Originari di Ferrara e attivi dal 2010, i Voodoo Highway tornano sulla scena dopo un’assenza discografica di dieci anni, interrotta soltanto dall’EP "Pervert County" del 2016. "The Satan Inqviesta", pubblicato il 18 settembre 2026 da Pride & Joy Music, rappresenta dunque un ritorno atteso, oltre che una nuova tappa per una band che ha sempre privilegiato un hard rock diretto, sanguigno e privo di inutili complicazioni.
Il riferimento principale rimane quello dell’hard rock classico di Led Zeppelin, Bad Company e Deep Purple, ma i Voodoo Highway non rinunciano a qualche coloritura sleaze e street, né a un’attitudine volutamente scanzonata. Non siamo di fronte a un disco innovativo, e sarebbe inutile cercare in queste nove tracce una rivoluzione del genere; il merito del gruppo sta piuttosto nel rivitalizzare materiali conosciuti attraverso una buona energia esecutiva e una produzione sufficientemente moderna.
Nato dall’idea bizzarra di trasformare Satana in un investigatore dalle tinte fumettistiche, il disco si muove tra riff dal sapore seventies, melodie hard rock, momenti più acustici e un immaginario volutamente dissacrante. Un lavoro che guarda alle radici — dalle “radiazioni blackmoriane” ai Deep Purple — ma che rifiuta ogni nostalgia, lasciando che la musica si sviluppi in modo tutto sommato personale.
A segnare una nuova tappa nella storia del quintetto è anche l’ingresso del batterista Giacomo Bazzani, subentrato allo storico Vincenzo Zairo dopo oltre dieci anni di collaborazione. Registrato negli studi Sonika di Ferrara sotto la guida del produttore Eddy Cavazza, “The Satan Inqviesta” raccoglie visioni autonome, riflessioni sul presente, allegorie quotidiane e un gusto narrativo sempre in bilico tra il serio e il farsesco.
L’opener “October’s Rust” chiarisce subito le intenzioni: riff robusto, voce dal taglio orgogliosamente old school e un impatto che richiama il rock degli anni Settanta, senza però risultare impastato o anacronistico. Più articolata e coinvolgente è “Space Invaders”, mentre “A Song Of May” si distingue per un riuscito sviluppo melodico e per un assolo centrale particolarmente vibrante. “The Serpent’s Choir”, scelta come singolo, possiede un’immediata efficacia, anche se il ritornello tende a rimanere entro coordinate abbastanza prevedibili.
Tra gli episodi più ammiccanti si segnala “Your Love Is Just A Tease”, brano che può ricordare, per inclinazione melodica, certe soluzioni degli Hardline di "Double Eclipse", ma con un approccio più festaiolo e meno patinato. “60k Degrees”, invece, punta sulla sintesi e sul dinamismo, confermando la capacità della band di evitare inutili dilatazioni: l’intero album dura poco più di mezz’ora e, probabilmente, è proprio questa brevità a impedirgli di perdere mordente.
"The Satan Inqviesta" non è un disco destinato a lasciare un segno profondo nella storia dell’hard rock, ma non sembra nemmeno volerlo essere. È il lavoro di una band che conosce bene le proprie radici e le ripropone con convinzione, ironia e una discreta personalità.
Qualche soluzione avrebbe potuto essere più incisiva, ma il bilancio resta positivo: un ritorno genuino, piacevole e capace di suscitare buone impressioni.
https://www.youtube.com/watch?v=864nGG7f3hQ