Copertina di How To Cast A Shadow dei North Sea Echoes
Recensione Progressive · Album

North Sea Echoes How To Cast A Shadow

di Roberto Gelmi 2 Agosto 2026 - 12:00
Tipologia
Album
Genere
Progressive
Nazione
Stati Uniti

How to Cast a Shadow è il secondo album dei North Sea Echoes, il progetto alternative/progressive rock nato dalla collaborazione tra il chitarrista Jim Matheos e il cantante Ray Alder (entrambi storici membri dei Fates Warning). Il disco è stato pubblicato il 24 luglio 2026 via Metal Blade Records. A distanza di due anni dal debutto Really Good Terrible Things, questo nuovo lavoro espande ulteriormente l'identità artistica del duo, che in certi comunicati stampa viene definito “atmospheric guitar-driven rock sound”. Rispetto al precedente album, How to Cast a Shadow presenta sonorità complessivamente più pesanti, oscure e corpose e ovviamente viene meno l’effetto sorpresa del 2024. Diversi brani vedono inoltre l'impiego della batteria acustica suonata da Dennis Leeflang, una scelta che conferisce maggiore dinamismo e spinta ritmica ai pezzi rispetto alle atmosfere più rarefatte degli esordi. I testi affrontano temi profondi legati alla speranza, al dolore e alla consapevolezza, il tutto sorretto dal caratteristico stile chitarristico di Matheos e dalla voce inconfondibile di Alder. Veniamo allora alla tracklist per capire se è un disco riuscito o meno.

“A Time of Innocence and Purpose” è un opener di sicuro fascino, non c’è metal, né rock, bensì musica mesmerizzante che punta su un arrangiamento elettronico e la voce umana troppo umana di Ray Alder. “Enjoy the View” è il singolo di lancio del disco e la scelta non è casuale, trattasi di brano catchy a tinte metal molto orecchiabili (per certi versi non siamo lontani da quanto proposto dagli ultimi Evergrey con “Leaving The Emptiness”). Dopo la ballad minimalista “Good Enough”, troviamo un altro degli highlight del platter. “I'll Leave a Light On” è quanto di meglio questo progetto possa regalare ai fan dei Fates Warning: siamo lontani dai fasti della band del Connecticut, ma bisogna sapersi accontentare e rintracciare le “braci” che permangono di quel passato glorioso. “All Fall Away” propone di nuovo il connubio tra elettronica e refrain ipermelodico, mentre “Revenge” è forse il pezzo più commerciale in scaletta. “Villains or Saints” non aggiunge molto a quanto sentito fin qui in tracklist, vale lo stesso per i tre minuti autunnali di “What Is and What Was”. Va meglio con “All that Comes After”, pezzo grintoso che prepara la giusta atmosfera per la title track posta in chiusura. “How to Cast a Shadow” è il brano più lungo dell'album, supera i sei minuti e scorre magicamente dall’inizio alla fine lasciando l’ascoltatore in uno stato di grazia. Non poteva esserci finale migliore.

Non è facile descrivere le emozioni che suscita la musica dei North Sea Echoes, si va dalla malinconia a un senso di sollievo psichedelico, senza dimenticare la rabbia innescata dagl’inserti di chitarra elettrica e la raffinatezza di quelli di musica elettronica che ricordano i migliori OSI (progetto di Matheos e Kevin Moore). A questo aggiungete anche la dose di spensieratezza presente nei ritornelli più melodici e avrete le coordinate di massima per approcciare questo disco. Vedremo in futuro se Matheos saprà ancora regalare grande musica, per ora questo progetto potrebbe essere un’ottima via di mezzo.

https://www.youtube.com/watch?v=sbXCX_P617k

Carico il prossimo articolo