Ci sono band, nell’empireo HM, difficilmente classificabili. Essere incasellati porta sicuramente dei benefici, in termini di visibilità e popolarità ma soprattutto aiuta tantissimo nel momento in cui, ad esempio per un festival, gli organizzatori debbono stendere un bill. Nulla di male in questo, sia ben chiaro, ci sono gruppi che hanno fatto della coerenza il loro mantra e ovviamente, quindi, ricadono appieno in determinati canoni estetici e musicali per tutto il corso della loro carriera, spesso divenendo dei modelli da imitare o da prendere come riferimento.
Sottolineato quanto sopra, tanto per fare dei nomi, i Voivod hanno caratterizzato la loro parabola artistica all’insegna del cambiamento, mai fine a sé stesso o dettato da motivi legati al business. Non per questo non hanno raccolto ampi consensi, addirittura rendendosi intriganti, nel tempo, anche agli occhi dei die hard dalle regole talebane che li avevano bocciati dopo la loro scelta di abbandonare il Thrash più verace degli esordi.
In casa nostra, senza scomodare altri paragoni, ci facciamo bastare i Vade Aratro. Un gruppo anomalo, insofferente alle regole e fottutamente verace composto da tre buontemponi che operano con il massimo della professionalità e serietà in tutto quello che fanno, ma col sorriso stampato in viso: Marcello Magoni (voce, chitarra, piano, fisarmonica), Federico Negrini (basso, voce) e Riccardo Balboni (batteria, voce).
La scelta di allegare ad alcuni dei loro lavori dei rametti di gramigna è emblematica, in termini di autoironia applicata, della quale dispongono a piene mani. Nei detti popolari e nei proverbi italiani, infatti, la gramigna (un'erba infestante estremamente tenace e difficile da estirpare) è quasi sempre simbolo di negatività: cattiveria, persistenza del male o persone fastidiose e invadenti onnipresenti nel rompere i marroni al prossimo. La saggezza contadina l'ha trasformata in una metafora perfetta proprio a causa delle sue caratteristiche biologiche: cresce ovunque, resiste alla siccità e possiede radici profonde che, anche se tagliate, rigenerano continuamente la pianta.
Tornando agli Aratri, è di questi giorni l’uscita del loro quarto full length, intitolato I Racconti del Macero, oggetto della recensione, licenziato sotto l’egida della fida Andromeda Relix. Dieci pezzi in lingua italiana che rendono ancor più variegata la proposta del gruppo di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, nel cuore dell’Emilia Romagna.
Si parte dall’heavy metal nudo e crudo di “Warlord” per arrivare a “Fifty”, traccia che pare fuoriuscita dal classico cantautorato italiano degli anni Ottanta, passando attraverso il metallo melodico profuso dentro “Nel Tempo della Canapa” e quello più fragoroso espresso in “Panzer”. A collegare tutti dieci i pezzi un antico fil rouge annodato su quanto costruito dal rock italiano negli ultimi decenni.
Particolare importanza, vista la facilità di fruizione data dall’utilizzo della lingua madre, la rivestono i testi, capaci di solleticare la natura contadina - ma estendendosi anche oltre - che fino a qualche decennio fa caratterizzava fortemente la storia del nostro Paese. Altro che AI! Il macero è un piccolo stagno creato artificialmente nella campagna della Pianura Padana che sino alla metà del secolo scorso serviva per la lavorazione e macerazione della canapa, tutte le storie ad esso legate rappresentate dentro il disco sono ambientate nel 1996.
Registrato in presa diretta, I Racconti del Macero mostra tutte le caratteristiche in positivo della cosa (spontaneità, dinamismo, improvvisazione) ma sconta la mancanza della botta che spesso ci si attende dalle produzioni odierne. Le fasi di mastering sono state curate da Michele Luppi, dei Whitesnake e Vision Divine.
Ad accompagnare il prodotto un libretto con tutti i testi scritti su una serie di suggestivi fogli anticati nonché preventivamente pasticciati riportanti appunti sparsi, insulti vari, disegnini, slogan e loghi di varie band: Death SS, The Doors, Tyrant (USA), Pestilence, Gamma Ray, Rage, Fifth Angel.
Fuori dal coro.
Stefano “Steven Rich” Ricetti