Copertina di Initium Mortis dei Left To Die
Recensione Death · Album

Left To Die Initium Mortis

di Mickey E.vil 17 Luglio 2026 - 09:00
Tipologia
Album
Etichetta
Relapse
Genere
Death
Nazione
Stati Uniti

Tutti gli amanti dei Death hanno ben presente lo scheletro creato da Ed Repka, avvolto in una tunica viola intento a brindare con una coppa colma di sangue. L'iconica copertina è quella dell'album di debutto della creatura di Chuck Schuldiner, Scream, Bloody, Gore. Oggi quel mucchio d'ossa torna a brindare dall'aldilà sulla copertina del primo lavoro dei Left To Die, band dedita a celebrare la prima fase dei Death, quella che va dai demo della prima incarnazione a nome Mantas fino al capolavoro Leprosy del 1988. L'inizio dei Death, Initium Mortis, vede la partecipazione di due membri originali della band, Terry Butler (Obituary) e Rick Rozz (Massacre) – raggiunti in questa avventura da Matt Harvey (Exhumed, Gruesome) e Gus Rios (Gruesome). Il chitarrista e cantante degli Exhumed, qui negli impegnativi panni di “Evil Chuck”, afferma: «Per Initium Mortis volevamo che i fan dei Death che non avevano mai sentito questi brani demo li ascoltassero con una buona produzione. La maggior parte dei primi demo dei Death erano di scarsa qualità, spesso registrati con un boombox, quindi quando qualcuno riusciva a procurarsi una demo tramite lo scambio di cassette, questa era ormai quasi inascoltabile! Pensiamo che questi brani rappresentino bene la nascita dei Mantas/Death».

L'encomiabile e nostalgica operazione si concretizza in un album coinvolgente, la cui selezione di brani beneficia di una produzione al tempo stesso cristallina e potente. Una forte ed ovvia componente thrash metal – visto il periodo storico – è evidente in brani come 'Death By Metal' e nella strumentale 'Zombie'. Anche in brani di questo tipo, però, spicca il marchio di fabbrica di Chuck: assoli melodici ed armonizzati nel primo, un'onirica introduzione arpeggiata nel secondo. Sin dai primi versi della cadenzata 'Legion Of Doom' è inoltre possibile apprezzare le incredibili doti imitative di Harvey, che fanno vivere ancora una volta il peculiare e indimenticato growl di Schuldiner.

Concludendo, Initium Mortis è un disco che ha una chiara ragione d'essere, un lavoro che permette di immaginare come suonerebbe oggi la musica di tre quindicenni della Florida imbottiti di sogni di gloria. È un buon modo di approcciarsi ai primi passi di un genio della musica metal, che nel giro di pochi anni codificherà un intero genere, il death metal, rendendo però, allo stesso tempo, impossibile a chiunque qualsiasi tentativo di emulazione. Potremo solo accontentarci di lasciarci ispirare dalla musica di Chuck, la cui mancanza si farà sentire per l'eternità.

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