Il diciottesimo lavoro in studio degli Stryper si presenta come la testimonianza di una band in pieno stato di grazia, compatta e consapevole della propria maturità artistica. Senza cedere a facili scorciatoie, il quartetto firma un album di notevole fattura, il cui vertice compositivo risiede nella title track "Throne of Thorns", brano di straordinaria efficacia e austerità. Centrale appare la figura di Michael Sweet, abile a dividersi tra vocals e tutte le parti di chitarra a causa delle precarie condizioni di salute dello storico chitarrista Oz Fox, una doppia prova superata con disinvoltura, spaziando tra irruenza ritmica e raffinatezza melodica. A sorreggere il quadro interviene una sezione ritmica impeccabile, guidata dalla batteria incisiva di Robert Sweet e dal basso ben integrato di Perry Richardson.
La scaletta offre una panoramica sfaccettata del sound della band. Sul piano stilistico, "Here in Your Heart" si riallaccia apertamente alla tradizione dell'hard rock americano di matrice ottantiana, bilanciando una trama di tastiere dal sapore classico con una prova vocale di notevole estensione e impatto. La successiva "Falling", strutturata su un andamento mid-tempo di solida fattura, mette in evidenza la cura riposta nei cori e negli intrecci armonici delle chitarre, elementi che si confermano autentico marchio di fabbrica dell'identità sonora della formazione.
L'atmosfera cambia drasticamente con "I'm Alright (I'm Okay)", dove la band spinge sull'acceleratore proponendo una traccia dinamica e incalzante: la sezione ritmica serrata guida il brano con autorevolezza, mentre la sezione solistica attinge a piene mani dal canone più puro e incisivo dell'heavy metal classico. Non mancano i richiami alle radici, "Waiting for You" recupera la freschezza e la genuinità degli esordi, laddove "Carry the Flame" si erge a manifesto del genere con chitarre d'impatto e intrecci vocali quasi celestiali. Più nostalgica "Hollywood", caratterizzata da ritmi articolati e linee di chitarra viscerali, seguita dall'attitudine tipicamente anni '80 di "Beautifully Broken", dove testi valoriali e riff energici convivono in perfetto equilibrio. A chiudere questo segmento, "Ashes to Roses", traccia che regala una pausa melodica ed emozionale d'intensa carica espressiva, il gruppo si muove su terreni più rilassati, dimostrando la consueta padronanza stilistica. A guidare la traccia è un andamento coerente e privo di sbavature, valorizzato da una prova vocale espressiva e ricca di sfumature. Nel finale, "Alone Again" irrompe con una struttura arricchita da percussioni aggiuntive e chitarre soliste tese a sorreggere un'atmosfera d'intensa drammaticità. Il finale viene affidato al ritmo serrato di "Shadowbreaker", una composizione di heavy metal melodico in cui la narrazione epica legata al classico conflitto tra le forze della luce e le ombre trova un perfetto riscontro nella totale immedesimazione e nell'intensa partecipazione emotiva dell'intera formazione. Il brano suggella l'ascolto combinando un'energia d'impatto a una costruzione sonora di grande respiro, evidenziando una coesione stilistica capace di tradurre il drammatismo lirico in una carica strumentale trascinante e priva di cedimenti.
Nel complesso, "Throne of Thorns" si rivela un lavoro notevole, capace di coniugare con naturalezza il rispetto per le radici del genere e un'energia esecutiva fresca e convincente. Tra un'attenta cura melodica, una sezione ritmica d'impatto e un immaginario lirico evocativo, gli Stryper confezionano un lavoro di notevole caratura. Un'opera appagante che si conferma un passaggio fondamentale all'interno della loro discografia.
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