Copertina di Necropolitan dei Green Lung
Recensione Stoner · Album

Green Lung Necropolitan

di Paolo Fagioli D'Antona 14 Settembre 2026 - 12:00
Band
Green Lung
Tipologia
Album
Etichetta
Nuclear Blast
Genere
Stoner
Nazione
Regno Unito

Tornano i londinesi Green Lung a tre anni di distanza dall'ottimo successo di This Heathen Land, un lavoro che aveva riscontrato una grande risposta sia dalla critica che dal pubbico, arrivando addirittura alla posizione numero uno delle classifiche rock & metal britanniche. Un platter quello del 2023 che fondeva heavy metal, riff sabbathiani, stoner e atmosfere mistiche e psichedeliche senza dimenticarsi il lato catchy, con ritornelli di grande efficacia come in The Forest Church o nell'irresistibile singolo Maxine (Witch Queen).

Insomma una grande pressione a questo giro sul quintetto britannico che con questo Necropolitan ci offre un viaggio sonoro che è un tributo alla loro città natale (Londra) e alla sua scena musicale. Allo stesso tempo, esso è una celebrazione delle storie, della tradizioni e dei miti legati all'occulto. Il titolo del disco Necropolitan deriva dai sette storici cimiteri giardino vittoriani (necropoli) costruiti intorno alla periferia di Londra tra il 1833 e il 1841. Essi furono costruiti per risolvere l'enorme problema della sepoltura dei corpi di una popolazione in continua crescita demografica in quel periodo storico. Tuttavia, arrivati agli anni sessanta del ventesimo secolo questi luoghi vennero abbandonati a loro stessi diventando presto rovine ricoperte di muschio. Da qui il collegamento anche con il nome della band - "polmone verde" - un luogo immerso nel caos della città e della vita moderna che diventa un rifugio in cui la natura incontaminata prende il sopravvento, riportandoci ad uno dei concetti chiave che spesso anima le liriche è l'iconografia di questa band; ossia la vittoria della natura sull'uomo.

Assieme al produttore Tom Dalgety (Opeth, Ghost), la band ci conduce per mano in un disco che risulta ancora più minaccioso, oscuro e occulto del precedente. Svaniscono alcune delle soluzioni più mistiche e psichedeliche che avevano fatto capolino su This Heathen Land a favore di un sound funereo, fatto di riff sabbathiani in pieno stile heavy/doom, senza dimenticarsi delle sezioni condite dall'hammond e il mellotron che ci riportano in mente i Deep Purple, ma anche alcuni gruppi storici della scena progressive rock degli anni 70. I Green Lung non fanno mistero delle loro influenze musicali, ed ascoltando questo album non possono non venirci in mente, oltre che ai già citati Black Sabbath, anche i Ghost; questo non solo per la timbrica vocale e il lato occulto delle liriche ma anche per via del sound. Certo qui parliamo più dei primi Ghost, quelli del debutto e di un disco come Meliora e c'è da dire che i Green Lung non hanno sicuramente quella vena più commerciale e "catchy" che ha reso tanto celebre la ormai nota e gigantesca band svedese.

Necropolitan è un disco più crudo e heavy rispetto al precedente che vuole catturare maggiormente l'impatto della band in sede live, sacrificando a nostro avviso le sezioni più immediate che in questo album non emergono vincenti come era accaduto nel precedente platter.

Dopo l'introduttiva Open The Hellmouth, Dance On The Grave si apre con dei riff Sabbathiani al 100% e un testo che spazia da riferimenti alla tecnologia, al cambiamento climatico fino ad arrivare alla politica. Insomma quella fine del mondo per mano della natura (e anche per mano dello stesso essere umano) che è sempre stato un tema portante di questa band- "dance everyone till the hellfire takes us all".

Black Magick Radio celebra la cultura proto-goth londinese degli anni sessanta e lo fa con un'atmosfera mistica e sinistra, avvolta da dei gustosissimi synth e un basso pulsante che rende questo pezzo decisamente convincente. Carina anche l'idea di immaginare e celebrare una radio pirata come strumento di propaganda occulta. Il pezzo in generale funziona molto bene, con tanto di assolo di hammond, una sezioni di riff estremamente impattanti e delle belle linee vocali. Come non menzionare poi quelle aperture spettrali poste in chiusura della canzone... Sicuramente suggestive!

Necropolitan Line inizia in pieno stile Deep Purple (sembra quasi di ascoltare Highway Star, non solo per via dell'hammond e dei riff ma anche per via della prova vocale di Tom molto "carica" e abbastanza in linea con quella di Ian Gillan) per un altro brano dal testo molto interessante che parla di una linea ferroviaria realmente esistita nella Londra del ventesimo secolo che trasportava i morti sotto la città. Altro pezzo decisamente riuscito.

Il feel epico e spettrale di Evil In This House rende questo un brano che davvero potrebbe essere accostato ai primi Ghost con dei buoni assoli di chitarra e synth. Un pezzo che a detta della band risponde alla domanda seguente; cose succederebbe a livello sonoro se se una band stoner metal si addentrasse in un'investigazione paranormale in pieno stile Ghostbusters?

Together In Death abbassa i toni, per un brano sempre sinistro ma che si apre in maniera più soffusa prima di sfociare nel tipico riffing della band. Il primo punto più debole del disco. Ozymandias parte con un hammond e dei riff sferzanti e di grande impatto senza però riuscire a risultare entusiasmante nella totalità del brano, soprattutto iniziando a darci la sensazione che questo disco abbia offerto quello che doveva offrire nella sua prima metà. Un succosissimo assolo di chitarra stra condito di pedale wah rende il pezzo più interessante ma non lo salva completamente.

Alostrael (Be My Babylon) ci introduce ad una special guest, la voce dei Castle Rat Riley Pinkerton, che ci prende per mano attraverso la sua parte narrata ad inizio pezzo. Ancora una volta un brano che gode di alcuni assoli pregevoli e che si condisce di un bello stacco di basso ma che nella sua totalità fatica a decollare.

To The Gallows Born chiude il disco con dei canti, narrando le leggende di Tyburn Gallows. Il mood del brano stavolta spazia tra l'epico e il malinconico. Gran lavoro sulle atmosfere e sulle tastiere, per un pezzo che offre delle progressioni interessanti e si candida come il brano più ambizioso del platter, chiudendo il lavoro su una nota decisamente positiva e con una prova vocale di Tom davvero maiuscola, specialmente nell'acuto finale che ci trascina verso l'epilogo di questo lavoro.

Necropololitan è un disco che porta avanti le caratteristiche sonore del five-piece londinese con un platter che rispetto a This Heathen Land è meno mistico e sulfureo ma certamente più sinistro, macabro, occulto e spettrale. La vena del disco è sicuramente più heavy e cruda, regalandoci un lavoro meno catchy ma sempre condito da quei riffoni stoner/doom e quelle atmosfere alla Ghost che sono ormai tipiche di questa formazione. Un plauso alla produzione di altissimo livello e alla ricerca dietro i testi, sempre molto interessanti, senza contare gli assoli di chitarra e hammond che donano alle composizioni quella marcia in più. Peccato solo per qualche calo di troppo nella tracklist in un disco già breve di suo (40 minuti per otto brani più intro). I Green Lung non hanno la pretesa di inventare nulla ma riescono a riproporre in maniera efficace la lezione dei maestri del genere, arricchendo il tutto con delle storie affascinanti che si legano in maniera perfetta con la musica proposta. Insomma un disco che non ci ha entusiasmato a livello del predecessore, ma siamo sicuri che i fan del genere apprezzeranno eccome!


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