Copertina di Rats In The Cradle dei Night Laser
Recensione Heavy · Album

Night Laser Rats In The Cradle

di Valeria Campagnale 26 Settembre 2026 - 09:00
Tipologia
Album
Etichetta
Steamhammer
Genere
Heavy
Nazione
Germania

A due anni di distanza dal definitivo salto di qualità siglato con il quarto album "Call Me What You Want" e dai fortunati tour europei al fianco di Axel Rudi Pell, la band glam/sleaze metal amburghese Night Laser è a tornata sul mercato con la sua nuova fatica discografica, intitolata "Rats In The Cradle", anticpato da quattro singoli, il primo, la ballata blues-rock "Heart Of The Desert Rose", un omaggio alla resilienza femminile impreziosito dalla partecipazione di Johnny Gioeli, seguito da "Defenders", brano con Sebastian Zierof ospite alla voce, seguito da "19CR490" e, la title track "Rats In The Cradle", quattro brani che rappresentano lo spirito dell'album, arricchito ulteriormente della collaborazione di rinomate figure del panorama metal internazionale come Sascha Paeth che offre il suo apporto chitarristico in "Blueberry Gin", Lars Rettkowitz intervenuto in "Get Out" e Corvin Bahn si alle tastiere. Con questo bagaglio di nuove sonorità, i Night Laser offrono un veramente un buon prodotto sonoro.

L'apertura dell'album è affidata all'energia di "S.T.F.U.", brano potente e privo di fronzoli e, pur mantenendo un'attitudine graffiante, il pezzo evidenzia un'interessante vena melodica che richiama direttamente la lezione degli Hanoi Rocks. Il percorso prosegue con "Make You Mine", un brano che si discosta dalle sonorità iniziali grazie a un impianto melodico preponderante e a cori di chiara matrice ottantiana. A garantire la spinta più heavy intervengono le chitarre incisive di Felipe Zapata Martinez, che trascinano il brano verso territori più pesanti e dall'attitudine piacevolmente grezza.

Con la successiva "Defenders" che, come detto prima, vede Sebastian Zierof alla voce, Night Laser propongono una traccia che spiazza e sorprende per la sua carica energetica, sebbene l'attacco e le premesse possano far pensare al classico pezzo anthemico d'ispirazione ottantiana, il brano si rivela in realtà molto più heavy di quanto si possa immaginare. A sorreggere la struttura c'è un lavoro di chitarre potente e serrato, dove i riff si incattiviscono e la sezione ritmica accelera senza sosta, spingendo la band verso sonorità decisamente più aggressive, quasi al confine con il speed metal, senza però mai smarrire il senso del groove e l'incisività del ritornello. Segue la scanoznata e bluesy "Blueberry Gin" in cui la band abbandona momentaneamente l'impatto più pesante per immergersi in un'attitudine sfrontata e rock'n'roll. Sascha Paeth (Avantasia) ne approfitta per salire in cattedra, ricamando un assolo di pura classe che si incastra alla perfezione in questo scenario notturno e viscerale.

La ballad "Heart Of The Desert Rose" rappresenta uno dei momenti più intensi e carichi di pathos dell'intero album. L'inconfondibile timbro graffiante e passionale di Johnny Gioeli (Axel Rudi Pell) si sposa alla perfezione con le trame polverose costruite dalla band, dando vita pezzo vibrante e profondo. Il brano si sviluppa su un tempo lento e avvolgente, guidato da arpeggi di chitarra carichi di feeling con sfumature vintage e malinconiche alla struttura. L'esplosione emotiva arriva nel ritornello, dove l'intreccio armonico e un assolo di chitarra struggente ed espressivo elevano la traccia, trasformando una classica ballad rock in una vera e propria gemma d'autore che dimostra la versatilità compositiva dei Night Laser. A riportare con i piedi ben impiantati in riff aggressivi ci pensa "Rats In The Cradle" che parte a tavoletta puntando su una sezione ritmica martellante e su chitarre taglienti che travolgono l'ascoltatore senza concedere pause. Benno Hankers sfodera qui una delle sue interpretazioni più aggressive e graffianti, trascinando la traccia con un ritornello sfacciato e facile da memorizzare. È il classico pezzo hard & heavy privo di compromessi, ideato per fare headbanging e ribadire la natura più pura e viscerale della band.

