Copertina di The Descent dei Skaphos
Recensione Death · Album

Skaphos The Descent

di Daniele D'Adamo 7 Agosto 2026 - 05:00
Band
Skaphos
Tipologia
Album
Genere
Death
Nazione
Francia

Skaphos, ed è di nuovo H.P.Lovecraft con il suo meraviglioso, immaginario universo dominato dai Grandi Antichi, dei dormienti ubicati nello spazio profondo, pronti a risvegliarsi per la guerra finale per la conquista del cosmo intero.

"The Descent" è il quarto full-length in carriera della compagine francese, partorito a un solo anno di distanza da "Cult of Uzura" a dimostrazione di una feconda creatività sia testuale sia, soprattutto, musicale. Testi che coinvolgono in primis Cthulhu, primo nonché sacerdote dei citati Grandi Antichi, la cui dimora è piazzata da qualche parte nelle profondità oceaniche accessibili soltanto ai batiscafi (cfr. "Bathyscaphe", debut-album uscito nel 2020). Una continuità tematica che, sebbene non sia supportata da veri e propri concept-LP, aiuta certamente il songwriting a mantenersi entro precisi canoni che, messi assieme, formano lo stile dei Nostri.

Stile che, leggendo le note biografiche, si dovrebbe dividere equamente fra black e death metal. A parere di scrive, però, così non è. Sicuramente è presente una forte componente atmosferica magari più tipica del primo dei generi citati ("Mireborn"), tuttavia il mostruoso, potentissimo, distruttivo sound compresso in "The Descent" non lascia dubbi: di death metal si tratta, anche se confinabile nel calderone delle proposte maggiormente avanzate nel panorama internazionale e, pertanto, di non immediata classificazione.

Gli spaventosi blast-beats, frutto della grande preparazione tecnica di Nathan Faure, scuotono gli oceani a mò di maremoto, raggiungendo velocità pazzesche senza perdere un grammo di potenza. Una devastazione totale, purtuttavia perfettamente controllata al fine di erogare l'energia necessaria a scatenare la strumentazione elettrica e a scuotere le linee vocali. Queste assestate su un belluino, roco, brutale growling assolutamente inintelligibile che, a volte, coinvolge attimi di screaming, presumibilmente dovuti alla disperazione, paura ma anche curiosità irresistibile che si prova nel percepire le onde elettromagnetiche provenienti dai sogni di Cthulhu.

Se il drumming rasenta la follia e l'allucinazione da hyper-speed ("Okean", "Horror Squid"), non è da meno la chitarra di Jérémy Tronyo che, da solo, erige un muro di suono duro come il granito delle pareti della fossa delle Marianne. Elaborando così, senza soluzione di continuità, una selva intricata di riff rocciosi che penetrano i timpani per via della loro totale compressione e distorsione unitamente alla tecnica del palm-muting e ad accordature tirate sulle note più alte. Tant'è che, di conseguenza, non si contano le sovrapposizioni solistiche atte a rendere drammatico il tono della musica ("The Brine Seal").

Ecco che allora la formazione transalpina, così facendo, entra nel Regno del Caos, ove lo stordimento è immediato ma solo per chi ascolta, giacché i musicisti conoscono molto bene il loro mestiere e quindi processano con grande perizia questa soluzione che non può che portare all'annichilazione ("Mariana Tomb") oppure alla pazzia. Sublimi livelli mentali in cui, davvero, sembra possibile venire in contatto con creature invisibili agli altri, inquadrabili nei muti servitori del dio delle tumultuose acque salate ("Nese Ende").

Rispetto al precedente disco, "The Descent" sembra avere una marcia in più in quanto a dimensioni del suono prodotto, difficilmente rinvenibile negli act più furibondi che ruotano attorno al death metal se non avvicinandosi a mostruosità tipo Myrkskog. Il buon lavoro svolto dalla Les Acteurs de L'Ombre Productions nella produzione del platter si tocca con mano: gli Skaphos raggiungono livelli di pressione acustica sopportabile soltanto ai più allenati appassionati del death metal. Death metal ad altissimo voltaggio.

Sempre più devastanti.

Daniele "dani66" D'Adamo

https://youtu.be/CrMXy9gS35I?list=RDCrMXy9gS35I

Altri album di Skaphos

Carico il prossimo articolo