Copertina di Generection dei Coreleoni
Recensione Hard Rock · Album

Coreleoni Generection

di Fabio Vellata 15 Settembre 2026 - 10:00
Band
Coreleoni
Tipologia
Album
Genere
Hard Rock
Nazione
Svizzera

Nati nel 2017 per iniziativa di Leo Leoni, storico chitarrista e fondatore dei Gotthard, i CoreLeoni hanno dapprima recuperato il repertorio primigenio della band svizzera, per poi trovare gradualmente una fisionomia autonoma. "Generection", quarto album in studio e secondo con Gent Bushpepa al microfono, sancisce con decisione questo passaggio. Non un disco infarcito di nostalgia e radicato solo nel passato, ma un un buon album di hard rock classico che prova a rimanere ben saldo nel presente con strumenti antichi — riff, ritornelli, groove e una sana dose di "volume".

L’apertura affidata a “Last Goodbye” mette subito in chiaro le coordinate: chitarre corpose, melodia ben esposta e una voce che non cerca l’imitazione del passato. “Generation Rock”, singolo e manifesto programmatico, è invece l’episodio più esplicito nel celebrare la fede nel rock. Efficace, diretto, forse persino prevedibile nel suo slogan, ma sorretto da un ritornello che fa il proprio dovere.

Il disco dà il meglio quando Leoni evita di inseguire formule troppo ovvie. “Howling At The Moon” spinge sull’acceleratore con un andamento più ruvido e nervoso, mentre “Believe” e “Vision” lasciano respirare la componente melodica, mostrando come i CoreLeoni sappiano ancora costruire canzoni prima che semplici veicoli per riff. “I’m Afraid I’m In Love” e “Yearning” riportano il baricentro verso un hard rock più sentimentale, terreno sul quale Bushpepa si muove con disinvoltura e personalità.

Merita una menzione anche la parte conclusiva: “Sunshine” e “Sister Moon” smorzano l’enfasi muscolare senza perdere coerenza, introducendo un colore più arioso e lasciando alla melodia il compito di fissarsi in memoria. È proprio in questi passaggi meno scontati che il quartetto mostra il proprio volto migliore, evitando di ridursi a una raccolta di slogan da giubbotto di pelle e allargando con misura la tavolozza del disco.

Non tutto colpisce allo stesso modo: “Sex On The Beach” e “Rock’n’Roll Rebel” pagano un immaginario volutamente stereotipato e una scrittura meno ispirata. Tuttavia, Generection resta un lavoro compatto, suonato con convinzione e privo di sovrastrutture superflue. Nessuna novità in buona sostanza, zero invenzioni in un genere che, in effetti, vive di coordinate classiche e iper consolidate. Ma nemmeno, è evidente, Leo Leoni e la sua band ne hanno mai avuta la volontà.
I Coreleoni piuttosto, preferiscono ricordarci che, se affidato a musicisti credibili e a brani solidi, l’hard rock può ancora avere muscoli, cuore e una ragione d’essere.

https://www.youtube.com/watch?v=sFFMb7cur4c&t=6s

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