Copertina di Leave No Soul dei Hatchet (Stati Uniti)
Recensione Thrash · Mini

Hatchet (Stati Uniti) Leave No Soul

di Andrea Bacigalupo 25 Ottobre 2024 - 08:30
Tipologia
Mini
Genere
Thrash
Nazione
Stati Uniti

Gli statunitensi Hatchet sono tra le band meno stabili del pianeta. Nati nel 2006, appartenenti alla nuova ondata di ritorno del movimento Thrash Metal e fortemente legati alla prima, hanno pubblicato il primo album, ‘Awaiting Evil’, nel 2008, hanno stravolto la formazione per 3/4 nel secondo, ‘Dawn of the End’ del 2013 (con solo Julz Ramos come superstite, che può dirsi il leader intransigente) e poi di nuovo per il terzo ‘Fear Beyond Lunacy’ del 2015, mentre per il quarto, e per ora ultimo, ‘Dying to Exist’ del 2018, i sostituti sono stati la metà. Un bel tormento artistico quello di Julz, che però pare essersi placato: dopo circa sei anni di silenzio gli Hatchet fanno uscire un mini-album con la stessa lineup del 2018 … incredibile … forse ci siamo!

Bisogna dire che, nonostante i terremoti interni, la band ha sempre prodotto lavori più che discreti, senza cercare novità spaziali e rimanendo nel sacro target del Thrash Old-School dei soliti mostri sacri Metallica, Slayer, Anthrax, Testament, ecc.

L’EP si chiama ‘Leave No Soul’, è disponibile dal 25 ottobre 2024 via M-Theory Audio, ed è composto da cinque canzoni esplosive, in linea con il loro carattere rovente e con i loro precedenti lavori a cui si aggiunge un briciolo di personalità in più, giusto per dimostrare che non sono stati seduti a non far niente per il periodo intercorso tra le due ultime produzioni.

I primi tre pezzi sono inediti e rientrano nel settore dello Speed/Thrash: molto veloci e ficcanti, con un sacco di armonie di chitarre (che ricordano gli Iron Maiden sparati a “78 giri”) che uniscono ferocia e melodia, cantati con una voce graffiante e dotati di un wall of sound solido e impenetrabile. Thrash allo stato brado ... buono … nulla da dire.

In particolare, la terza traccia, ‘Withering Minds’, colpisce per la sua andatura disturbante ed infernale, leggermente ansiogena ed interposta ad un refrain melodico e di respiro. Se “Questa è la Via” non possiamo che aspettare il nuovo album con viva curiosità.

https://youtu.be/w45dmT7Hvn4

Per quanto riguarda le due cover, gli Hatchet hanno scelto due pezzi storicamente importanti e praticamente agli antipodi uno rispetto all’altro.

La prima è la sparatissima ‘Human Insecticide’ degli Annihilator (da ‘Alice in Hell’ del 1989) ruvida e tecnica al contempo, l’altra è ‘Hellion’ degli W.A.S.P. (dall’album omonimo del 1984) un Rock ‘N’ Roll viscerale ed infernale.

Buone prove entrambe, la prima più della seconda, nella realtà un po' troppo sgrezzata.

Conclusioni: quello degli Hatchet è un buon ritorno, reso ancora più interessante dalla stabilità della formazione che speriamo permanga. Peccato che non abbiano voluto correre qualche rischio in più e far uscire un album completo. Noi attendiamo quello per confermarne il giudizio.

https://youtu.be/MNMibZdAzvY

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