Copertina di Vortex of the Dark Knowledge dei Cranial Osteotomy
Recensione Death · Album

Cranial Osteotomy Vortex of the Dark Knowledge

di Daniele D'Adamo 25 Settembre 2026 - 12:00
Tipologia
Album
Etichetta
Comatose Music
Genere
Death
Nazione
Russia

Torna a angosciare gli abitanti del pianeta Terra l'orrore russo di brutal death metal chiamato Cranial Osteotomy. "Vortex of the Dark Knowledge" è il suo secondo full-length in carriera, che segue a ben quindici anni di distanza il debut-album "Victim of Wicked Sickness".

Nata nel 2009, la band non mostra una grande prolificità, in ordine a una discografia che risulta a tutt'oggi piuttosto scarna. Tuttavia, quando l'intensità degli elementi è così elevata, sì da essere compressa in un arco di tempo lungo trentadue minuti, ogni singolo lavoro mostra un'innumerevole varietà di particolari. Tale, quest'ultima, da saturare orecchio e mente di chi coraggiosamente ascolta.

Coraggiosamente? Ebbene sì: la quantità di musica contenuta nel disco è così spaventosa. Così immane, che affrontarla richiede abilità non comuni. Quali per esempio una buona dose di esperienza nei territori del metal estremo. Anzi, super, estremo. Ma anche una naturale predisposizione a recepire un'enorme quantità di dissonanza, di disarmonia, di totale assenza di rigurgiti melodici.

Vad Moskalenko interpreta le proprie linee vocali in maniera ortodossa, e cioè mediante un growling animalesco, belluino, affiancato da numerose suinate. Una prestazione che non mostra assolutamente alcun punto debole, potendosi tranquillamente citare come una delle migliori in materia. Ma Moskalenko è anche chitarrista e, assieme a Vladimir Pomytkin, produce una quantità esagerata di riff, tali da sfiancare chiunque tranne, come detto, coloro che riescono a sopportare quest'overdose senza fine di brutal death metal. Ovviamente non esiste alcun tipo di assolo, per cui la concentrazione può andare appresso a un riffing di assoluto rilievo tecnico/artistico.

Vladimir Pomytkin, il bassista, si fa vedere un po' poco, a esser pignoli mentre. Al contrario, il batterista Vladislav Melnik fa sua la scena mediante un drumming tentacolare, iper tecnico, assai variabile nonché terrificante quando la velocità diverge verso pattern di fulminanti blast beats. Fattispecie che accade di continuo, a parere di chi scrive rovinata dal suono del rullante che, come da un tragico copione letto e riletto, somiglia a quello di un coperchio di un bidone di detersivo.

Un'abilità e preparazione tecnica di assoluto rilievo internazionale che pone Cranial Osteotomy ai vertici del genere, assieme ai migliori interpreti nonché maestri statunitensi. Il che, già di per sé, è un gran complimento. La Comatose Music è specializzata per questo tipo di musica, per cui riesce a fornire le compagni del suo roster del supporto necessario alla realizzazione di un prodotto professionale in tutto e per tutto. Posto e considerato che la formazione in esame abbia tutte le carte in regola per dar vita a un sound maturo, adulto, perfettamente formato in ciascuna sua parte.

Sin qui tutto bene. Anche il mood del disco, del resto, è da menzionare per un tono cupo, oscuro, declinante nel terrore così come menzionato all'inizio di questa disamina. La trappola risiede nelle canzoni. Una situazione che si è già vista in tanti altri act che praticano questo complicato (sotto)genere. E cioè la tendenza a farsi prendere la mano dal proprio talento esecutivo dimenticando, se così si può dire, di comporre song che posseggano, almeno, una sufficiente personalità.

Così non accade. Benché irreprensibilmente delineato in ogni dettaglio, lo stile del combo di Omsk conduce a sciorinare brani sostanzialmente se non uguali, troppo simili fra loro. Anche intestardendosi a compiere numerosi passaggi da "Praecursor" a "Scorched Diadem" non si riesce a memorizzare poi molto, data l'abnorme quantità di note stipate nell'album. Così, inevitabile, comincia a salire l'orrore più vero e strisciante: la noia.

Daniele "dani66" D'Adamo

https://youtu.be/o5q_V4Wp0-o?list=PLACWZkyLbGk_0CVwum123kJJnlDJDiuMF

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