Paul Laine non ha bisogno di presentazioni lunghe: voce storica dei Danger Danger dal ’93, autore e vocal coach per nomi del calibro di Scorpions e Poison, e negli ultimi anni leader dei Defiants insieme a Bruno Ravel. Con "The Long Road Back" torna al disco solista dopo oltre trent’anni da "Stick It In Your Ear", ma non si tratta di un’operazione costruita per vivere di memorie stucchevoli. È piuttosto il resoconto di un artista che ha vissuto il mestiere da ogni angolazione e ora mette nero su bianco cosa significa essere sé stessi, senza maschere da palcoscenico.
Se nei Defiants, Laine costruisce inni corali, pronti per i festival, qui la bussola punta verso un rock melodico più intimo e ragionato. Il disco respira influenze classiche – Bon Jovi nell’equilibrio tra gancio e narrazione, Bryan Adams nella capacità di raccontare storie quotidiane, Rick Springfield nella luminosità pop – ma senza scivolare nel cliché. C’è anche un’ombra di Richard Marx nei momenti più cantautorali, e persino una vena country-rock che ricorda il suo progetto Dark Horse, specialmente quando le chitarre si fanno più asciutte e il ritmo più disteso.
L’apertura con "Love Me Or Leave Me" è una dichiarazione: riff immediato, voce in primo piano e un refrain che si pianta in testa senza sforzo. "Don’t Let Me Go Tonite" mantiene alta la tensione, con quel titolo che sembra uscito da un vinile del 1989, ma con un suono fresco e arioso. Il disco però mostra la sua vera statura quando rallenta: "Someday", scritta con Andrew Oye, è una ballata vulnerabile, dove la melodia accompagna un testo che non cerca eroismi, solo verità. "Come Back To Me" riporta luce, mentre "Save Me Saturday Night" gioca su doppi sensi tipici dell’era AOR, ma con una produzione così curata da suonare attuale.
A metà album arriva "Her Name Is Trouble", il brano più duro, con un intro parlato e un groove funk-rock che esalta gli assoli di Oye. La seconda parte del disco approfondisce il lato introspettivo. "Heaven And Earth Collide" è una riflessione sull’amore trovato dopo anni di strada, mentre "Kiss Me California" sorprende con tastiere morbide e un’atmosfera quasi da singer-songwriter californiano. La chiusura affidata a "The Ones That Got Away" e "Now That You Don’t Love Me Anymore" è emotivamente densa: la prima è un inno malinconico, la seconda una ballata che non teme di esporre il fianco, con archi e pianoforti che danno peso al dolore senza teatralità.
"The Long Road Back" non è perfetto: qualche pezzo potrebbe risultare troppo didascalico e la produzione, seppur impeccabile, a volte livella le dinamiche. Ma è un disco che cresce con gli ascolti, rivelando sfumature che alla prima passata sfuggono. Paul Laine si mostra per l'ennesima volta un artista completo e di rara qualità. Ottima voce, ottima capacità di scrittura. Rispetto ai Defiants, si mette più a nudo, meno incline al corale da arena e più interessato a raccontare il proprio percorso.
Il risultato è uno degli album di rock melodico più compiuti e sinceri del 2026, un highlight che merita ascolto attento, lontano da facili etichette.
https://www.youtube.com/watch?v=Pvb6pMtGI_4