Ian Parry celebra 45 anni di carriera con l'uscita del sesto episodio del suo superprogetto Consortium Project, che anche questa volta vede grandi ospiti accanto al cantante che diede voce a band del calibro di Hammerhead, Vengeance e, soprattutto, Elegy, benché questi ultimi fossero arrivati a lui nella loro fase ormai discendente.
A questo giro, troviamo, tra gli altri, il bassista Kris Gildenlöw (ex-Pain of Salvation) e il chitarrista Patrick Rondat nella title track, Casey Grillo (ex-Kamelot), batterista in Nature's Eyes, e Jan Bijlsma (ex-Vengeance), basso in Awake The Forgotten Souls.
Legacy Of Empires è un classico album di progressive power metal, uno di quelli che paiono usciti tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi Duemila. E, classicamente appunto, è un concept album, che, nella fattispecie, espande la narrazione dei primi cinque capitoli. La storia, tipicamente sci-fi, si addentra in un passato immaginario legato alle origini cosmiche dell'umanità e agli antichi architetti alieni che hanno plasmato il nostro destino. Esplora la nascita dell'Intelligenza Artificiale, introdotta sulla Terra da un Faraone alieno in esilio e dalla sua regina in fuga dall'oppressione, affrontando temi profondi come il potere, il collasso delle civiltà e la verità tecnologica.
Dopo una lunga introduzione d'effetto, la title track condensa tutte le caratteristiche del disco: melodia, tecnica, epicità e la bella voce di Ian Parry a impreziosire il tutto. Il disco, quindi, scorre che è un piacere, senza momenti morti, ma, in vero, senza neppure memorabili acuti.
Su tutte le canzoni, sono meritevoli di citazione Gods From The Heavens Above, che ha un bel tiro e un tono teatrale davvero coinvolgente, l'orientaleggiante Pyramids of Power, che piacerà ai fan di vecchia data dei Dream Theater in virtù di quella tastiera che non può non richiamare il mai troppo compianto Kevin Moore.
Buone anche le cadenzate The Secrets of Creation e Awake The Forgotten Souls, in cui Ian Parry dimostra la propria esperienza nel saper rendere la grandiosità dell'atmosfera che i pezzi vogliono evocare.
The Burden of Truth suona un po' Threshold, mentre la conclusione del disco è affidata alla dolce Nature's Eyes, un bell'esercizio di stile.
Legacy of Empires piacerà agli amanti del progressive metal, nostalgici degli anni d'oro del genere, cui il Consortium Project guarda come principale ispirazione. L'esecuzione dei pezzi è di alta qualità, come è doveroso che sia se si vuole suonare questo tipo di musica. La scrittura, d'altra parte, manca un poco di originalità e l'ascoltatore è in attesa di quello spunto che fatica ad arrivare. Ciò detto, il disco è bello e, se vi mancano i primi Symphony X, i Threshold, o gli Ivanhoe, non perdetevelo.