Con “Viewing the Invisible”, i death metaller londinesi Corpsing aggiungono un nuovo tassello a una discografia che comprende già un altro EP, tre full-length e due live album, confermando una personalità ben definita all’interno del death metal estremo.
La base è chiaramente old school death metal, ma il gruppo non si limita mai a riproporre formule già sentite. La componente più caustica e feroce viene infatti attraversata da soluzioni tecniche e strutturali che possono richiamare, per attitudine e complessità, nomi molto eterogenei tra cui si colgono echi di gruppi come Cryptopsy, Deicide o Gorguts, senza però sfociare in qualcosa di netto e canonico. Piuttosto, i Corpsing sembrano cercare una sorta di anarchia controllata nelle strutture compositive: passaggi dissonanti, cambi improvvisi, accelerazioni violente e aperture più atmosferiche convivono senza mai concedere reale tregua all’ascoltatore.
Il risultato è un EP feroce, tagliente, a tratti tiratissimo, che non lascia praticamente spazio al respiro. Il death metal dei Corpsing è asciutto, quasi asettico nella sua brutalità, ma riesce comunque a muoversi con una notevole componente atmosferica, oscillando tra violenza e groove, soprattutto nei momenti in cui entrano in gioco le clean vocal.
Uno degli elementi più interessanti è senza dubbio il lavoro solista. Mick Cutispoto firma alcune delle sezioni migliori dell’intero EP, inserendo nei brani piccoli passaggi di grande efficacia che finiscono per imprimere una firma molto personale al materiale. È proprio qui che emerge una delle qualità principali della band: partire da una matrice classica e costruirci sopra un insieme di soluzioni differenti, pescando da varie influenze ma restituendole in maniera tutt’altro che impersonale.
Anche la produzione gioca un ruolo fondamentale. Il suono è acido, tagliente, corrosivo, e valorizza perfettamente la natura dei brani, enfatizzandone aggressività, tensione e carattere sperimentale.
Nel complesso, “Viewing the Invisible” è un EP molto buono, feroce e ricercato quanto basta, capace di mantenere vivo il legame con il death metal del passato senza restarne prigioniero. Se queste sono davvero le coordinate che i Corpsing intendono sviluppare in futuro, allora ciò che arriverà dopo potrebbe rivelarsi molto interessante. Al momento molte idee, solide, ma forse ancora non ben assemblate anche dato il poco tempo a disposizione che non raggiunge i venti minuti. Attendiamo il next step.