Copertina di Manifestation dei Spectral Apparition
Recensione Death · Mini

Spectral Apparition Manifestation

di Daniele Ruggiero 21 Gennaio 2017 - 18:17
Tipologia
Mini
Genere
Death
Nazione
Regno Unito

Il territorio ghiacciato del black metal viene investito da un'improvvisa scossa di terremoto death che squarcia lande desolate, creando profonde cavità dove ribolle nervosamente magma doom.

Questo è il riassunto visionario del primo EP degli Spectral Apparition, nel quale si sovrappongono diverse sensazioni che mutano continuamente passando da atmosfere fredde e taglienti a ritmi convulsi intervallati da cadenzati stati febbrili.

Il mini, prodotto dalla Invictus Production, si compone di soltanto tre tracce della durata complessiva di venti minuti che, con un tratto marcato e incisivo, delineano il carattere malvagio della band inglese.

"Manifestation" è un monolite tutt'altro che statico: esso evoca presenze oscure dai volti arcani capaci di trasmettere al disco un moto ondoso e vibrazioni violente che amplificano le sonorità al suo interno.

'Voices Call from Beyond the Shroud of Perception', con i suoi otto minuti, richiama alla mente un'ipotetica seduta spiritica dove l'angoscia iniziale è introdotta dal suono sinistro della chitarra, a cui si aggiunge un growl suggestivo che viene improvvisamente sospinto da accelerazioni veementi di stampo death. Continui cambi di tempo e ritmi cadenzati sfociano in un finale epico e serrato che si dissolve per introdurre 'Corpselight, Illuminate Me'. Il brano più devastante del trittico proposto in questo EP: una sfuriata indomabile imbizzarrisce le anime che circondano "Manifestation", niente e nessuno riuscirà a rimettere ordine in così tanto caos che termina in un assolo claustrofobico. La seguente e ultima 'Malignant Shape of the Other' sale in cattedra con diversi costumi di scena e maschere spaventose che rappresentano i frenetici demoni del death e le inquietanti ombre black unite per un’unica causa: lo sgomento. Uno spettacolo non del tutto nuovo ma comunque originale che con il suo fragore e tormento strappa applausi in sala.

Alla produzione compare il nome di Greg Chandler che ha riversato fra le trame sonore il bollente e vischioso bitume di funeral doom che ha sempre contraddistinto il sound dei suoi Esoteric.

Buona prova per gli Spectral Apparition che sfoderano tre brani affilati come un pugnale e potenti come la celebre Morning Star (mazza chiodata) ingolosendo il palato dei più appassionati.

La speranza è che tutto ciò sia solo il preludio di un album altrettanto trascinante.

Daniele Ruggiero

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