Copertina di Terrifying Angels dei Pure Reason Revolution
Recensione Progressive · Album

Pure Reason Revolution Terrifying Angels

di Roberto Gelmi 30 Settembre 2026 - 12:00
Tipologia
Album
Etichetta
Insideout
Genere
Progressive
Nazione
Regno Unito

You take me in and hold me back
You keep me still and hold attack
You make me real, I feel you crack [...]
You draw me in, it’s black as black

 

Terrifying Angels è il settimo album in studio della band progressive/alternative rock britannica Pure Reason Revolution, da tempo in forza al roster InsideOut Music. Sono passati due decenni dal debutto The dark third e sei anni da Eupnea (indimenticabile la sua copertina leonina e surreale). Il nuovo full length prosegue il percorso artistico della formazione guidata da Jon Courtney, orientandosi tuttavia verso sonorità nel complesso più oscure, pesanti e mature rispetto ai lavori precedenti (vedasi Coming Up to Consciousness o Above Cirrus). Troviamo infatti prog rock, ma anche sprazzi metal e sfumature alternative/elettroniche, con brani dalla struttura ben congeniata e una decisa componente atmosferica.

Il mixaggio è stato curato da Bruce Soord (The Pineapple Thief), mentre il mastering è opera di John Webber. Come special guest al basso troviamo, infine, due mostri sacri come Mariusz Duda (ex-Riverside, Lunatic Soul) e Kristoffer Gildenlöw (ex Pain of salvation, Dilemma, Kayak). A livello di testi, quelli di Terrifying angels esplorano la figura degli angeli non solo come simboli di salvezza, ma anche di distruzione. Attraverso le liriche si sviluppano riflessioni profonde su amore, memoria, verità e identità, sottolineando come spesso le forze capaci di trasformarci radicalmente siano le stesse che finiscono per ferirci.

La prima coppia di brani in scaletta sono l’epitome del sound odierno dei Pure Reason Revolution. “Spin like fire” è un pezzo potente e melodico al contempo, un buon opener, grintoso al punto giusto. “Black-Arrow Acrobats” invece mostra il lato più easy listening del gruppo londinese, ma nei suoi otto minuti ci sono diversi cambi di tempo e atmosfera, con rimandi ai Porcupine Tree (era Fear Of a blank planet). Resta forte l’accostamento con lo stile di Steven Wilson anche nella seguente “Haywire Heart”, breve song che contiene il giusto caos e un drumwork gustoso.
Ed è la volta della title-track, “Terrifying Angels”, un concentrato di atmosfere delle più varie, dal prog. lisergico, allo space rock, ma anche con momenti tirati, un uso attento ed emozionale dei sintetizzatori, e dell’accoppiata vocale maschile-femminile. Tra i momenti più convincenti del platter, senza dubbio.

Gli ultimi tre brani in scaletta non sono da meno. “Rumination Ruin” ha un tiro niente male, proponendo un riff catchy al punto giusto (e vicino a sonorità stoner) già all’avvio. Come gli altri pezzi in scaletti muore e risorge nel finale come l’araba fenice, passando da dinamiche soffuse a nuove esplosioni di decibel. Dopo la semi-ballad elettronica “Below Radiance”, troviamo la traccia più lunga dell’album, “Hold Your Wrath”. Con quasi quindici minuti di durata regala alcuni brividi ed è un viaggio cha val la pena intraprendere giunti fin qui nell’ascolto. Come recita il titolo della composizione, siamo di fronte a un’ira trattenuta che però a tratti emerge prepotente, alternando sonorità lisergiche a quelle metal: l’accostamento tra Apollo e Dioniso è convincente, non possiamo che fare un applauso al risultato finale.

Volendo sintetizzare un giudizio complessivo, Terrifying angels è un buon disco, scorre piacevole e in modo insinuante quanto basta (il minutaggio sotto i sessanta minuti e la scaletta corta aiutano non poco). Tra i pezzi migliori vanno ricordati quelli più lunghi e articolati, ossia la title track e la notevole "Hold Your Wrath". I Pure Reason Revolution restano una band che val la pena tener d’occhio, senza però scomodare l'etochetta di band di culto, almeno per ora.

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