Nel 2027 i Death SS compiranno cinquant’anni. Molto probabilmente il loro leader da sempre, ossia il cantante nonché fondatore Steve Sylvester, nel 1977 nella cantina dove provavano in quel di Pesaro non si sarebbe mai immaginato di raggiungere un così alto traguardo sebbene la sua visione ricomprendesse sette sigilli di lì a venire, a contraddistinguere ben precisi momenti successivi, non per forza accompagnati obbligatoriamente da uscite discografiche.
Ad anticipare quello che potrebbe avvenire il prossimo anno vi è il 45 giri Pandemonium/Candlelight, uscita a tiratura limitata che ha ottenuto il proprio battesimo del fuoco lo scorso 17 luglio, a Cremona presso il parco delle Colonie Padane, in occasione del Festival Luppolo in Rock, nel quale i Death SS costituivano gli headliner della prima giornata della kermesse, quella legata alle sonorità più oscure e gotiche, non a caso prima di loro si sono esibiti dei campioni del genere come i The 69 Eyes.
Altra novità veramente di rilievo, senza ombra di dubbio eclatante, l’entrata in formazione di una seconda chitarra, affidata a un mammasantissima dell’Acciaio Italiano quale Andrea “Andy” Panigada, fondatore dei Bulldozer, così da rinverdire i fasti del passato più marcatamente heavy metal della formazione pesarese-fiorentina, come mostrato ampiamente nel concerto sopraccitato.
Va però sin da subito sgombrato il campo da qualsiasi dubbio: la line-up che ha inciso Pandemonium/Candlelight è sì quella rinnovata rispetto a The Entity – Al De Noble (Aldo Lonobile) è tornato nei Death SS e ha sostituito Giulio “Ghiulz” Borroni alla chitarra – ma Andy Panigada non è ancora della partita in maniera attiva, sebbene abbia scritto entrambi i pezzi insieme con Steve Sylvester.
Situazione peraltro ben rappresentata in copertina, che schiera, partendo da sinistra, all’interno di uno scenario apocalittico, Manu “Uman Talbot” Collato (batteria), Aldo “Al De Noble” Lonobile (chitarra), Steve Sylvester (voce), Freddy Delirio (tastiere) e Dimitri “Demeter” Corradini (basso) legati con delle catene a dei pali di tortura poco prima di venire giustiziati, messi al rogo da un pubblico di invasati inneggiante al loro sacrificio. Sullo sfondo una cattedrale gotica sullo stile della facciata del Duomo di Milano.
“Pandemonium” viene aperta da un solenne tappeto di tastiere operato da Freddy Delirio in continuità con il mood espresso da The Entity nel 2025 per poi lasciare spazio all’acido cantato di Steve Sylvester che si innesta in un crescendo atto a deflagrare nel possente coro, a costituire il leitmotiv del brano stesso, dal taglio fragoroso, che sarà destinato a ottenere sfracelli, una volta proposto dal vivo. Inoltre, cosa non da poco, “Pandemonium” è capace di entrare in testa anche dopo un solo ascolto, collocandosi nel solco di quanto fatto dai Death SS con la canzone “Rock’N’Roll Armageddon” del 2018.
“Candlelight”, traccia che non uscirà su nessun altro supporto costituisce molto più di quello che ci si potrebbe attendere dal lato B di un singolo, possedendo la titolarità di una canzone vera. Trattasi di pezzo intrigante, che nel suo incedere, soprattutto all’inizio, ricorda a tratti “The 7th Seal” per poi esplodere in maniera accattivante nella ripetizione dello stesso titolo del brano, in modalità onirica ma mantenendo quella stessa componente melodica che ha colpito nel segno svariate volte, nella carriera dei Death SS. Per lo scriba l’highlight del 45 giri, addirittura superiore a “Pandemonium”, che si ribadisce essere brano di sicuro livello, presente sul lato A.
Pandemonium/Candlelight esce in soli 400 esemplari per Lucifer Rising Records/Self Distribuzione e al proprio interno contiene un adesivo raffigurante il logo dei Death SS con colorazione rosso fuoco su sfondo nero.
Stefano “Steven Rich” Ricetti