Copertina di Kingdom of Chaos dei MadHour
Recensione Speed · Album

MadHour Kingdom of Chaos

di Nicola Furlan 2 Ottobre 2026 - 05:55
Band
MadHour
Tipologia
Album
Genere
Speed
Nazione
Italia

Con “Kingdom of Chaos”, i thrasher Madhour compiono un passo netto rispetto al proprio passato. La band di Varese amplia sensibilmente il proprio songwriting, muovendosi tra thrash e death metal melodico, ma senza abbracciare il classico Göteborg style. Le coordinate sono più aggressive, più ruvide, con aperture melodiche affidate soprattutto al cantato clean.
Uno degli elementi che alza maggiormente il livello del disco è la prova di Francesca Tosi alla voce. Già presente nel precedente e validissimo “Hell Hotel”, qui riesce a esprimere ancora meglio sia la componente più aggressiva, sia quella più rotonda e armonica del cantato, dando ai brani una varietà e una profondità notevoli.
Il songwriting funziona molto bene proprio perché non resta ancorato a una sola formula compositiva. Il thrash metal più ruvido richiama a tratti la scuola tedesca degli ultimi anni, con riferimenti che possono far pensare a nomi come Destruction, Dust Bolt e Warfield, mentre la componente death porta il disco verso soluzioni più estreme, ma sempre ben bilanciate da elementi melodici. Molto convincenti anche le parti soliste dei due chitarristi, precise e ben inserite nelle strutture, così come la sezione ritmica, probabilmente uno dei punti di forza dell’album. Il groove è squisitamente sostenuto da basso e batteria che sono abili nel sostenere perfettamente tutte le idee messe in campo dal gruppo, dando compattezza e dinamismo ai brani.
La produzione è buona, anche se in alcuni passaggi avrebbe potuto beneficiare di un impatto ancora più potente, soprattutto all’ascolto su impianto. Nulla che comprometta però la riuscita complessiva del lavoro.
Dopo sette anni dal precedente capitolo discografico, i Madhour tornano quindi con un album che convince pienamente e segna un ulteriore salto in avanti nella loro crescita. Dall'EP “The Beginning of Disaster” del 2012 fino a “Kingdom of Chaos” sono passati quattordici anni, ma oggi la band sembra finalmente aver raggiunto una maturità artistica e compositiva che merita continuità. La speranza è quindi semplice: che questo nuovo livello non richieda altri sette anni per essere sviluppato ancora. Perché, arrivati a questo punto, i Madhour hanno davvero tutto per continuare a crescere e vale la pena seguirli molto più da vicino ...e dal vivo.

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