Copertina di Stasi dei Maerormid
Recensione Black · Album

Maerormid Stasi

di Gianluca Fontanesi 13 Aprile 2020 - 15:50
Band
Maerormid
Tipologia
Album
Genere
Black
Nazione
Italia

Il terzo album dei Maerormid, band italianissima di Castiglione Del Lago, si rivela fin dai primi ascolti una gran bella sorpresa. Il genere proposto dagli umbri è un ibrido con parecchia carne al fuoco che, contro ogni possibile aspettativa, funziona benissimo. Nella musica dei nostri si possono trovare decine di influenze diverse: dai My Dying Bride e il doom più funereo, passando per il più feroce del black metal, per approdare in lidi più gothic e chi più ne ha più ne metta. I Maerormid nel comporre Stasi non si sono preclusi nulla e fanno della difficile catalogazione la loro carta vincente.

Il disco è prodotto piuttosto bene e ben bilanciato, anche se si sarebbe potuto fare meglio in particolar modo sulla cassa che, durante i raddoppi, risulta parecchio fastidiosa. La chitarra ha un suono arcigno e malvagio ed è stato fatto un lavoro certosino soprattutto per quanto riguarda le parti vocali. Lo scream di Mid. ha una timbrica cattiva e sofferente e non arriva mai ad annoiare l'ascoltatore; davvero apprezzabilissima la scelta del cantato in italiano nella totalità dell'opera, che si rivela un valore aggiunto e si amalgama alla perfezione con le trame strumentali. Sono presenti comunque diverse variazioni e anche le poche clean vocals acquisiscono senso compiuto.

I Maerormid poi, non contenti, aggiungono anche il violino e non lo fanno di certo per moda o perché di questi tempi è una soluzione figa. Anzi, nelle tracce proposte è assolutamente indispensabile ed è dosato alla perfezione. Sa rendersi protagonista, sa arricchire e sa mettersi da parte quando necessario, sempre al servizio del brano e mai viceversa.

Stasi, a nostro avviso, offre il meglio di sé nella parte centrale: Martire, Il Muro Ad Ovest e la titletrack sono brani maturi e di altissimo livello, che faranno saltare dalla sedia ben più di una persona. Si gioca molto sugli stati d'animo e suoi suoni sfiorando la psichedelia; il risultato è impressionante e si toccano persino vene folk ed eteree dove si aggiungono flauti e voci femminili, impossibile chiedere di più. Interessante anche la scelta di chiudere l'opera con un brano violento, Dissolvenza, rispetto a una più logica scelta opposta.

Non manca di certo il coraggio ai Maerormid e la personalità in questo caso ha premiato. Stasi è probabilmente un disco per pochi e per quelli con una propensione totale alla sperimentazione. Non è completamente black e non è completamente doom; mette benissimo il piede in due scarpe e contamina ulteriormente con altre ricercate influenze. Rimane una forte curiosità sulla direzione futura che prenderanno questi ragazzi; siamo però certi che, se riusciranno a mantenere questo livello di maturità e songwriting, i Maerormid saranno in grado di regalarsi soddisfazioni enormi. Bravi.

"Dal movimento tornerò alla stasi, poi risorgerò".

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