Copertina di Something Old, Something New, Something Borrowed and Something Black dei Hatesphere
Recensione Past

Hatesphere Something Old, Something New, Something Borrowed and Something Black

di Alberto Fittarelli 17 Febbraio 2004 - 00:00
Band
Hatesphere
Tipologia
Past

Ultimamente in Danimarca devono aver mangiato qualcosa di strano: non si spiega altrimenti l'inflazione di bands che sta arrivandoci da quella terra, convenzionalmente inclusa nella Scandinavia, ma che dalla fortuna in campo metal di quest'ultima è stata invece estromessa per diversi anni. Se pensiamo infatti a nuove leve come Mnemic e Raunchy per i suoni più moderni ed i ritorni di Konkhra ed Invocator per quelli più classici, tra death e thrash, non possiamo che aprire gli occhi su una zona che evidentemente ha parecchio da dire nell'immediato futuro.

Ma del resto gli Hatesphere non sono certo gli ultimi arrivati: in giro da diversi annetti, la band si collocava da subito sulla scia del revival death/thrash che già diverso tempo fa ha partorito gente ben più famosa come Soilwork, Darkane e, in parte, Carnal Forge; insomma, un thrash ipervelocizzato e con vocalizzi à la At The Gates, tanto per cambiare, che non lasciava certo di stucco per originalità ma che poteva essere tranquillamente definito come "onesto" e ben suonato.
Questo MCD dal titolo lunghissimo è la terza fatica discografica che i nostri pubblicano tramite la nostrana Scarlet Records, e segue fedelmente la politica che vede gli EP, nei più svariati formati, andare a riempire momenti di vuoto nei confronti del pubblico e soddisfare richieste contrattuali: ma, a differenza di molte altre uscite di questo tipo, va subito detto che questa volta il valore e la qualità ci sono e ne giustificano l'acquisto.

Il gruppo sforna infatti un dischetto che contiene, sì, solo un inedito: ma iniziamo col dire che Release the pain fa fino in fondo il suo lavoro, con un riff principale tritacarne e delle vocals potentissime, al pari della sezione ritmica; non grido certo al miracolo, sto parlando di materiale ampiamente sviluppato già da diversi anni e svariati gruppi, ma ovviamente il pezzo è più che valido e merita una menzione particolare per quanto riguarda questo tipo di sonorità.
A seguire i danesi ci propongono un paio di inevitabili cover, con Bark at the Moon, del "fu" Ozzy Osbourne, dilaniata dalle vocals di Bredahl, e la celeberrima Caught in a Mosh di quella che probabilmente è una delle band che ppiù ha influenzato gli Hatesphere: sto parlando naturalmente degli Anthrax, che rivivono qui in modo più che dignitoso, anche se un po' sottotono rispetto alla traccia precedente.

L'EP si esaurisce poi con 4 pezzi dal vivo che onestamente poco aggiungono a quanto già detto dalla band: sugli scudi sicuramente Low Life Vendetta, sabbathiana ed opprimente nel suo incedere, e la più vecchia e veloce Hate; una veloce retrospettiva, insomma, delle capacità live del combo.
Alla fine dell'ascolto non posso certo dire che la musica proposta non sia coinvolgente e potente: io la testa la scuoto volentieri su dischetti come questo, lascio poi a voi decidere se il prezzo del mini è commisurato alla sua qualità; io, nel dare il mio assenso deciso, non posso che augurarmi che gli Hatesphere raccolgano col prossimo album quanto meritano.

Alberto 'Hellbound' Fittarelli

Tracklist:

1. Release The Pain
2. Bark At The Moon
3. Caught In A Mosh
4. Low Life Vendetta (Live)
5. Bloodsoil (Live)
6. Plague (Live)
7. Hate (Live)

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