Copertina di Kissin' Dynamite dei Kissin’ Dynamite
Recensione Hard Rock · Album

Kissin’ Dynamite Kissin' Dynamite

di Fabio Vellata 22 Settembre 2026 - 17:00
Tipologia
Album
Genere
Hard Rock
Nazione
Germania

Quando nel 2007 cinque ragazzi tedeschi decisero di trasformare una passione adolescenziale in una band, difficilmente potevano prevedere che, quasi vent’anni dopo, avrebbero pubblicato un album intitolato semplicemente Kissin’ Dynamite. Il nono lavoro in studio arriva però in una fase cruciale: è il primo pubblicato attraverso la loro etichetta indipendente, Kissin’ Dynamite Records, e coincide con l’addio di Hannes Braun al ruolo di frontman dal vivo, pur con la volontà di restare coinvolto dietro le quinte come autore e produttore.

Più che un gesto autoreferenziale, il titolo fotografa dunque un passaggio: otto album alle spalle, un’identità ormai definita e la necessità di guardarsi indietro prima di affrontare il futuro. Kissin’ Dynamite alterna sei brani inediti a sette riletture del primo periodo, tratte soprattutto da Steel Of Swabia e Addicted To Metal. Una formula potenzialmente celebrativa che qui assume il valore di una verifica: il gruppo mette alla prova la propria maturità confrontandosi con canzoni nate quando energia e ambizione non coincidevano ancora del tutto con una piena consapevolezza espressiva.

La produzione è ampia e levigata, costruita per esaltare ritornelli e chitarre senza perdere completamente consistenza. Le ritmiche conservano nerbo, i riff mantengono una discreta concretezza e la voce di Braun, oggi più sicura e adulta, conferisce alle riproposizioni storiche una credibilità impossibile agli esordi. Il rovescio della medaglia è una scrittura spesso fin troppo consapevole dei propri meccanismi: alcuni episodi nuovi cercano la presa immediata con tale insistenza da sacrificare un po’ di imprevedibilità.

“Glory Days” apre con un hard rock fluido e immediato, mentre “I Salute You”, impreziosita dalla presenza dei Saltatio Mortis, punta su un coro efficace senza trasformarsi nel brano memorabile che il suo impianto lascerebbe sperare. “Night Is Calling” si muove invece lungo coordinate arena rock anni Ottanta piuttosto familiari. Piacevole, professionale, ma anche fra i momenti più prevedibili del disco.

Il lato più convincente emerge dal confronto fra le due epoche della band. “Heart Attack” e “Love Me Hate Me” conservano la sfrontatezza originaria, ma acquistano peso e sicurezza grazie alla nuova interpretazione. “Steel Of Swabia”, con Ralf Scheepers e Sam Totman tra gli ospiti, è il recupero meglio riuscito: non una semplice lucidatura, bensì una rilettura che restituisce spessore a un brano identitario.

Tra gli inediti, “I’ll Be” alza il tasso di adrenalina, “Nothing Breaks Like A Heart” ribadisce la solidità della formula tra melodia robusta e ritornelli corali, mentre “Good In Goodbye” chiude con una ballata dal retrogusto inevitabilmente malinconico. Il titolo suggerisce un commiato, ma il brano evita il patetismo e lascia spazio a una sensibilità più misurata.

L'omonimo dei Kissin’ Dynamite non è il disco più audace della carriera dei tedeschi, né sembra volerlo essere. È piuttosto un lavoro di ricapitolazione, ben confezionato e suonato con convinzione, che dà il meglio quando lascia convivere il vigore degli inizi con l’esperienza maturata negli anni.
Un passaggio di consegne ancora incompleto, ma affrontato con lucidità e dignità.

https://www.youtube.com/watch?v=vQP3EZthSj4

https://www.kissin-dynamite.de
https://www.facebook.com/Kissindynamiterocks

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