Copertina di Man Does Not Give dei Seputus
Recensione Death · Album

Seputus Man Does Not Give

di Stefano Santamaria 22 Ottobre 2016 - 00:00
Band
Seputus
Tipologia
Album
Genere
Death
Nazione
Stati Uniti

Il progetto Seputus nasce originariamente nel 2005. Dopo svariate registrazioni, mai pubblicate, si scioglie nel 2009, per poi ritornare in vita nel 2013 e dare oggi alla luce "Man Does Not Give". Vero e propria incarnazione del caos, il full-length ha in sé la follia del grindcore, la raffinatezza tecnica del death e le atmosfere del black metal.

Babele di suoni, violenza meditata che trabocca da vita empia e senza morale. In tutto ciò c'è una lucida pazzia che s'incarna nelle continue dissonanze e intricate strutture dei brani. Genialità che non regala punto di riferimento alcuno, e che si nutre di un istinto bestiale, e allo stesso tempo cerebrale.

I brani si differenziano l'uno dall'altro, risultando indigesti dopo i primi ascolti, proprio per la complessità della proposta. Con il passare degli ascolti, però, poi, tutto figura incontrollato ma spontaneo, così da non riuscire a staccarsi da una tal mole di contenuti ed emozioni.

La tecnica sopraffina segue gli istinti del jazz, e del suo alter ego brutale grindcore, mescendo sapientemente virtuosismi a selvaggia istintività. Entusiasmante come meditata consapevolezza si mescoli a irrazionalità, irruenza che trova un fine e che pur essendo sanguigna non diventa cieca e becera.

L’impasto delle voci è dialogo tra poeti pensatori e furiosi, delirio e prosa che si attorcigliano nel baluginare di un'arcana spiritualità. L'eccentricità diventa modello, l'assennatezza lo strumento per esaltarne le doti.

Difficile, se non impossibile, trovare dei parallelismi veri e propri con altre realtà, perché tra old school e avanguardismo estremo, tutto si unisce creando una creatura nuova.

La ricchezza di "Man Does Not Give" è la capacità di andare oltre le definizioni, di non porsi limiti e di non voler al tempo stesso per forza strafare in strumentalismi fini a se stessi, figli della voglia stupire, più che dell'amore per la musica.

Ascoltando i Seputus questa idea non ci sfiora mai la mente, venendo letteralmente ipnotizzati dall'incontenibile forza di tale creatura. Ogni volta qualcosa di nuovo vi colpirà, una speranza prima disattesa, e poi ora esaltata in un continuo di espressioni che non sono mai assoli, poiché tutto è costantemente sensibile e tracimante.

Unico difetto del disco? La durata di trentacinque minuti. Avremmo voluto ancora assaporare la delizia di un sound incontenibile e in grado di toccare l'anima di chi lo ascolta. Se cercate estro e un terreno fertile per il vostro palato sopraffino, allora i Seputus fanno per voi.

Eccezionali!

Stefano "Thiess" Santamaria

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