
Nel campo del metalcore non è cosa di tutti i giorni rigirare fra le mani un concept-album, poiché in genere il lavoro si sviluppa grazie a singole storie sui più disparati argomenti. Così non è per i Tyraels Ascension che, con il secondo full-length in carriera, "Grave Seeker", raccontano le avventure un angelo, Tyrael, che discende su una Terra distrutta per aiutare il suo disperato popolo nella lotta contro i demoni.
Metalcore duro, massiccio, possente. Alla maniera americana, che quasi rifugge dal metalcore melodico, più tipico di Nazioni quali Germania, Regno Unito e Paesi nordeuropei. Nonostante ciò, infilati in mezzo a un sound pesante e potente, brillano i ritornelli cantati a voce pulita da Alex Theesen. Riportando il sound stesso entro i binari di un genere duro a morire ma che, al contrario, propone band di livello assoluto come, per esempio, gli svedesi Imminence; gruppi sempre capaci di proporre sempre qualcosa di nuovo, di moderno.
E i Tyraels Ascension lo fanno sia a livello testuale, come visto, ma anche musicale. Portando al massimo l'ampiezza della forbice che indica da una parte la melodiosità, dall'altra la rudezza. Un'antitesi sviluppata in maniera pressoché perfetta da Theesen e soci, artefici di uni stile altrettanto perfettamente formato, adulto, dal taglio totalmente professionale.
Oltre a lui, bravissimo vocalist in grado di affrontare la parte mediante delle harsh vocals da enciclopedia del metal, intersecate da segmenti in voce pulita non sempre coincidente con i chorus ("The Serpents Demise"), fanno bella mostra di sé i due chitarristi Sean Searls e Kevin McNeil. Anch'essi assai valenti nel costruire l'intelaiatura delle tracce mediante una selva di riff granitici, rocciosi. Che assieme al tuono del basso di Adam Bodkin e il drumming agile e articolato di Brandon Dorman, realizzano un muro di suono le cui tre dimensioni sono quasi senza fine.
Senza sminuire la fatica degli altri, sono proprio Searls e McNeil a costituire la parte dorata del combo statunitense, grazie a un'infinita moltitidine di ricami, orpelli e assoli da guitar-hero ("No "End in Sight", "Search for the Cure"). Un surplus melodico che aumenta esponenzialmente la capacità dei Nostri di fare prigionieri in virtù di ganci melodici che, come un'esca per un pesce, risultano irresistibili agli amanti, ma non solo, di questo genere.
Ecco che, allora, spuntano fuori dal cilindro singoli episodi dall'altissimo valore tecnico/artistico, come la splendida "Ethereal", vero esempio di come debba essere costruito un suono e poi una song per dar vita a del metalcore di primissimo livello. Metalcore perfettamente al passo con i tempi, anzi leggermente avanti a ciò che propongono generalmente gli altri act in materia. E attenzione a non confonderlo con il modern metal, discendente alla lontana del melodic death metal; mentre in "Grave Seeker" bruciano le ferite aperte dall'affilatura di un sound acuminato, tagliente, rifinito con il bisturi, derivante, principalmente dall'hardcore nel suo processo di addolcimento.
Forse lo stile del disco è non quanto di più originale si possa trovare in giro al giorno d'oggi. E sin qui nulla da eccepire. I brani, invece, costituiscono la vera forza del combo di Olympia, baciato da un talento compositivo fuori dalle righe, fuori dagli schemi. Talento che gli consente di dar vita a canzoni leggendarie, ricchissime di particolari da scoprire a poco a poco. Perché occorre tempo, per mandare a memoria i dodici episodi dell'LP, della durata di quasi un'ora.
E quando il punto di forza di una compagine sono proprio le canzoni, allora si è davanti a un'opera di gran classe, avente nel DNA quel quid in più per differenziarsi dagli altri per via di un songwriting che nasce dal cuore e si sviluppa nell'anima ("Tyraels Curse"). Insomma, davvero bravissimi, questi Tyraels Ascension.
Consigliati caldamente a tutti, nessuno escluso, assieme al loro epico "Grave Seeker".
Daniele "dani66" D'Adamo
https://youtu.be/wsbqaOS5IXM?list=OLAK5uy_kH0Hae2_ofM_xx__uE_84KAZoYd9E67fU