Dopo l’uscita di alcuni singoli, è la volta del nuovo Ep digitale degli Haken (sarà disponibile anche in formato fisico dal 18 settembre), coprodotto e mixato da George Lever (Loathe, Sleep Token) e con la presenza di Bryan Beller (Joe Satriani, The Aristocrats) e Adam ‘Nolly’ Getgood (Periphery). L’artwork non lascia spazio a dubbi, è un momento duro per la band inglese dopo l’uscita dalla formazione del chitarrista Charlie Griffiths e del bassista Conner Green. La manciata di canzoni che stiamo per commentare nasce per stessa ammissione della band da un periodo di riflessione e di “vulnerabilità” in seguito al cambio di line-up che ha segnato uno spartiacque innegabile nella storia del gruppo prog dopo il successo di Fauna (disco del rilancio uscito nel 2023) e il live dell’anno scorso. Queste le parole della band a proposito del mood che sta vivendo: «That vulnerability gave these songs a weight and purpose unlike anything we’ve created before. Musically, we pushed ourselves into new territory, embracing fresh influences while holding onto the intensity and identity that define this band» (Quella vulnerabilità ha conferito a queste canzoni un peso e uno scopo diverso da qualunque altra composizione del passato. A livello musicale ci siamo spinti in territori inediti, abbracciando influenze moderne restando però al contempo ancorati all’intensità e all’identità della nostra band).
Non aspettiamoci, perciò, nulla di pirotecnico, bensì un’uscita di raccordo tra il passato e il futuro della band ora in cerca di un nuovo e difficile equilibrio. L’opener nonché titletrack è un pezzo di discreta fattura, le dinamiche variano da momenti psichedelici ad altri djent, con incluse parti in growl. La potenza non è mai mancata alla band inglese, in questo caso forse a tratti si eccede. Che dire, poi, della successiva Delirium? Trattasi di pezzo elettronico “spigoloso” che spicca nella breve tracklist dell’Ep, proponendo un sound vicino a una versione dei Muse sotto steroidi e un ritornello orecchiabile e catartico («I want to let go / I need to be free / I want to let go / I have to break free / from this delirium»). Gli Haken sono famosi per aver svecchiato il progressive di marca theateriana con nuove contaminazioni più al passo dei tempi e anche in Delirium ritroviamo la volontà di miscelare stili diversi e la cosa funziona, ma la ricerca di una maggiore commercialità è evidente e questa svolta potrebbe spiazzare per i fan di vecchio corso. I tre minuti di “Eclipsed by You” (song più corta dell’Ep) sono a tratti ipnotici, con testi incentrati sul concetto di dolore interiore: «the taste of your poison / goes straight to my head / cocooning then cracking / I’m seeing blood red». A dare un minimo di carattere al pezzo ci pensano gl’inserti di musica elettronica e pure in questo caso non c’è traccia di assoli di chitarra o affini. Tempi dilatati anche in “Bleeding Sky”, la voce di Jennings è spesso filtrata, i testi lasciano intendere che una speranza di rinascita è a portata di mano: «I’m finding a way to say goodbye / a new day rises from the ashes / finding a way to say goodbye / I’m leaving this false utopia». Nella lunga coda finale ritroviamo il sano progressive di matrice Haken e il cinguettio inserito nei secondi finali è un tocco di stile. Il sipario si chiude con l’interessante “Lotus”, che riprende il concetto della titletrack ma rovesciato di senso: «peeling back the years / I’m moving on / out of the fever dream». Ritroviamo l’accostamento tra clean e growl (gli Opeth ormai sono imprescindibili) e Jennings scandisce due versi pittorici di sicuro fascino: «a silver sky / a chrome dawn».
In a fever dream è in definitiva un’uscita interlocutoria, ma non priva di qualche spunto vellicante. È presto per capire quale sarà il futuro dei nuovi Haken, ma sicuramente ci sarà un grande hype per il loro prossimo full length (così come per il secondo disco in studio dei Temic, band dell’ex tastierista Diego Tejeida). Li aspettiamo a inizio ottobre a Milano e Roma, per confermare il nostro supporto al loro progetto musicale.