Copertina di Song of the Forest dei Nocturnal Reveries
Recensione Black · Album

Nocturnal Reveries Song of the Forest

di Daniele D'Adamo 18 Settembre 2026 - 09:00
Tipologia
Album
Genere
Black
Nazione
Finlandia

Debut-album per il progetto del polistrumentista Konsta Hietaniemi, chiamato Nocturnal Reveries e che, nel difficile poiché superaffollato campo del black metal, prova a farsi largo con "Song of the Forest". Che, già dal titolo, lascia intendere che ci si troverà davanti a quella forza misteriosa che risiede nella Natura e che risuona come parte primordiale della mente umana.

Hietaniemi, andando subito al nocciolo della questione, suona black metal senza altri aggettivi, cercando pertanto di accordarsi alla frequenza di risonanza di quella forza appena menzionata per regalare agli ascoltatori un'immersione totale nelle fredde e buie foreste nere del Paese natìo, e cioè della Finlandia. Che, come da circostanza consolidata, è una delle maggiori fabbriche di metal estremo di pregevole fattura.

E infatti il Nostro non si esime di far parte di questa nobiltà stilistica, proponendo un sound contemporaneamente antico e moderno, il quale pare tutto fuorché essere l'opera di un uomo soltanto, sebbene coadiuvato dal connazionale Aleksi Peltokangas per le linee vocali di tre brani ("The Raven: Ajatus ja muisti", "The Raven: Brink of Mimisbrunn" e "Intuition's Quest"). A proposito di queste ultima, Konsta le esegue in maniera se non perfetta, quasi, grazie a uno screaming aggressivo, feroce, roco, che smuove lo stomaco nonché capace di modificare tonalità a seconda dell'andamento musicale.

Un sound, insomma, che alterna furibondi attacchi alla giugulare mediante bordate tremende di blast-beat ("Gates to the Nocturnal Realm", "Song of the Forest"), a momenti meno violenti e veloci, in cui l'apporto delle tastiere dona al tutto un'atmosfera ricca di phatos ("Intro: Kuuttomana yönä syntynyt", "Eyes upon the Sky"), per un risultato decisamente accattivante. Talmente accattivante, che, si ripete, i Nocturnal Revieres non sembrano certo opera di una sola persona. Il che rende onore a Hietaniemi per essere stato in grado di sviluppare il suo percorso artistico con la massima serietà, cercando di dare il massimo per ogni strumento preso in mano.

La chitarra svolge il suo compito in modo classico, ricucendo riff su riff dal suono zanzaroso, che contraddistingue così profondamente il suono di tantissimi act che operano nel area di pertinenza del nero metallo. Altresì, la sezione deputata agli assoli si mostra sempre presente, così come il rombare, in sottofondo, delle quattro corde del basso ("Song of the Forest"). Assoli in primo piano, pertanto, pronti ad accompagnare il cantato graffiante del mastermind di Tampere, onde dipingere immaginari quadri a tinte fosche. Con dei barlumi di luce, però, che, nell'idea che permea le azioni contenute nel disco, possono apparire come raggi di un sole morente che attraversa, al crepuscolo, i fitti rami della sterminata foresta dell'emisfero australe.

Benché potrebbe apparire il contrario, è proprio nelle fast-song come la micidiale "Eyes upon the Sky", che si penetra a fondo nell'animo umano, per tirar fuori quei sentimenti così forti, così presenti nel cuore di chi vive vite solitarie. Misantropia, lievito fecondante di molto black metal, la quale s'interseca, qui, con una lieve ma percepibile vena di malinconia. C'è anche qualche accenno al paganesimo di quelle terre, che si trova sparso un po' qua un po' la, in mezzo ai righi musicali ("The Raven: Ajatus ja muisti") sotto forma di folk ("Intuition's Quest").

Per concludere, non si può che apprezzare l'impegno totale profuso da Konsta Hietaniemi per dare vita e quindi far crescere i Nocturnal Reveries. A voler cercare il pelo nell'uovo, manca un po' di coesione stilistica fra le varie canzoni. Un processo che spesso necessita tempo, pazienza e tanta voglia di migliorarsi. Hietaniemi, preso atto che "Song of the Forest" sia un debut-album, non può che perfezionarsi non tanto nella fase esecutiva, ove mostra di non dover imparare da nessuno, quanto in quella compositiva.

Compito difficile ma non impossibile.

Daniele "dani66" D'Adamo

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