Copertina di Retrograd dei Horn
Recensione Black · Mini

Horn Retrograd

di Stefano Santamaria 4 Settembre 2018 - 00:00
Band
Horn
Tipologia
Mini
Genere
Black
Nazione
Germania

Continua il cammino discografico per Horn, progetto solistico di Nerrath, polistrumentista legato alla tradizione pagana. L’ep in questione prosegue sul solco tracciato con passione dalla band e dal filone, alternando momenti folk a più estremi classicamente pagan. Suoni riconducibili alla scuola Falkenbach, Drudkh & co. Brani curati, dall’epico intercedere e dall’intenso trasporto emotivo. I pezzi soddisfano tutti i dogma del rapsodico intento della scuola di appartenenza.

Acustici fraseggi sono l’illuminante gestualità di una serenità che rivive come in passato, natura che ritrova i propri spazi e che ci culla in un ondulatorio verdeggiare. Tiepida brezza sfiora le fronde di una speranza ridestata, danze e rituali intorno a fuoco scoppiettante lasciano i propri protagonisti soddisfatti e stanchi a meditare su ciò che il passato ha loro riferito.

Carriera iniziata nel lontano 2002 per gli Horn, otto full-length che hanno costellato una corsa fatta di passione e di crescita dal punto di vista tecnico. Questo arricchire di espressioni e strutture i brani non ha però per un solo istante messo in dubbio la coerenza di un artista genuino sino al midollo. I suoni di violoncello, unitamente al dialogo con e verso la chitarra, sono il punto di forza di “Retrograd”.

Profondità di un’anima “riscoperta”, sguardo che da terra si volge al più terso dei cieli, pennellate di rami e foglie che ci proteggono da un sole bruciante, lasciandocene godere il calore solo per piacevoli e necessari tratti.

Auspichiamo che l’ep sia antipasto per un imminente full-length, poiché chi ama il pagan non può non lasciarsi sfuggire Horn, degno rappresentante di un sound radicato in chi ne apprezza la sensibilità e penetrante veemenza.

Stefano “Thiess” Santamaria

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