Copertina di The Redemptive End dei Groza
Recensione Black · Underground

Groza The Redemptive End

di Alessandro Marrone 25 Agosto 2021 - 23:07
Band
Groza
Tipologia
Underground
Etichetta
AOP Records
Genere
Black
Nazione
Germania

Nati come accade per una moltitudine di realtà black metal contemporanee, la one man band dei Groza del fondatore P.G. diviene a tutti gli effetti un gruppo poco dopo aver pubblicato il disco d’esordio intitolato Unified In Void. Trascorsi tre anni è il momento di approdare nelle fila della AOP Records e tornare in studio, così da aggiornare la forma espressiva di un gruppo spesso e volentieri giustamente accostato alle sonorità dei Mgla. Sarebbe più corretto dire che il sound che troviamo nel nuovo album The Redemptive End si ispira al combo polacco, dato che i nostri teutonici traggono a piene mani in quanto a songwriting, atmosfere create, finanche all’immagine offerta nelle fotografie promozionali.

Detto questo, The Redemptive End non si esime dal dispensare episodi convincenti, come nel caso di Sunken In Styx - Part II: Descent, la vera e propria opener, nonché l’unica traccia – fatta eccezione della breve intro – a restare attorno ad un minutaggio che è sostanzialmente la metà dei restanti brani. Questo desiderio di prolungare volutamente la costruzione delle tracce sembra penalizzare la scorrevolezza che avremmo invece preferito da un lavoro più a suo agio nelle parti dirette, rispetto a quelle interludiche. I Groza dimostrano ottima compattezza una volta imbracciati i propri strumenti e anche la produzione ne valorizza ogni parte, ma resta il fatto che un prodotto meno esteso e più compatto avrebbe regalato qualche punto in più all’esperienza di questo The Redemptive End. 68/70 per chi è incline a questo tipo di sonorità e non sente la necessità di sviluppi meno tergiversatori, 65 per tutti gli altri.

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