pseudo-ballad malinconica- e "Yosakoi" cadenzata e marziale.

Kagrra,

Band visual kei nata nel 1998 ha prodotto 11 album - ed altro materiale tra singoli, EP e DVD - fino al 2011, anno in cui i Kaggra, si sciolsero ed avvenne la morte del povero Isshi.
La loro è essenzialmente una proposta di stampo alternative, AOR ed hard-rock illuminata spesso da strumenti tradizionali a fiato, dal koto e dalla voce delicata eppure decisa del loro leader. Anche se lo spirito è giovane e diretto, la classe virtuosa e poetica che pervade i brani è senza tempo. L'equilibrio' tra orecchiabilità e tecnica è da incorniciare.
Valutando le opere disponibili all'ascolto scegliamo - dopo molti conflitti interiori - "珠" (2009) e "百鬼絢爛" (2011)

"珠" (2009)

Un album solare se vogliamo, seppur ci sia sempre una certa vena nostalgica e malinconica nelle loro canzoni. Nonostante questo, il carattere rimane comunque tagliente, compatto nella solidità ritmica e nell'impostazione vocale. Ovviamente risaltano i pezzi più folk, fra i quali "ぱらいぞ", "鬼哭啾愀" e "蓮" , specie i primi due.
"ぱらいぞ" pare anticipare i Wagakki Band nell'impostazione, grazie ad avvincenti percussioni in stile wadaiko, al flauto ed al koto, mentre "鬼哭啾愀" rapisce con la sua marzialità epica e spirituale. Ed una certa marzialità appartiene anche a "蓮", brano maestoso, a suo modo.
Le canzoni meno folk passano un po' più in secondo piano, tuttavia sono assolutamente godibili, mentre in "素晴らしきかな?人生" - sullo ska - le parti suonate con il sassofono stonano un po' rispetto al resto.

"百鬼絢爛" (2011)

Alla consueta formula, i Nostri infondono un alone qualsivoglia tragico, a tratti oscuro e tecnologico. Un album, inoltre, più coerente nel lato tradizionale, fra cui emergono in special modo "Kihou" (鬼咆), "Manatsu No You No Yume" (魔夏の世の夢)" e "Chigiri" (契)". Il primo incanta con il suo spirito spettrale e pulsante dalle tinte blues e, per chi scrive, è il pezzo migliore del disco. Un carattere spettrale permea pure "Manatsu No You No Yume" che però coinvolge con la sua marzialità vorticosa, mentre "Chigiri" travolge con il suo spirito epico, poderoso e con le sue atmosfere quasi cibernetiche.

WagakkiBand (和楽器バンド)

Fondati nel 2013 - ed in attività fino al 2025 - i WagakkiBand si fanno notare amalgamando fondamentalmente pop, hard-rock e metal (in proporzione variabile) con strumenti tradizionali giapponesi e una cantante di formazione shigin. Un tappeto di shakuhachi, koto, tsugaru shamisen e wadaiko crea, una ricchezza vibrante, in un incontro virtuoso ma fondamentalmente orecchiabile.
A volte interviene la - moderna - voce del chitarrista ed altri tipi di cori a dare ulteriore enfasi emotiva.
Tra i sette full-length e moltissime altre uscite, "Yasou emaki" (2015) e soprattutto "Tokyo Singing" (2020) sono quelli che si distinguono più di tutti.

"Yasou emaki" (2015)

Il secondo album dei WagakkiBand spinge particolarmente su sonorità hard-rock e metal corpose, pur mantenendo una tendenza pop. Ciò che coinvolge è la tensione epica spesso drammatica e combattiva ma anche romantica e fiabesca. Un'opera complessivamente molto buona a livello qualitativo, tra cui risaltano dannatamente bene certi pezzi di impostazione orecchiabile con un cuore brutale, come le taglienti "Hangeki no Yaiba", "Hoshi tsuki yo" e "Hanafurumai". Impossibile non nominare "Akatsuki no Ito", brano grandioso nella sua intensità spirituale, con la suonatrice di shamisen che è una vera "guitar-hero". D'altro canto, "Hagane" è incantevole nella sua implacabilità disperata.
Certo, alcune tracce convincono un po' meno rispetto al resto, è fisiologico, ma riproporre "Senbonzakura" di nuovo, non pareva il caso.

Tokyo Singing (2020)

In “Tokyo Singing”, l'anima hard rock e metal asseconda il lato virtuoso della chitarra, più in vista rispetto al solito e la sezione ritmica è qui particolarmente creativa. Tutti gli altri strumenti tradizionali, nonché le linee vocali sono in sintonia e, quello che ne risulta è - per chi scrive - l' album migliore della band.
Esalta in particolare lo scorrere impeccabile di “Ignite”, tra i brani più duri e contemporaneamente più complessi del disco. “Guernica” e “Sun Wheel”, sono invece autentiche sberle sonore incendiarie ma seducenti, al limite del death metal melodico ed incorniciate da un’eroica grandiosità di stampo power metal.
Meritano pari attenzione la vorticosa “Tokyo Sensation”, la mutevole “Reload dead” e la sognante “Sakura Rising” con Amy Lee degli Evanescence.

