Sul finire degli anni ’60, quattro musicisti di Birmingham capirono, guardando le file davanti ai cinema che trasmettevano film horror, che alle persone piace spaventarsi e che sono pure disposte a pagare per farlo. Quello che è un noto processo psico-biologico – la paura emotiva che si scatena in un contesto di tensione, ma di non reale pericolo, producendo uno stato di eccitazione che alla fine si trasforma in sollievo – era fonte di business… e se lo era per il cinema, poteva esserlo anche per la musica.
Fu così che, assunto il nome di una di queste pellicole, l’italiano ‘I tre volti della paura’ tradotto in inglese come ‘Black Sabbath’, i quattro ragazzi diedero una svolta fondamentale al mondo del rock, “portandolo verso abissi sonori e testuali che i suoi creatori degli anni ’50 e ’60 non avrebbero mai sospettato” (cit. Stefano Cerati – ‘Heavy Metal, 50 anni di musica dura’, 2019, Tsunami Edizioni).
A esattamente 56 anni dall’uscita di ‘Black Sabbath’, e pure di nuovo di venerdì, i pugliesi Borrower continuano ad applicare lo stesso principio pubblicando ‘Killedemons’, loro album d’esordio disponibile dal 13 febbraio 2026 via Argonauta Records. L’opera, riprendendo i concetti dei B-movie splatter e slasher che ebbero il loro periodo d’oro tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’80, dà vita a una serie di storie che hanno come protagonista una squadra di demoni umanoidi, ciascuno con i propri tratti e la propria arma distintiva (i demoni assassini, il boia, lo sgozzatore). Si tratta di vicende la cui colonna sonora è un Heavy Metal dai tratti cangianti, legate tra loro dall’abilità narrativa di Massimo Ratano, cantante e fondatore della band.

I Borrower non sono proprio di primo pelo: nascono nel lontano 1993, anno a cui sono seguiti diversi demo e l’EP ‘A Plague Chapter’ del 2018. Poi, un lungo silenzio discografico fino a quest’anno, in cui ritornano con una lineup parzialmente rinnovata grazie all’ingresso di Matteo Marini alla seconda chitarra e di Matteo Marzo al basso, in affiancamento al già citato Ratano e al batterista Frank Formoso, anche lui tra i fondatori.
Musicisti esperti, che hanno saputo fondere le loro influenze primigenie con sonorità più contemporanee, scrivendo canzoni che abbinano l’urgenza ruvida dei Motörhead e del Punk con l’angoscia oppressiva dei già citati Black Sabbath. Il tutto viene mescolato con gradazioni industrial ed alternative in un insieme di riff energici e taglienti e ritmi spigolosi che non danno quiete, attraverso un gioco tecnico che riesce a rendere orecchiabili intrecci complicati e non convenzionali.
Le andature dei brani procedono proprio come in un film horror dove niente va bene (tranne che per il mostro e, forse, per la gnocca di turno): la sensazione è quella di un continuo movimento all’interno di un clima teso e confuso, dove una minaccia sconosciuta può nascondersi dietro l’angolo e dove qualsiasi incontro può diventare letale, persino quello con un innocuo bambino in triciclo. Su tutto si innesta una narrazione ruvida e accattivante, quasi da musical horror: la voce di Massimo Ratano è scontrosa come quella di Lemmy e teatrale come quella di Rob Zombie (anche se non ne raggiunge le vette estreme), con una nota di scazzo Rock ‘N’ Roll alla Lee Ving dei Fear che ne amplia il fascino.
https://youtu.be/XPwNrzAvhmI
Tra le canzoni emergono la sovversiva title-track, che procede spedita e tagliente, ‘Der Todessoldat’ con le sue atmosfere gotiche, ‘El Degollador’ con i suoi continui e ansiogeni cambi di scena, ‘Knocking of the Coffins’ – che unisce tratti “sabbathiani” al Punk Rock ‘N’ Roll e contiene un lungo, epico assolo – e la rovente ‘Stay Alive’. Risulta un po' troppo lunga ‘A Chaos Vortex’, ma ci sta: posta in chiusura dell’album, ricrea il finale inquieto di un film horror che, pur conoscendone lo sviluppo perché ormai consolidato nei cliché del genere, mette comunque apprensione. Fa quasi temere che le orrende creature di ‘Killedemons’ escano dai solchi del disco per prendere vita.
Il full-length è stato registrato tra dicembre 2024 e maggio 2025 presso l’Underhouse Studio di Presicce-Acquarica (LE) e l’Aremstudio di Ruffano (LE), ed è stato mixato da Roger Maglie, con registrazioni aggiuntive curate da Frank Formoso e Mass Ratano.
Si tratta di un buon risultato che unisce bene l’irruenza dell’Heavy Metal con l’atmosfera scura dei film horror, offrendo un tocco magari non innovativo, ma comunque originale e non scontato. Aspettiamo il seguito.