Copertina di We Are the Gods That Tear Ourselves Apart dei Necrotted
Recensione Deathcore · Album

Necrotted We Are the Gods That Tear Ourselves Apart

di Daniele D'Adamo 7 Giugno 2026 - 11:00
Band
Necrotted
Tipologia
Album
Genere
Deathcore
Nazione
Germania

I Necrotted, nome storico del metal estremo tedesco, natii della Svevia, offrono agli affamati fan del metal estremo il sesto disco di una carriera che ha avuto un inizio nel 2008: "We Are the Gods That Tear Ourselves Apart".

Perché nome storico? La risposta è semplice poiché coinvolge una band che ha sempre sfornato con una certa regolarità lavori di buona qualità, restando sempre fedele a se stessa per quanto concerne l'aspetto tecnico/artistico. Anzi, progredendo dall'originario death metal per entrare coraggiosamente in un campo attualmente dominato dagli americani: il deathcore.

Di quello spaventoso. Brutale, violentissimo, che con i suoi micidiali breakdown polverizzano le budella, mettendo alla porta ogni forma di melodia per tuffarsi nel regno della dissonanza - esclusa la closing-track "Gottgeburt", in cui il leitmotiv mostra un bel tono epico che si fonde alla perfezione con il resto del brano. I ventiquattro anni di permanenza nella compagni tedesca non sembrano aver intaccato nessuna delle membra, dei cervelli e e l'attitudine feroce dei componenti, tutti di lunga data giacché gli ultimi innesti risalgono al 2013 (Koray Saglam, basso; Markus Braun, batteria). Anche questo, aspetto che va a rimpolpare l'aggettivo storico.

Come spesso accade, il primo dei membri a essere osservato è il cantante. Ebbene, Fabian Fink fa letteralmente paura con le sue linee vocali che pescano sia nel growling, sia nelle harsh vocals, sconfinando anche in terribili suinate ("Holy Shit Talker"). Harsh vocals davvero sconquassanti, quando la rabbia che evidentemente si porta dentro è catapultata nell'etere con la massima forza possibile. Non esiste pietà, nella sua stravolgente prestazione dal tono gutturale, ma solo un attacco frontale che non conosce limiti se non quelli umani.

È chiaro che con un simile condottiero, i suoi soldati vengono trascinati in un turbine di pura violenza sonora. Le due chitarre schiantano le mascelle con un riffing monumentale, duro come l'acciaio, gigantesco come l'Everest. Il muro di suono che esse innalzano è di uno spessore che non ha fine. Invalicabile, esso subisce, pure, la spinta della sezione ritmica. Sebbene il basso di Saglam possa essere un po' sottostimato dagli orecchi, la batteria di Braun è qualcosa che si sente raramente, se si parametrizza a mostruosa potenza e devastante velocità. La barriera dei blast-beats viene sfondata anzi polverizzata praticamente in ogni canzone, rendendo il full-length paragonabile - metaforicamente - all'impressionante annichilazione derivante dall'esplosione di un ordigno termonucleare.

Descritto così, il platter parrebbe inascoltabile al 99% dei fruitori metallici. Così non è. In primis, per la clamorosa qualità dell'esecuzione da parte di Fink e compagni. Poi, la struttura delle tracce, ormai facente parte di quelle ben note delle forme *-core. Quindi linde, pulite tirate a lucido, i cui spigoli sono affilati come lame di un rasoio. Infine la produzione che, grazie alla Reaper Entertainment, è di ottimo livello; con che tutto è discernibile con relativa facilità, malgrado la complessità di uno stile che tende a riempire di note lo spazio a sua disposizione.

Fra le song maggiormente incisive si può citare "Origin of Human Sins", esempio di cosa riescano a fare i Nostri. Fra pesantissimi mid e up-tempo, stop'n'go da terremoto magnitudo 10, riff segaossa che tranciano a 360° tutto quanto è loro attorno. Nondimeno un dissennato cantato che sfocia anche nelle urla (sic!) ma, soprattutto, la magnifica sensazione di allucinazione mentale che si attiva quando l BPM attivano la trance da hyper-speed.

Certo, per districarsi fra le singole composizioni ci vuole tempo, data la loro (forse troppo?) omologa somiglianza, tuttavia quando "We Are the Gods That Tear Ourselves Apart" si fa spazio nella mente, diventa difficile toglierlo da lì. E i Necrotted? Giù il cappello.

Daniele "dani66" D'Adamo

https://youtu.be/h91Le2F5_Ug?list=RDEM4ILqjkIRg8rs6MJbrDL3Uw

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