"Way Beyond" è il secondo capitolo dei Mystery Moon, progetto che riunisce il polistrumentista tedesco Markus Pfeffer — già attivo con Barnabas Sky, Lazarus Dream e Winterland — e il cantante svedese Rob Lundgren, noto soprattutto per i Mentalist. Dopo l’esordio "Shine", il duo prosegue la collaborazione con Pride & Joy Music affidandosi anche a Thomas Rieder alla batteria e a Timo Becker alle tastiere.
Il disco non rincorre un immaginario vintage da cartolina, pur restando fermamente piantato nell’AOR e nell’hard melodico degli anni Ottanta. Più che agli Europe dei singoli più celebrati, i Mystery Moon sembrano guardare a quel versante scandinavo in cui la melodia non vive soltanto di euforia, ma anche di chiaroscuri e passaggi più atmosferici. Lundgren, con una prova misurata e sempre credibile, evita di trasformare ogni strofa in una dimostrazione di forza; Pfeffer, dal canto suo, privilegia arrangiamenti ordinati, nei quali ogni elemento trova il proprio posto senza creare troppo rumore attorno alla canzone
Pfeffer lavora su coordinate ben riconoscibili, quelle di un melodic hard rock europeo levigato, ricco di chitarre stratificate e tastiere ottantiane, in cui l’immediatezza del ritornello conta quanto la rifinitura dell’arrangiamento. E in questo caso i rimandi ai già citati Europe non sono casuali. Il disco cerca una dimensione più moderna e meno spavalda, sostenuta dalla voce pulita e autorevole proprio di Lundgren.
La title track apre con buon equilibrio fra atmosfera e slancio, costruendo un refrain efficace senza forzare i toni. “Chaos And Order” e “Dreamland” rappresentano il lato più diretto e radiofonico del lavoro, mentre “Cycles Of Life” è probabilmente l’episodio più immediato, con un hook che resta in testa già dai primi ascolti. Più ambiziose, per durata e sviluppo, “Lost And Found” e “Ouroboros” cercano un respiro differente: la prima dilata i tempi fino ai sette minuti, la seconda alterna passaggi più riflessivi a una maggiore tensione melodica. Infine, “Goodbye” e “There For You” mostrano il lato più garbato del duo.
Non tutte le composizioni, tuttavia, possiedono una fisionomia altrettanto netta: “Synchronicity (Number 33)” e “Driven” scorrono bene, ma lasciano meno tracce di quanto prometta l’eleganza della confezione. Il punto non è la mancanza di mestiere — semmai il contrario — bensì una certa tendenza a non incrinare mai troppo la superficie.
"Way Beyond" è un lavoro gradevole, curato e composto con evidente rispetto per il genere, ma non sempre disposto a sporcarsi le mani con un’idea davvero diversa dal solito o fuori dall'ordinario. Quando la scrittura si concede qualche spazio in più, come in “Lost And Found” e “Ouroboros”, i Mystery Moon dimostrano di poter andare oltre il semplice album ben fatto; altrove si accontentano di restare dentro una comfort zone raffinata, che saprà comunque piacere a chi cerca melodie solide e produzioni impeccabili.
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