Con il loro terzo lavoro in studio, "Following Omens", i texani Semper Acerbus mettono a segno una prova di maturità netta, dimostrando di saper maneggiare il panorama metalcore moderno con spessore tecnico e un'ottima visione d'insieme. La formazione, guidata dalla voce di Nelson Acerbus, dalle chitarre di Jaime Vargas e Joe Dragich, dal basso di Sammy Farhat e dai ritmi di Tyler Thomas, mette a frutto gli anni passati sui palchi d'America per sfornare un disco cupo, coeso e privo di cali di tensione.
L'apertura affidata a "Suffering Awaits" mette subito in chiaro le intenzioni della band, superando i confini classici del genere. Il pezzo strizza l'occhio al symphonic death metal e alle atmosfere gotiche, sorretto da tastiere inquietanti, riff affilati e un uso massiccio di blast beat; la scelta di rinunciare al cantato pulito ne aumenta l'impatto distruttivo, fermandosi solo un passo prima del deathcore. Con la successiva "Unwanted", la band passa a un'anima più d'impatto ed energica, dove un'apertura di stampo groove-metal spiana la strada a un ponte in voce pulita e a chitarre soliste di grande respiro, trasformando il pezzo in un inno liberatorio da cantare a squarciagola. La varietà stilistica emerge con forza in "One Day At A Time", che parte con un intro malinconico di chitarre acustiche e synth glaciali per poi esplodere in una ritmica martellante condita da inserti djent. A chiudere il primo blocco c'è "The Gallows", un tributo al metalcore dei primi anni 2000 arricchito da chitarre affilate e un tappeto di tastiere che aggiunge profondità alla struttura.
A dividere il disco interviene "Alluring Vendetta", un interludio strumentale di sessanta secondi che concede una pausa tattica senza spezzare l'atmosfera. La seconda metà riparte a tavoletta con "Archangel", brano che punta su assoli complessi e un growl feroce incentrato su liriche nichiliste, seguita dall'aggressività di "Wounded", capace di mostrare una perfetta padronanza delle transizioni tra technical metalcore e momenti di pura melodia. La cura dei dettagli emerge chiaramente negli episodi finali con "Torn Inside" che arricchisce la trama di chitarre con brevi campionamenti e inserti parlati, mentre "District Coward" si scaglia con violenza attraverso passaggi quasi downtempo e assoli fulminei.
"Following Omens" si dimostra un lavoro capace di conquistare da subito e di svelare nuove qualità ascolto dopo ascolto. I Semper Acerbus dosano con grande intelligenza l'impatto dei riff e la ricchezza degli arrangiamenti, schivando i soliti stereotipi del genere attraverso strutture dinamiche e una produzione attenta a ogni dettaglio. Il risultato è un disco estremamente solido, che attesta la piena maturità artistica della formazione texana.
