Copertina di Lost In The 80S – Vol. 1 dei Mac Parak
Recensione Hard Rock · Autoprodotto

Mac Parak Lost In The 80S – Vol. 1

di Valeria Campagnale 20 Settembre 2026 - 08:30
Band
Mac Parak
Tipologia
Autoprodotto
Genere
Hard Rock
Nazione
Italia

Più che una semplice pubblicazione discografica, "Lost in the 80s – Vol. 1" si presenta come un accurato e ambizioso lavoro di recupero storiografico, un vero e proprio archivio sonoro che riporta alla luce trent'anni di viscerale passione per l'hard rock e l'AOR. Dietro lo pseudonimo di Mac Parak figura la poliedrica personalità di Marco Paracchini, regista, docente e storyteller, che ha scelto di riordinare e strutturare la propria memoria musicale attraverso un'antologia digitale pensata per raccogliere edizioni limitate, singoli, demo d'epoca e materiale da sala prove incisi in un arco temporale vasto, esteso dalla seconda metà degli anni Novanta fino al 2026.

L'operazione evita consapevolmente la trappola del riassunto nostalgico ma svela una natura intima di capsula del tempo. Le inevitabili e fisiologiche difformità di resa sonora e di produzione tra le differenti epoche non sono state artificialmente levigate con moderni interventi di mastering invasivo, ma sono state lasciate intenzionalmente intatte. Questa scelta trasforma il disco nella testimonianza diretta e autentica dell'evoluzione stilistica, compositiva e tecnica di Mac Parak nell'arco dei decenni. Ad arricchire il quadro e a dare un senso di continuità temporale intervengono due brani inediti, pensati per creare un raccordo fluido e naturale tra le primissime esperienze giovanili e la produzione contemporanea dell'artista.

Le coordinate stilistiche della raccolta rimangono saldamente ancorate alla lezione dell'hard rock melodico, dell'hair metal e dell'AOR di matrice classica. Si tratta di un imprinting maturato sul campo fin dal 1995 attraverso l'esperienza accumulata in formazioni underground quali White Sand, Big Tokyo e Steel Arrow, prima di proseguire lungo un percorso indipendente. La scrittura predilige strutture immediate, ampie aperture corali e un impianto chitarristico di assoluto rilievo, come dimostrano le diverse sfaccettature del disco: dalle ballad "Until The End Of My Days" e "Run Away", vicine per intensità alle atmosfere di scuola Bon Jovi, fino alle venature bluesy di "Lazy Liza". L'anima AOR emerge con forza in "No More Disguises", con "I Sing For You", mentre la verve più scanzonata di "I Wanna Be" si contrappone al piglio ruvido e trascinante di "Hard As A Rock" e "Young Generation", brani intrisi di sonorità a stelle e strisce.

A confermare lo spessore del materiale d'archivio raccolto intervengono le prestigiose collaborazioni intessute nel tempo con rilevanti esponenti della scena rock e metal italiana e internazionale. Tra le firme presenti spicca quella di Alessandro Del Vecchio (Edge of Forever, Hardline, Jørn). Al suo fianco figura il contributo di Francesco Marras, (ScreamingShadows, ex Tygers of Pan Tang), il compositore Luca Antonini, attivo anche nella realizzazione di colonne sonore per il cinema e la televisione, Stef Viana, (VIANA), e di Rafael Gentilzani.

Se siete nostalgici delle grandi melodia, dei cori anthemici e delle chitarredorate degli anni Ottanta e Novanta che hanno definito l'epoca d'oro dell'AOR e dell'hard rock, questo disco rappresenta una tappa obbligata. Mac Parak firma un ritratto sonoro veritiero e privo di artifizi che, mentre rende omaggio al passato, riafferma con forza il valore del proprio percorso artistico. Un ascolto raccomandato, in attesa di riaprire un archivio che promette di riservare ancora molte sorprese.

https://open.spotify.com/intl-it/track/5ZrBgbmuIXA0CM9dPZ1d6Q?si=294869634bf5452c

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