Russia ( Repubblica di Sakha)

Hounds of Bayanay (Псы Байаная)

Formati a Yakutsk nel 2014 gli Hounds of Bayanay hanno rilasciato ad ora due album, due EP, alcuni singoli e compilation. Il loro folk metal poggia essenzialmente su un metalcore corposo, moderno e dinamico, infuse nella magica cultura jakuta (di etnia turcica-siberiana), tra atmosfere arcaiche, animo sciamanico e combattivo.
Le tracce sono cantate appunto in lingua jakuta (sakha), espressa in una voce maschile versatile tra passaggi puliti pieni, throat singinging, growl e scream. Caratteristici il kyryympa - strumento ad arco tipico della Yakutia - ed il khomus ( scacciapensieri). Una proposta musicale che è un punto di incontro tra la scena kazaka - turcica - e quella mongola . L'area d'origine delle due culture è la stessa, attorno ai monti Altai e, nel corso dei secoli, vi furono reciproche influenze tra mongoli e turcici (e non solo).

Senza dubbio scegliamo il secondo album "КЭМ" (2025), per chi scrive decisamente il migliore della loro produzione.

"КЭМ" ( 2025)

Un gemma dal magnetismo multidimensionale, che danza tra oscurità e luce, tra spirito giovane e nostalgia ancestrale. Il kyryympa ed il khomus - assieme alle percussioni dall'aria sciamanica - sono qui ancora più valorizzati ed integrati nel tessuto delle tracce, mentre l'agilità e potenza vocale di Vyacheslav Sivtsev lascia a bocca aperta, specie nelle tonalità tonalità piene e nel throat singing.
Tra i brani emergono in particolare le splendide : "3ɔl kuta" (sintesi pressoché perfetta delle loro anime) , "Cɯsqa:n" ( epicità vulcanica elegantissima) ,"Erge qa:rtɯskalar" ( cadenzata e meditativa), "Ardaq" (la più diretta).

"КЭМ" è tra l'altro il loro lavoro in cui il retaggio sakha - turcico e siberiano - brilla più.

Vietnam

Dzung

Pseudonimo di Pham Viet Dzung, è un chitarrista virtuoso da Ho Chi Minh, autore di svariati EP, singoli e due album. Fonde uno stile agile e fluido, affine ai chitarristi virtuosi come Steve Vai e Satriani con una sensibilità vietnamita, tra brani a maggioranza strumentali ed atmosfere. Il full-length "Dzanca" ( 2021) è quello che più ci interessa dal punto di vista folk metal.

"Dzanca" ( 2021)

Le undici tracce che compongono l'opera sono ispirate alle canzoni tradizionali vietnamite e includono ospiti vari che assecondano ed espandono il lato folk moderno espresso dalle chitarre e dalle tastiere. Figurano quindi il đàn tranh , il mõ , sáo e tiêu ( flauti di bamboo), đàn bầu  e taiko.
Alla poderosa base prog metal dalle mutevoli tinte blues e funk, essi conferiscono una nota scintillante e antica. Un'opera coerente da inizio alla fine, fra cui emergono "Trống Cơm"/Beats Of Memories" ( epico e pulsante nella sua progressione), "Lý Cây Bông"/Questioning Mind" (solido eppure giocoso), "Còn Duyên"/Hereafter "( un brano elegante anche grazie ai cori femminili)
e "Lý Ngựa Ô"/ Ride The Darkness" ( affascinante nel suo animo epico, tecnologico e vulcanico)

Conclusioni

Non è mai facile scegliere. L'umore può cambiare ed il gusto evolvere nel tempo, ma ciò che è integrato nell'anima fa parte della propria identità.
Qui sotto, altro materiale assolutamente degno di menzione per bellezza della proposta, ciascuno in modo diverso.

Giappone

D - band estremamente prolifica, dalle tinte perlopiù simphonic-gothic moderne con estetica visual kei. Meravigliosi i brani "桜花咲きそめにけり / Ouuka sakisomenikeri" - dal fascino magnetico e suadente - e l'elegante e drammatico "皇帝~闇に生まれた報い~/Huang Di ~Yami ni umareta mukui~"-

Japanese Folk Metal - un gruppo che riversa spesso uno spirito giocoso ed entusiasta nei loro brani. Rapiscono "Sengoku Aika" (dall'EP "Japanese Folk Metal") e "Ninja Utamaro" dall'EP ("Urameshiya/Ninja Utamaro" e "Japanese Folk Metal 2") perle di epicità e classe assoluta, entrambi con ospite Sasaki Shiori, voce femminile aggraziata ma potente.

