Copertina di The Corpse of a Titan, a Lament Long Buried dei Hecate Enthroned
Recensione Black · Album

Hecate Enthroned The Corpse of a Titan, a Lament Long Buried

di Daniele D'Adamo 21 Agosto 2026 - 12:00
Tipologia
Album
Etichetta
M-Theory Audio
Genere
Black
Nazione
Regno Unito

A sette anni di distanza da "Embrace of the Godless Aeon", gli Hecate Enthroned pubblicano "The Corpse of a Titan, a Lament Long Buried", il loro settimo full-length in carriera. Carriera cominciata nell'ormai lontano 1995 e che ha visto un impegno costante nell'esteso e sempre valido campo del symphonic black metal.

Il quale, meglio scriverlo subito, è interpretato alla perfezione dei Nostri. Brani articolati e ricchi di particolari degni di nota, potenza devastante della musica quando il ritmo tritura la barriera invisibile dei blast beats, clamorose aperture sinfoniche e, ultima ma non ultima, un'innata predisposizione alla melodia. Chiaramente non di quella commerciale ma, al contrario, lontana anni luce dai modelli catchy per rivelarsi in tutto il suo arcano splendore sì da rendere lo stile del combo britannico assai interessante e accattivante.

Stile certamente non originalissimo, e questo poiché il symphonic black metal è strutturato in maniera piuttosto rigida, ma integerrimo nella sua applicazione al suddetto (sotto)genere. Il che è un bene, giacché il non dover inventare nulla all'interno di una foggia musicale più che delineata in tutti i suoi contorni dona ampio respiro alla concentrazione di chi compone unicamente, o quasi, le canzoni. Le quali, alla fine, ovunque, sono ciò che davvero fa la differenza fra la bontà artistica di un disco invece che un altro.

"Spirits Stir Within Our Ancestors Tombs" e le sue compagne di avventura, per dirne una e cioè la prima dopo l'intramontabile intro ("Adar Rhiannon"), sono rappresentative di un songwriting di livello professionale ("Pwca"), completo, vivo nella sua capacità di dar vita a passaggi di altissimo pregio musicale, equilibrato nelle sue parti, esplosivo nella sua magnificenza orchestrale. Ma anche vario nel variare il modus operandi traccia per traccia. Songwriting, infine, che tratteggia i bordi di un sound potentissimo, trascinante e trasognate, da ascoltare più e più volte per via di una dimensione talmente grande, nello spaziotempo, da varcare i confini dell'Universo conosciuto.

Joe Stamps si può vedere allora come il capitano della nave interstellare Hecate Enthroned, ovvero colui che ha la responsabilità di dirigere la rotta verso l'infinito. Sì, perché è questa la meta del symphonic black metal: l'infinito. Le sue linee vocali comprendono il growling ma soprattutto uno screaming folle, distruttivo, tragico, drammatico, disperato. Il che per manifestare lo spirito più recondito del black, e cioè il rifiuto della vita così com'è percepita dagli esseri umani. Declinando in una forma di misantropia atta a rifugiarsi nei cantucci dell'anima. Infinitamente grande, infinitamente piccolo.

La ridetta professionalità del sestetto di Liverpool, com'è ovvio, gli consente di porre con estrema sicurezza e naturalezza le basi del proprio stile, potendo così consentire l'elaborazione di song che non non annoiano mai, piene di così tante note - e quindi possibilità di scrittura - , in maniera tale da articolare suite spettacolari come "The Boreal Monastery". Le chitarre sono molto ordinate e precise nello svolgere il proprio compito sia come ritmiche, sia – soprattutto - come soliste a mò di dolci pennelli che dipingono paesaggi che si addormentano al tramonto per poi risvegliarsi di notte, per indurre ai sogni più intensi i personaggi immaginari di quelle intricate e oscure foreste che si trovano ovunque, dentro la mente di ciascuna persona.

In "The Corpse of a Titan, a Lament Long Buried" chi volesse trovare spunti evoluzionistici e/o progressioni musicali rimarrebbe deluso. Il disco lascia da parte rischi e innovazioni per concentrarsi al massimo, con i suoi scudieri, sui segni caratteristici del (sotto)genere di cui trattasi. Sia la musica, sia i brani scorrono via con linearità e apparente semplicità, fluidi e sciolti malgrado la loro corposità, trascinando come un fiume in piena chi desidera trovare, fra le braccia di Euterpe, un'estrema visionarietà per poter fa suo il coraggio di estraniarsi da una società in totale decadimento e vivere, pertanto, istanti di magnifica illusione ("Steed of the Still Water").

E gli Hecate Enthroned? Irreprensibili esecutori dalla grande tecnica strumentale, calati nel ruolo che contraddistingue le migliori band del symphonic black metal attuale. Molto, molto bravi in tutto e per tutto.

Daniele "dani66" D'Adamo

https://youtu.be/Hhu8CKkRuiE?list=RDHhu8CKkRuiE

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