Alternando i ritmi, con "Into The West" la band si abbandona a un'atmosfera più soave, un brano spiazzante, che sorprende per un'inaspettata carica di dolcezza ma che riesce a conquistare al primo ascolto grazie alla sua grande eleganza compositiva. Il brano rallenta le battute ed estrae l'anima più intima e sognante della band, affidando la melodia a chitarre acustiche avvolgenti e a un’interpretazione vocale ricca di sfumature calde. Nonostante il repentino cambio di registro, il pezzo non risulta fuori posto, offrendo un perfetto punto di respiro all'interno della scaletta, dimostrando come i Night Laser sappiano maneggiare con disinvoltura anche le dinamiche più dolci e d'atmosfera senza perdere d'incisività.

A spezzare la parentesi più morbida ci pensa "19CR490", un pezzo che riporta l'ascoltatore nel cuore pulsante dell'album. Qui la band rispolvera il suo marchio di fabbrica, un glam heavy aggressivo e dinamico, sorretto da chitarre affilate e da un'energia viscerale che guarda direttamente ai classici del genere.

Con "Get Out" i Night Laser alzano ulteriormente l'asticella della pesantezza, regalando uno dei momenti più tirati e aggressivi dell'intero lavoro, il brano mette da parte le sfumature più tradizionali per abbracciare un sound pesantemente heavy innervato di chiare influenze power metal, caratterizzato da ritmi serrati. A impreziosire la traccia c'è la partecipazione di Lars Rettkowitz (Freedom Call), la cui presenza si fa sentire nel lavoro di chitarra con i suoi interventi solisti e l'intreccio di riff virtuosi donano al pezzo una carica epica, veloce ed energica, trasformando "Get Out" in una vera e propria scarica di adrenalina a tutta velocità.

Con "Goddess Of The Sky" si esplora una dimensione più epica e solenne. Il pezzo si sviluppa su una struttura dal passo marziale, quasi un'avanzata cadenzata e imponente, pur mantenendo un'atmosfera complessivamente più soft. Il risultato è un traccia evocativa e suggestiva, che gioca sapientemente sull'equilibrio tra la delicatezza dei passaggi più d'atmosfera e la forza ritmica della sua impalcatura bellica.

A chiudere l'album, "You And Me", una classica ballad rock che rallenta i ritmi per fare spazio all'emotività più pura. Il brano si sviluppa su una struttura intima guidata da arpeggi delicati e un'interpretazione vocale profonda, per poi esplodere in un ritornello corale e un assolo struggente, sigillando il disco con un finale di grande impatto.

Ciò che salta subito all'orecchio è l'impatto del suono, i Night Laser hanno optato per un'incisione quasi interamente in presa diretta, mossa vincente poichè l'album emana tutta la carica di una sessione in sala prove, smarcandosi dalle produzioni fin troppo laccate e artificiali. La voce graffiante e grintosa di Benno Hankers brilla su una sezione ritmica rocciosa guidata da Rob Hankers al basso e Ingemar Oswald alla batteria, il tutto affilato dai riff incisivi di Felipe Zapata Martinez.

"Rats In The Cradle" si presenta come un lavoro solido e compatto, privo di cadute di stile o brani riempitivi. Senza la pretesa di rivoluzionare i canoni del genere, i Night Laser mettono a segno un disco fresco e dinamico, spinto da una produzione viscerale e da una scrittura efficace. Per gli appassionati di glam‘n’sleaze metal diretto di stampo europeo, il full-lenght si attesta a pieni voti tra le uscite più interessanti della stagione.

https://www.youtube.com/watch?v=8HVX7glCUY8

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