Copertina di Marrow Deep dei Mastodon
Recensione Progressive · Album

Mastodon Marrow Deep

di Nicola Furlan 3 Ottobre 2026 - 04:04
Band
Mastodon
Tipologia
Album
Genere
Progressive
Nazione
Stati Uniti

“Marrow Deep” è il disco con cui i Mastodon tornano a toccare un vero apice espressivo. Non accadeva, con questa intensità e completezza, dai tempi di “Crack the Skye”, lavoro che aveva rappresentato uno dei vertici assoluti della loro carriera grazie alla capacità di fondere profondità emotiva e impatto in un equilibrio quasi perfetto. Già allora la band aveva iniziato a lasciare sullo sfondo parte dell’irruenza hardcore di “Leviathan” e “Blood Mountain”, aprendosi a una forma di scrittura più ampia e stratificata con molto spazio lasciato alle atmosfere.
Negli anni successivi la band di Atlanta ha continuato a mantenere standard qualitativi molto alti, ma senza ritrovare con la stessa forza quella particolare combinazione di urgenza e ispirazione. “Marrow Deep”, invece, rimette tutto in circolo: il peso del passato, la componente più ruvida delle origini, una melodia di enorme impatto e una maturità compositiva che consente al rinnovato quintetto di dare finalmente nuova forma a tutte le proprie anime.

Anche i profondi cambiamenti interni hanno inevitabilmente inciso su questo nuovo equilibrio. L’uscita del compianto Brent Hinds, scomparso di recente in un incidente stradale ha, ben prima della tragedia citata, indotto la band a rivedere dinamiche e strategie, fino all’inserimento stabile di nuovi elementi. E proprio da questa fase di riassestamento sembra emergere una formazione capace di ritrovare una tensione creativa che da tempo non si avvertiva con questa intensità.

Il risultato è un disco che recupera diverse componenti del passato senza trasformarsi in un esercizio "nostalgico". Tornano alcune asperità e richiami alla matrice hardcore delle origini, ma vengono bilanciati da un approccio melodico di una bellezza impressionante, sopratutto in riferimento alle linee vocali. La forza dell’album sta proprio qui: nella capacità di far convivere potenza e atmosfera, aggressività e sensibilità, senza che una componente finisca mai per indebolire l’altra.
Ogni brano possiede inoltre una propria identità precisa. Le strutture compositive sono costruite con grande attenzione, alternando riff pesanti, aperture atmosferiche, passaggi più complessi e soluzioni melodiche senza mai dare la sensazione di riempire spazio alle necessità di durata minima per immettere sul mercato un full-length. Le parti soliste sono straordinarie, mentre il comparto vocale riesce a inserirsi perfettamente nella trama armonica del disco, diventando parte integrante della sua espressività. Nascono così brani eccezionali come "Your Ghost Again", "Out like a Lamb", "They're Coming for You", "Moth and Bone" e "The Three Fates"..., ma pure gli altri non scherzano... e se proprio c'è un brano che si possa dire più "debole", quello è "Snakes for Dinner" che, comunque, annovera una solo ai tasti di tutto rispetto.
Ed è proprio questa cura per il singolo pezzo a fare la differenza. Non ci sono episodi evidentemente interlocutori, né brani che sembrino vivere soltanto in funzione dell’album nel suo complesso sebbene il tutto suoni fortemente personale per la personalità del gruppo e di conseguenza realizzi di riflesso la personalità del disco stesso. Quindi, ogni composizione possiede un carattere riconoscibile e contribuisce a costruire un lavoro estremamente compatto pur nella varietà delle soluzioni adottate.

Il quid in più è che in tutta questa ricerca di eleganza armonica, qua e là riaffiora anche quel vecchio stimolo hardcore che restituisce al disco una forza fisica importante e impedisce alle aperture melodiche di diventare troppo accomodanti: davvero un bell'equilibrio! È un recupero dell’attitudine più che della forma: la sensazione che dietro una band ormai esperta e consapevole continui a esistere qualcosa di ruvido, inquieto e ancora capace di mordere.

“Marrow Deep” rappresenta quindi un nuovo vertice nella discografia dei Mastodon. Non perché provi a replicare “Crack the Skye”, “Leviathan” o “Blood Mountain”, solo per citare quelli che sono certamente dei colossi discografici, ma perché riesce a recuperare la forza di quelle diverse epoche e a trasformarla in qualcosa di fresco. Dopo oltre cinque lustri di super onorata carriera, cambiamenti profondi e perdite importanti, la band non si limita a sopravvivere: torna a creare con una fame e una precisione che sembravano appartenere a un periodo migliore di cui si sentiva solo un distinto eco.
Il giudizio, quindi, può essere netto: “Marrow Deep” non è semplicemente il miglior disco dei Mastodon degli ultimi anni, ma uno dei lavori fondamentali della loro carriera. Un album senza tempi morti, costruito esclusivamente su personalità e competenza, nonché spiccato gusto. Qui il mestiere non basta più a spiegare il risultato: questa è praticamente arte.

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