Copertina di Searing Blood dei Lorn
Recensione Black · Album

Lorn Searing Blood

di Daniele D'Adamo 11 Settembre 2026 - 00:00
Band
Lorn
Tipologia
Album
Etichetta
Dolomia Nera
Genere
Black
Nazione
Italia

Dopo nove anni tornano i Lorn con un nuovo full-length, "Searing Blood". Un lasso di tempo in cui il mastermind Radok, grande esecutore di una musica che involve tutti gli strumenti musicali, ha sicuramente speso per capire quale strada intraprendere dopo "Arrayed Claws". Evolversi verso nuove forme di black metal, oppure compiere un passo all'indietro onde tornare ai principi cardini che ne definiscono i connotati?

La risposta appare chiara, e sin da subito. Cioè, dall'opener nonché title-track "Searing Blood". Blast beats a profusione ("Threshold's Tragedy"), e qui si è nella normalità. Ma, poi, compare una sequenza di toni estremamente cupi che immergono immediatamente l'ascoltatore in un'immaginaria, fitta foresta che ne avvolge completamente i sensi sì da generare un potente senso di inquietudine, di paura se non di terrore.

La chitarra, oltre a svolgere il tipico rifferama zanzaroso quando tuttavia ruggisce nella fase ritmica, non smette praticamente mai di arrotolare ghirigori dorati che, assieme allo spesso tappeto realizzato dalle tastiere, disegnano melodie totalmente arcane, quasi aliene. Le quali, trasportati dalle corrose linee vocali di Radok, conducono a un black di tipo fondamentalmente atmosferico ("Haderburg"). Ma, è bene ribadirlo, aderente alla tradizione che esige lo sviluppo di tematiche legate alla difesa della Natura, sconfinando in ciò nel post-black ma solo per qualche limitato segmento.

Non solo strumentazione elettrica ma anche acustica, rinvenibile nei dolci arpeggi di "Leuchtenburg", spettacolare suite in cui confluiscono parecchi umori, emozioni, sentimenti. Primo fra tutti, la tragica mestizia che penetra nel cuore quando si approfondisce il ruolo delle moderne società, basate esclusivamente sul denaro, la sopraffazione dei deboli; nonché la perdita dei risvolti storici che hanno determinato, nel corso dei secoli passati, la produzione di manufatti per i quali nessun aggettivo è più appropriato che bellezza.

Non si può non menzionare, altresì, la capacità del Nostro di sviluppare un songwriting adulto, molto articolato, il quale genera di conseguenza una varietà notevole sia fra i vari brani, sia all'interno dei medesimi. Il minimo comune denominatore è però la melodia, che imbeve un sound assolutamente coinvolgente, tale da staccare, se così sì può dire, la vivida mente dall'inutile corpo.

Melodia che è il leit motiv di "Gallows", a parere di chi scrive il migliore brano del lotto. In esso, si alternano mid e up-tempo che trascinerebbero anche una montagna, coinvolgendo un costrutto armonico di assoluto rilievo compositivo. Radok, con il suo screaming, urla con tono drammatico tutta la sua disperazione per ciò che è stato e che non sarà mai. Mulinando, nel contempo, la sua chitarra per dar vita a un riffing maestoso, rapido, la cui emozione predominante è la tristezza. Incalzanti aperture orchestrali si accompagnano a braccetto con i ricami della lead guitar, dando vita a stupendi momenti di trance onirica; ideale complemento per il rigurgito misantropico che sgorga inarrestabile nell'udire le grida di dolore della Natura mentre l'Uomo la violenta.

Negli momenti in cui la furia degli elementi si placa, il rombo del basso, unitamente al lavoro degli altri strumenti, formano imperiosi stacchi in cui esplode letteralmente tutta la capacità di creare atmosfere obnubilanti. Tali, di nuovo, di trasportare altrove il pensiero, magari nei più reconditi anfratti del Cosmo sconfinato (cfr.: la strumentale "Ordo Draconis", "Threshold's Tragedy").

Molto, molto bravo, Radok, nel far sì che i Lorn potessero esprimere con chiarezza il tumulto emotivo che si attiva nel cervello di chi ama rifugiarsi nel proprio spazio interiore, così da evitare di essere travolti dal dolore - o forse dal sollievo - derivante dalla constatazione che, a questo punto della scala geologica, la Terra è destinata inevitabilmente alla distruzione dalla peggiore civiltà di cavallette: l'Umanità.

Concludendo, si può affermare che "Searing Blood" sia un disco trasversale, nel senso che possa essere amato da tutti coloro che del black metal, e dei suoi sottogeneri, ne facciano una ragione di vita.

Daniele "dani66" D'Adamo

https://youtu.be/Pbcoocip4DA?list=RDPbcoocip4DA

Carico il prossimo articolo