
Sin dalla loro nascita, avvenuta nell'ormai lontano 1990, i Sigh si sono proposti come una band di black metal che, invece di scimmiottare la pletora di act stranieri praticanti il medesimo genere, hanno subito proposto uno stile del tutto personale, profondamente radicato nelle tradizioni del popolo giapponese.
Come dire: «finalmente noi non copiamo più voi, e voi non riuscirete mai a copiare noi». Questo concetto di base, che si trova immerso nelle fondazioni che supportano la struttura musicale del combo nipponico, ha consentito a quest'ultimo di sviluppare in modo autonomo una produzione discografica assai cospicua ("Goh-Ka", l'ultimo arrivato, è il quattordicesimo elemento di una lughissima lista). Produzione discografica tesa a migliorare, di volta in volta, la declinazione dell'originale black metal in quella che oggi si definisce avantgarde. Uno splendido cammino evolutivo, retaggio di musicisti preparati tecnicamente ma soprattutto con la mente ben disposta ai cambiamenti.
Musicisti formidabili. Guidati dal mastermind, nonché unico superstite della formazione originaria, Mirai Kawashima che, oltre a cantare, oltre alle tastiere e flauto, suona una notevole quantità di strumenti tradizionali (Shinobue, Shakuhachi, Koto, Hichiriki, Taishōgoto, Sheng, Hulusi, Shruti Box). Del resto, l'importanza del combo di Tokyo a livello internazionale si evince facilmente dalla presenza, come coadiutori, del batterista Mike Heller (ex Fear Factory, Malignancy, Raven), del bassista Frédéric Leclercq (Kreator) e infine da Mikael Åkerfeldt (Opeth).
Non può non mancare la descrizione delle tematiche del full-length, senza la quale si perderebbe una gran parte della visionarietà del full-length stesso. "Goh-ka", racchiude tre significati: *Gōka* (業火), il fuoco infernale che brucia i peccatori. *Gōka* (劫火), l'immenso incendio che distrugge il Mondo alla fine dei tempi. *Gōka* (業果), il karma. Il tema principale che permea l'LP è il *Kusōzu*. Si tratta di una serie di dipinti o illustrazioni buddiste che raffigurano le nove fasi di decomposizione del corpo umano dopo la morte, realizzate per favorire la meditazione sull'impermanenza della vita, sull'inevitabilità della morte e sul distacco dalla bellezza fisica e dagli attaccamenti terreni. Esse mostrano apertamente la cruda realtà secondo cui, a prescindere dalla propria bellezza, prima o poi si morirà e il corpo andrà in decomposizione.
Detto questo, la musica. Assai variegata nel suo incedere dall'opener-track "想詩其ノ一、二、三 (Kuso-shi 1, 2, and 3)" alla lunga suite finale che chiude il discorso e risponde al titolo di "九想詩其ノ八、九/滅諦寂静 (Kuso-shi 8 and 9 / Mettaijakujo)". Scorrendo le varie canzoni, si trova un po' di tutto. Ma attenzione, legato strettamente ai dettami stilistici inventati da Mirai Kawashima. C'è l'hit (sic!) "運否天賦 (Unputenpu)" che, malgrado trapanerà il cranio per un bel po' di settimane diventando una sorta di tormentone, non deve indurre all'errore che "Goh-Ka" sia un'opera facile. Non mancano, infatti, furibondi attacchi eseguiti con la potenza dei blast-beats ("地獄草子其ノ一、雲火霧処 (Jigoku-Zoshi 1: Unkamusho)", trascinati da riff portanti così potenti e travolgenti da sollevare un carro armato. Così, non mancano pesanti richiami all'avantgarde ("人面獣心 (Jinmenjushin)"). Che di fatto, tirando le somme, è la foggia musicale in cui, ormai, sono definitivamente confluiti Kawashima e compagni.
La forza del ridetto "Goh-Ka" è quindi quella di regalare a chi ascolta un'ora di musica di altissimo livelli sia esecutivo, sia artistico. Soprattutto, assaporando quest'ultimo, si possono immaginare i profumi della campagna giapponese osservata in epoca antica, in cui le dolci colline erano ricoperti da sterminati alberature, morbidamente profumante, nonché ruscelli di acqua limpida e pura, prati di erba verde ovunque. Ancora una volta, insomma, si assiste a un ossimoro perfettamente elaborato e centellinato nelle sue note opposte.
"Goh-Ka" è un album che scava nella profonda tradizione delle primordiali credenze del Giappone sia arcaico, siano moderno. Lo fa con una grande esplosione di musica che permea l'etere sino a riempirlo, in modo che le menti più aperte ne possano guardare - a occhi chiusi - le meravigliose storie raccontate dai Sigh.
Impossibile non averlo.
Daniele "dani66" D'Adamo
https://youtu.be/Nddw0Ud2eTE?list=OLAK5uy_mq0umg241-ueLGHlifJNIJ28f41x86Dyo