Giungono al settimo album i nostri Game Over: "When The Darkness Falls" è il suo titolo, disponibile dal 18 settembre 2026 tramite l’etichetta Scarlet Records.
La prima nota positiva è la poca distanza che lo separa dal precedente "Face to End", uscito neanche un anno e mezzo fa. È vero che non siamo più negli anni ’60, quando Beatles e Rolling Stones pubblicavano almeno due album all’anno (operazione riuscita persino ai Black Sabbath nel 1971), ma oggi, nell’era dello streaming compulsivo, un intervallo lungo di 2, 3 o più anni rischia di far finire una band nel dimenticatoio, a meno che non si chiami Iron Maiden o Metallica e passi la maggior parte della sua vita in tour.
Al contrario, pubblicare un disco ogni 18 mesi circa – tempistica mantenuta anche tra i due full-length precedenti – dimostra che la mente creativa e l’urgenza espressiva dei Game Over sono saldamente attive e questo non può che essere positivo, soprattutto se consideriamo il risultato raggiunto con "When The Darkness Falls", e questa è la seconda nota positiva.
La band subisce solo l’abbandono di Alessandro “Sanso” Sansone, ma per il resto mantiene la line-up stabile e solida. Il prodotto finale è un lavoro di concreto Thrash Metal senza compromessi: un eccellente connubio di tecnica e ferocia che rispetta la tradizione Old School, ma che tratta i suoni in modo chirurgico e sofisticato secondo i criteri tipici dell’ultima ondata degli anni 2000, Havok in testa.

Nessun fronzolo, nessuna contaminazione o sperimentazione: "When The Darkness Falls" è un album crudo, diretto e scontroso, composto da canzoni articolate ma non troppo lunghe, caratterizzate da imprevedibili cambi di tempo che aumentano la tensione senza creare dispersione. In linea generale la forma del brano è quella: parte, cambia nel bridge e ritorna secco, come una fucilata o una putrellata nelle gengive, senza “perdersi in chiacchiere”. A rafforzare le tracce e a renderle ancora più vive intervengono cori contagiosi, che ampliano la carica sovversiva, e assoli ficcanti e roventi che ne esaltano la ferocia.
L’andatura del disco è spedita e mantiene sempre un ottimo tiro. C’è urgenza nella narrazione dei Game Over, un misto di furia reazionaria esaltata dalla sfumatura epica della voce potente di Danny Schiavina, qui al suo secondo episodio discografico con la band. D’altronde, se il quartetto esprime la propria critica sociale utilizzando come metafore i mostri, i demoni e le ambientazioni estrapolate dal cinema horror degli anni ’80, a livello sonoro non può certo andarci leggero!
Una breve intro strumentale ("Hollow And Cold"), melodica e d’effetto, crea un’atmosfera fumosa destinata a prendere fuoco dopo appena un minuto con "Two Souls One Flesh": un pezzo veloce e dalle linee classiche, guidato da una batteria martellante e rocambolesca e dotato di un bridge pesante come un macigno. Da lì in poi l’anima Hardcore dei ferraresi emerge prepotentemente con "Break Away" (scelta come singolo apripista), l’anthemica "Fight For Your Mind" e "Scream it Out": tre tracce Thrash 'N' Roll nate per il palco, spedite, roventi e soprattutto trascinanti.
https://youtu.be/7yjHoB3IAxo?list=RD7yjHoB3IAxo
“What Fate Brings”, una narrazione cupa di poco superiore al minuto, spezza il disco in due e anticipa un breve cambio di rotta. "Curse of Strahd" rallenta sviscerando un tempo medio e massiccio, guidato dalla melodia cupa e surreale delle chitarre; qui la voce acquista tratti sofferti man mano che sviluppa il racconto ispirato all’immaginario gotico e oscuro di Dungeons & Dragons, il celebre gioco di ruolo ambientato in mondi opprimenti e spaventosi che qui diventano metafora del clima sociale odierno. Anche la successiva "Beneath the Ground" si attesta su un tempo medio, avanzando minacciosa e decisa come un carro armato.
La parentesi rallentata finisce qui, breve ma intensa. Le ultime due tracce, "Self Denied" e "Command To Die", spingono di nuovo sull'acceleratore: la prima scende in picchiata sparata a mille, mentre la seconda è introdotta da un arpeggio malinconico e cupo che anticipa una furente uscita dall'inferno per mezzo di un ritmo ossessivo e spiazzante.
"When The Darkness Falls" è stato prodotto da Simone Mularoni presso i suoi Domination Studio (come già per "Face To End" nel 2025 e "Crimes Against Reality" nel 2016), che è riuscito a intrappolare nell’album il sound preciso ma devastante dei Game Over, conferendogli anche un piacevole e genuino tocco live.
In conclusione, questo è un album più da ascoltare che da leggere, che mostra una band capace di rinnovarsi senza sradicarsi dal proprio percorso. Sicuramente un ottimo capitolo nella storia dei Game Over.