Il ritorno del quartetto goriziano Azrath-11 è a dir poco devastante. Dagli esordi maggiormente legati al death-black/avantgarde di "The Shrine ov All Hallucination" passando per il death metal arcigno e corroborato di pura potenza espresso in "Ov Tentacles and Spirals", la band friulana propone oggi, sotto l'egida di Northern Darkness Records, il perfetto e logico prosieguo del proprio cammino: “Kenòs”. Il disco si traduce in un micidiale mix di cosmic death metal/avantgarde proiettato verso lidi esasperati e dominato da una ferocia inumana. Lì dove la violenza non si esprime attraverso i concetti canonici e le sensazioni derivanti dalle atmosfere di spazio e dimensione, ci pensa la musica a farlo, architettando strutture compositive iper-tecniche e dotate di una capacità di devastazione unica. Che l'underground italiano spacchi e goda di ottima salute era cosa già nota e basta girare un po' per concerti in piccoli locali o saper cogliere le chicche delle varie etichette che meglio lavorano nel nostro Paese per rendersene conto; tuttavia, in questo specifico caso, il risultato finale si attesta su livelli stratosferici. Questo ritorno a ben tredici anni di distanza dal capitolo precedente ha i contorni dell'incredibile. Se qualcuno là fuori dava ormai per spacciati Asmodevs D.D. e compagni, si sbagliava di grosso. Muovendosi nell'ombra, i nostri avevano pubblicato un singolo all'anno nel corso dell'ultimo biennio, lasciando avvolto nel mistero un eventuale ritorno sulla lunga distanza che, improvvisamente e senza preavviso, è infine arrivato. E se è vero che attendere è la virtù dei forti, indubbiamente forte è stato chi ha saputo aspettare il rientro in pista del combo goriziano.
“Kenòs” non è un ascolto facile né un lavoro tanto per fare... de la serie "ok, abbiamo abbastanza canzoni, pubblichiamole...", no, si tratta di un'opera di architettura musicale complessa, profonda e disturbante, che necessita di assoluta attenzione. È un lotto di canzoni violento che alterna senza sosta momenti introspettivi e privi di speranza a sfuriate di puro vento nero capaci di annichilire l'ascoltatore.
Una solidità simile non nasce chiaramente dal nulla. La formazione attuale vanta un background monumentale, incorporando al suo interno esperienze umane e professionali provenienti da band del calibro di Black Raven, Karnak, Slavocracy, Naer Mataron, Handful of Hate, Infernal Angels, Kurgaall, Ancient e Melechesh... e la lista continuerebbe. Sebbene davanti a tanta abilità ed esperienza sia facile dare per scontato un esito grandioso, nel mercato musicale attuale non vi è mai nulla di certo. Eppure, “Kenòs” suona con la maturità, la fluidità e la sicurezza tipiche di una band con almeno quindici dischi alle spalle. Qui coesione, intenti e intuito convergono alla perfezione per rappresentare un grande lavoro di squadra che, come la storia insegna, è proprio l'elemento cardine per ottenere i risultati più coerenti, creativi e migliori in termini di resa sonora. Tra orchestrazioni, riff devastanti, una voce infernale e una sezione ritmica da far accaponare la pelle anche ai più grandi, gli Azrath-11 sono riusciti ancora una volta ad incasellare un piccolo gioiello nel prezioso e brillante panorana del death metal contemporaneo che, proprio l'Italia, con altri loro colleghi, sta facendo rivivere i fasti del passato senza apparire patetico, ma dimostrando quanto a riguardo ci sia ancora da dire.
Una menzione d'onore va obbligatoriamente riservata alla produzione: i suoni sono ottimi, pieni, corposi e caustici. Il meticoloso lavoro di mix e master svolto presso i celebri 16th Cellar Studios, noti per aver plasmato il sound di pesi massimi internazionali come Fleshgod Apocalypse, Hour of Penance, Hideous Divinity e Decrepit Birth, ha garantito un risultato finale eccezionale, ulteriore segno dell'estrema attenzione al dettaglio riposta dalla band in questo progetto. Non poteva esserci un ritorno in pompa magna migliore di questo per gli Azrath-11: maestosi, iconici e prepotenti. L'apocalisse è arrivata, si tratta solo di cogliere la prima occasione utile per viverla in sede live nonché augurarsi che abbia maggior continuità. Difficile fare a meno di questa qualità.