Mørketid significa notte polare, e rappresenta il periodo dell'anno in cui il sole rimane sotto l'orizzonte nei mesi invernali: ciò di cui ci sarebbe proprio bisogno in questi giorni di temperature folli. Il secondo album dei Mortem esce a luglio in perfetta contrapposizione col titolo scelto ed è un'ottima occasione per avere qualcosa di valido da ascoltare durante i mesi meno prolifici dell'anno.
Sono passati ben sette anni dal bellissimo Ravnsvart (che vi consigliamo di recuperare) e, covid incluso, sembrano essere passate intere ere geologiche. I Mortem non sono mai stati uno dei tanti supergruppi costruiti tanto per fare qualcosa ma hanno sempre battuto un colpo nel momento giusto, e finalmente è arrivato il momento del bis.
La line up della band non ha di certo bisogno di presentazioni ma non è un problema fare un refresh: Sverd (Arcturus, The Kovenant) alle tastiere e chitarra, Marius Vold alla voce, Seidemann (1349, Svart Lotus, Pantheon I) al basso e un certo Hellhammer dietro le pelli.
Mørketid è un gran bel lavoro e continua imperterrito sulla linea del debutto. Parliamo quindi di un black metal sinfonico che rimanda parecchio all'era Mustis dei Dimmu Borgir, Old Man's Child, Arcturus e buona parte della Norvegia nera che conta con base tastieristica. Il buon Sverd è qui piuttosto ispirato e le sue trame sono il vero e proprio valore aggiunto di tutte le composizioni. Rispetto all'opera precedente, che era l'apoteosi della glacialità messa in musica, Mørketid risulta molto più accessibile e soprattutto cinematografico. Anche la voce di Marius è meno feroce, più "pulita" e ben si sposa con le scorribande artistiche nell'avantgarde come si faceva una volta.
Il lavoro dei Mortem è oggi meno violento e cattivo, ma non per questo meno interessante. Nei 44 minuti di musica offerti c'è anche il tempo per servire sul piatto un vero e proprio capolavoro: Skyggeånd, pubblicato anche come singolo, è un brano favoloso, una vera e propria tormenta di neve con l'ascoltatore al centro. Se cercate un motivo per procurarvi Mørketid l'avete trovato.
Senza spoilerare più di tanto, se siete amanti di un certo tipo di Norvegia sapete già a cosa andrete incontro e godrete come dei ricci; in caso contrario potrebbe sembrarvi l'ennesimo disco black pubblicato per tirare su due soldi da gente più o meno famosa, e vi perdereste un lavoro di altissimo livello. Nonostante la produzione sia fin troppo pulita, soprattutto per quel che riguarda la chitarra, spesso relegata in background, il castello poggia su fondamenta solidissime e ben rodate. I Mortem sono come quell'amico timido che si fa vedere poco e parla poco, ma quando lo fa è sempre illuminante; bentornati.