
li ultimi anni il death metal si evoluto, rispetto alla forma ortodossa, in direzione di strade buie e oscure in cui regna indisturbata la dissonanza. Non solo, a supporto di questa apparentemente, inarrestabile spinta progressiva, s'intersecano più generi quali, principalmente, il doom e lo sludge. Definire con un termine unico questa trasformazione, si direbbe quasi repentina, si è scelto di indicare il nome di dissonant death metal e/o progressive death metal a seconda delle fattispecie inserite nel DNA del death metal allo stato embrionale.
Sebbene tale disanima presenti i caratteri della volatilità a causa di una timida uscita di opere di act che si spingono oltre quello che è il post-death (sic!), un punto fermo c'è: i Viande suonano dissonant death metal. Il loro sound non presenta alcun inserimento di melodie varie ma, al contrario, fa di tutto per risultare il più possibile antipatico agli orecchi di chi ascolta.
La provenienza francese, inoltre, come da tradizione, rigetta l'inglese per scrivere i temi dell'LP nella lingua madre. Con ciò, delegando l'impossibilità di recepire le parole soffocate dallo screaming della voce di J e delle relative urla, sommando la difficoltà di districarsi in concetti incentrati sull'oscurità e sulla morte.
B, dal canto suo, svolge un lavoro assai impegnativo fra la realizzazione di un riffing quasi dal sapore alieno, e misteriose tessiture di tastiere che rimandano a uno stato di completa allucinazione. Sebbene comprimari, O al basso e I alla batteria, svolgono alla perfezione il loro compito, legandosi a J e B sì da dar vita a una creatura ben formata malgrado l'estrema difficoltà di far funzionare il tutto in maniera logica e, conseguente, comprensibile.
Certamente lo stile complessivo del combo transalpino è ricchissimo di anfratti e buie caverne da esplorare a poco a poco anche se, occorre segnalalo, si tratta di uno stile che senz'altro è adeso ai Viande in ogni istante di "Monument aux mort", secondogenito della discografia che giunge a quattro anni dal debut-album "L'abime dévore les âmes". Una circostanza curiosa da notare è che l'act tricolore è nato nel 2013 ma solo ultimamente si è risvegliato da un letargo che pareva eterno con la pubblicazione, per l'appunto del disco di debutto più su citato. Fatto di cronca irreperibile dalle informazioni biografiche, peraltro.
Come parecchie volte accade in queste compagni dove viene messo in primo piano il sound, magari elaborato da anni di sacrifici, in seconda battuta ci sono le canzoni. Le quali, a parere di chi scrive, presentano un'uniformità che è indicativo di un punto debole nella costruzione di platter che, in un modo o nell'altro, lasci un segno ai posteri. Come se il songwriting fosse concentrato in primis nell'ideazione dello stile della band, lasciando un po' indietro i singoli brani. Il che genera, alla fine, un po' di caos all'interno impianto tecnico/artistico che ha dato alla luce "Monument aux mort" e, quindi, il susseguente rischio di noia.
Bravi a metà, insomma, questi Viande.
Daniele "dani66" D'Adamo
https://youtu.be/zVKAgGL9zOU?list=RDzVKAgGL9zOU