Haten Khoro - fatevi incantare da "Tohryanse" e "Sawagi" fantastiche nell'eleganza spettrale e nella furia combattiva.

Ningen Isu - questa storica band giapponese nata nel 1987, propone essenzialmente brani dalle gradazioni progressive e doom. La spettrale e malinconica "品川心中" da "瘋痴狂" ( 2006) integra melodie vocali e strumentali tradizionali brillando di epica armonia.

Orochi  - Fondati da Ryu quando era in Australia (e poi formati nuovamente  nel 2010, di ritorno in Giappone), gli Orochi produssero tre album ed altro materiale di vario genere.

Se "Orochi / 遠呂智" (2012) fosse stato un EP sarebbe finito tra i top. I pezzi che brillano davvero, epici, combattivi e sognanti sono troppo pochi, purtroppo. Si tratta degli splendidi "Sky fortress", "Cherry blossom" ed "Empire of the sun", specie il primo, per la sua tecnologica e poetica progressione vicina a "Lights out" degli UFO.

Kagrra,- "雫" (2007) è un altro album di grande qualità e per un pelo non finiva nella top."Unmei No Ito / 運命の糸" condensa perfettamente l'animo tragico, melodia e solidità senza compromessi. Altro brano che emerge particolarmente è lo scintillante "Kasuminda Fuyu No Mukouni.../霞んだ冬の向こうに…"

Raccomandato anche l'ascolto dell'album "燦" (2005)

Onmyo-Za (陰陽座) - nati nel 1999, si definiscono Yokai Heavy Metal band e ad ora hanno prodotto sedici full-length ed una notevole quantità di EP , singoli e live-album. Il  loro è uno stile poliedrico, tra lato heavy, sinfonico, power - e non solo - mentre il lato folk è essenzialmente integrato nella struttura dei brani . In certi casi quest'aspetto è tuttavia più evidente, come le superbe "Oni kosae no uta / 鬼拵ノ唄" e "Yoaruki kawara botan / 夜歩き骨牡丹". Assai consigliati gli album "Raijin Sosei / 雷神創世", "Karyoubinga / 迦陵頻伽" e "Kishibojin / 鬼子母神".

Wagakki Band - "Kagerou / 蜉蝣", sia in versione studio  che live si potrebbe reputare una delle canzoni migliori della band. E poi, le virtuose chitarre ben in vista assieme agli strumenti tradizionali sono sempre una soddisfazione da ascoltare. Peccato che essa sia inclusa in un singolo ( "Sasameyuki / 細雪" ) e non nella tracklist di un album o EP.

"そこにあるかも知れない…" meravigliosa nel suo essere -a suo modo -  violenta come un tifone.

Russia ( Repubblica di Sakha)

Hounds of Bayanay - seppur un po' acerbo in termini di scrittura e grezzo in termini di produzione, l'album "Legends of the North" include alcuni brani notevoli, specie le gemme, "Timnii Oguhaa|The Great Bull of Cold" (tra i migliori pezzi della band nel suo minaccioso gelo ancestrale) e "Siemeh kiil keme|Time of The Beast" (magnetica nella sua tristezza desolante).

Non si può fare a meno di menzionare altresì l'EP "Uhuktuu", opera con certe soluzioni stilistiche e tonali perlopiù fortemente associabili ai migliori  Tengger Cavalry (specie dell'album "Sunesu Cavalry") . Sembra proprio di sentire la band del defunto Nature  - che tra l'altro inserì elementi turcici anch'egli - e alla sottoscritta sale la nostalgia. "Uhuktuu" è l'esempio più lampante della fluidità complessa del mondo reale menzionato all'inizio, ed in questo caso in sintonia con il ceppo turcico-siberiano  degli  Hounds of Bayanay.

Per le ragioni ampiamente esplicate sopra, è  "КЭМ" ad essere incluso fra i dieci.

Tailandia

LEFTMUENANG ( ora Jantrcaoskha) - one-man band del mastermind Sand. "จ้องแดง"  incanta con atmosfere sospese ed uno spirito pacifico che contrasta con l'asprezza delle parti black metal.

Elisa "SoulMysteries" Tonini

5 Cover metal di The Legend of Zelda
5 Canzoni Folk Metal dal Caucaso
5 Canzoni Folk Metal dal Kazakhstan
5 album folk metal taiwanesi
9 album folk metal mongolo oltre i The Hu
10 album folk metal dalla Turchia
5 album folk metal dall'America Latina
10 album folk metal dalla Cina

Carico il prossimo articolo