Secondo album per gli Iconic, supergruppo hard rock messo in piedi da Frontiers con una line‑up di nomi di altissimo livello. Nathan James alla voce, Michael Sweet e Joel Hoekstra alle chitarre, Marco Mendoza al basso e Tommy Aldridge alla batteria.
Dopo il debutto “Second Skin” del 2022, “II” è arrivato il 31 luglio 2026 per consolidare l’intesa tra questi cinque veterani della scena, definendo meglio una identità sonora che, almeno nelle intenzioni, vuole essere più pesante, diretta e “indubbiamente rock”.
Il disco gioca apertamente sul vocabolario dell’hard rock da arena: riff in primo piano, ritmiche rocciose e una produzione che privilegia impatto e chiarezza, con la coppia Sweet/Hoekstra a fare da motore armonico e solistico.
Il risultato è un sound estremamente curato ma relativamente “semplice”. L’album colpisce per compattezza e mestiere, tuttavia la scelta di restare entro coordinate molto codificate limita un po’ la sensazione di sorpresa, soprattutto per chi - come il sottoscritto - vive da anni dentro questo tipo di linguaggio.
Apre il disco “Cry No More”, primo singolo e rocker adrenalinico che riassume bene la formula Iconic: chitarre taglienti, batteria in spinta continua, chorus costruito per funzionare immediatamente dal vivo.
È uno di quei brani che fanno il loro dovere senza fronzoli. Magari non è nulla di veramente nuovo, ma mostra una band perfettamente consapevole dei propri strumenti, brava a incastrare energia, melodia e senso dello spettacolo.
Sull’altro versante emotivo si colloca “Tears Keep On Falling”, power ballad elettrica che lavora su atmosfere più ampie e su un crescendo studiato per mettere in luce la voce di Nathan James e il dialogo melodico tra le chitarre.
Qui l’album mostra la sua dimensione più “cinematica”: la struttura è prevedibile, ma l’arrangiamento è cesellato con cura e il pezzo riesce a convincere grazie soprattutto alla convinzione con cui il materiale, anche non rivoluzionario, viene portato a casa.
Brani come “All I Want” e “Open My Eyes” spingono poi sul lato più anthemico, con ritornelli espansivi e un songwriting che guarda dichiaratamente al pubblico dei grandi festival e delle arene.
Nella parte centrale, pezzi come “Take Me To The Place” o “Valley Of Lost Souls” mantengono alta la soglia di energia, ma confermano anche la natura monolitica del disco. Chi apprezza uno di questi brani con ogni probabilità si troverà a suo agio con l’intero pacchetto, chi cerca svolte innovative distanti dalla programmazione tipica degli Iconic, potrebbe avvertire una certa ripetitività.
La scrittura di “II” punta più sull’efficacia che sulla profondità. I testi non cercano la frase epocale, ma aderiscono coerentemente all’attitudine del gruppo, lasciando che siano groove, chorus e parti strumentali a parlare.
Da questo punto di vista l’album centra l’obiettivo: è pensato per agganciarti subito e tenerti lì con una sequenza di brani tirati e melodici, magari senza grandi stratificazioni concettuali, ma con uno standard qualitativo costante e senza cadute imbarazzanti.
“II” è, in definitiva, un disco che fa esattamente ciò che promette. Hard rock di alto profilo esecutivo, fortemente orientato al pubblico di riferimento Frontiers e ai fan dei singoli musicisti coinvolti.
Se da un lato si può rimpiangere un pizzico di voglia di osare in più sul piano della scrittura, dall’altro è difficile negare la solidità dell’insieme. Chi vuole un album da ascoltare a volume alto, carico di pezzi da palco e senza troppe complicazioni, troverà in “II” un lavoro coerente, centrato e perfettamente consapevole dei propri limiti e dei propri punti di forza.
https://www.youtube.com/watch?v=g5oEzYUFS50